LA TORRE DI...ARGILLA
La mia storia, come quella di Keti mia moglie, rappresenta l'esperienza di tanti, nella ricerca di una verità umana cui l'uomo può entrare solo se prima comprende che é Dio a rivelarsi a noi; per poter finalmente giungere a quella grande esperienza di pace con Dio tramite un personale rapporto con Cristo.
Illuminante in questo senso l'affermazione di un eminente storico che scrisse: "In questo universo misterioso c'é un'unica cosa di cui l'uomo può sentirsi certo l'unica certezza é che l'uomo non é sicuramente la presenza spirituale più grande…e il fine dell'uomo é quello di cercare la comunione con la presenza che è dietro e oltre i fenomeni e di cercarla prefiggendosi lo scopo di mettere il suo "io" in armonia con la realtà assoluta dello Spirito".
Sono originario di Mirabella Imbaccari in Sicilia; paese che vive nel perenne tentativo di trarsi fuori da quello che é il problema del mezzogiorno d'Italia, ma che come tutto il sud denota quella religiosità popolare caratterizzata dal calore umano dei suoi abitanti.
Nato nel 1972, figlio di emigranti, trascorsi la mia infanzia nella semplicità, con i nonni materni; su quella strada (Via Stradonello) cui si gode un magnifico panorama, posta su quel "ermo colle"che rievoca in me ricordi di leopardiana memoria.
La fanciullezza vissuta con intensa spiritualità cattolica, mi recò un amore per Cristo e una passione per lo studio della Sacra Scrittura che non sì dipartì più nella mia vita.
Con rimpianto, nel 1987 fui costretto anch'io ad emigrare in Germania.
Una "diversa" ricerca di Dio, mi portò nel 1989 ad entrare nell'organizzazione dei Testimoni di Geova, divenendone un membro effettivo.
Lo studio e la meditazione della Parola di Dio senza alcun preconcetto, mi rivelarono ben presto quanto umana fosse la concezione che i Testimoni di Geova avevano di tutto ciò che riguardava la storia della Salvezza, e quanto arbitraria fosse la loro interpretazione della Bibbia (Rom. 1: 21).
Giunse cosi inevitabilmente la crisi spirituale che si sarebbe protratta per anni.
Nel 1995 sposai Keti.
Con lei ho condiviso le mie gioie e le mie perplessità. La sua spiccata personalità ed il suo amore verso il prossimo, mi ha insegnato la bellezza del "vivere" l'evangelo.
Col passare degli anni la crisi spirituale divenne insostenibile, aggravata da una malattia che provocherà a Keti dei persistenti dolori addominali.
La mancanza di sostegno sia umano che spirituale da parte dei membri della congregazione cui facevamo parte, con la certezza scritturale che il posto in cui ci trovavamo non era quello giusto, ci portò ad implorare Dio affinché si facesse trovare.
Pur nella consapevolezza che usciti dall'organizzazione tutti gli ex fratelli ed amici ci avrebbero abbandonato, era già maturata in noi la certezza che il Signore non lascia coloro che lo cercano (Sal. 9: 9-10).
Condividevamo ormai pienamente l'espressione dell'apostolo Paolo di "non andare oltre a ciò che è scritto" (I Cor. 4: 6), poiché la nostra fede deve essere basata sulla potenza di Dio e non su quella degli uomini (II Cor. 2: 1-5).
Nessun uomo può porsi a guida della verità (Gal. 1: 8), ed il fatto che molti dicono di saper spiegare meglio la Bibbia, il più delle volte porta ad interpretazioni erronee (Ef. 4: 14).
Nella certezza che il Signore ci chiamava al suo ovile, alla fine del 1999 entrai nella piccola comunità di Walheim, (appartenente alla chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale italiana di Heilbronn affiliata alle C.C.I.N.E.), assistendo per la prima volta ad un culto pentecostale e sentendomi per la prima volta attestare dallo Spirito Santo d'essere figlio di Dio (Rom. 8.12-17).
Keti dopo un breve periodo di titubanza entrò per la prima volta nella comunità di Heilbronn ricevendo la stessa testificazione da parte dello Spirito, attraverso la guarigione e la "nuova nascita".
Dopo qualche settimana sperimentammo entrambi il battesimo dello Spirito Santo evidenziato dalla glossolalia (parlare in altre lingue) e qualche mese dopo, ovvero il 29 Gennaio del 2000 stipulammo il patto col Signore attraverso il Battesimo in acqua.
Ora tra gioie e difficoltà, continuiamo a servirlo con tutto il cuore.
Per molti la verità é un'affermazione scritta o un concetto mentale, ma Gesù ha detto: "Io sono la verità"(Giov. 14: 6).
La prima cosa che tutti devono fare é conoscerlo sempre meglio.
La Bibbia promette un "Consolatore"(Giov. 14: 16; 16: 13-14; I Cor. 2: 14) la cui missione é guidare verso la verità.
Ci uniamo perciò a quel gran pensatore dell'antichità che scrisse:
"GRANDE SEI SIGNORE, DEGNO DI SOMMA LODE, grande é la tua potenza, senza limiti la tua sapienza.
L'uomo vuol cantare le tue lodi, l'uomo, particella della tua creazione, che porta seco il peso della sua natura mortale, del suo peccato, la certezza che tu resisti ai superbi.
Eppure l'uomo, particella della tua creazione, vuol cantare le tue lodi.
Tu lo sproni, affinché gusti la gioia del lodarti, POICHÈ CI HAI CREATI PER TE E IL NOSTRO CUORE NON HA PACE FINO A CHE NON RIPOSI IN TE."
Massimiliano & Keti Chiarello
Versetti tradotti erroneamente nella
TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO
dei Testimoni di Geova
Giovanni 1: 1
In Giovanni 1: 1 il termine greco per Dio non è preceduto dall'articolo determinativo.
L´articolo determinativo è omesso in virtù di una regola della grammatica greca: quando il predicato nominale precede il verbo, non richiede l´articolo determinativo. L´ordine delle parole greche dell'ultima frase di Giov. 1: 1è il seguente: "Dio era la Parola" (theos en ho logos). Il soggetto della frase è" la Parola", il verbo è "era" e il predicato nominale è "Dio". Di solito il predicato nominale segue il verbo, ma in questo caso lo precede e dato che lo precede non è necessario alcun articolo.
Quando uno scrittore greco voleva mettere in risalto la qualità della persona o della cosa che grammaticalmente occupava il posto del predicato nominale, usava questa costruzione: predicato nominale e verbo anziché verbo e predicato nominale. Questo è quanto ha fatto Giovanni per mettere in rilievo il fatto che la Parola (Cristo) possiede la qualità della Deità.
Questo principio fondamentale della grammatica greca quindi sostiene la divinità di Cristo è non dà alcun sostegno alla traduzione "la Parola era un Dio".
Come dimostrato questo versetto mette in evidenza la qualità divina della Parola.
Si può notare la contraddizione in cui cade la pubblicazione dei Testimoni di G. "Perspicacia nello studio delle scritture vol.I pag.1062" dove afferma che ho theos si riferisce solo al Padre, eppure a pag. 1063 spiega che in Giov. 20: 28, Tommaso chiama Gesù ho theos.
Tito 2: 13
La regola grammaticale (Granville-Scharp) dice proprio: "Quando la congiunzione e unisce due nomi nello stesso caso, se l´articolo precede il primo nome, quest'ultimo si riferisce sempre alla stessa persona che è descritta nel primo nome (es. I Pietr.2: 11; II Pietr.1: 11; 2:20; 3:2,18).
Quando in II Pietro 1:2 vuol distinguere Gesù da Dio, si serve di un diverso ordine di parole. Se grande Dio non fosse riferito a Gesù, dovremmo avere nel testo greco almeno un articolo prima di Salvatore, articolo che è omesso quando i diversi sostantivi si riferiscono ad un'unica persona.
II Pietro 1:1
La frase è identica ad II Pietro 1:11 eppure nella traduzione del nuovo mondo è inserito "e del".
Confrontare il vers. 1 con il verso. 2 non ha senso perché, il vers. 2 volendo esplicitamente distinguere Gesù da Dio Padre, si serve di un diverso ordine di parole. La composizione sintattica di II Piet.1:1 è uguale a Tito 2:13 ed ad II Pietro 1:11.
Colossesi 2:9
Theotetos è la forma genitiva di Theotes, che vuol dire Divinità (Deità) non qualità divina. La frase significa la totalità delle perfezioni e degli attributi propri della natura stessa di Dio.
Filippesi 2:6
Yparchon significa "essendo" non "esistesse" come nella TNM.
Romani 9:5
Nelle dossologie indipendenti di solito "benedetto" (eulogetos) occupa il primo posto della frase in quanto nome del predicato; qui si trova al sesto posto. Inoltre supponendola dossologia essa non offre nessun legame sintattico con ciò che precede, mentre le altre dossologie di Paolo ordinariamente hanno tale legame. È da notare che in altre casi Paolo impiega ordinariamente il nome con l´articolo "il Dio",mentre qui l´articolo si riferisce direttamente al participio che segue (l `esente) e solo mediante a Dio. Tenendo presente l´ordine "ho on" suggerisce Cristo (Rom.10:12-13).
Romani 10:12-13
In nessun manoscritto antico si trova il tetragramma in questo passo. Si dice solo che chiunque invoca il nome del Signore (Kyrios) sarà salvato.
Lo stesso vale per: At. 7:59-60; I Cor. 4:4,5; I Cor. 10:9; II Cor. 3:12,18; I Cor. 2:16; Col. 3:18-25.
Luca 23:43
Se Luca ha voluto esprimere il significato dato dalla TNM, non avrebbe scelto questa costruzione, inoltre la parola"oggi"è in sostanza superflua se la s'interpreta come indicazione di tempo riferita al momento in cui Gesù parla.
Matteo 27:53
"E delle persone" non esiste nel testo originale, in più rende il testo incomprensibile.
Filippesi 1:23
Partenza (dipartita).Qui si è reso in modo sbagliato l´infinito aoristo forte attivo verso il verbo greco "analuo" (analysai) col sostantivo "Liberazione".
Segue un elenco d'altre Scritture che la TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO traduce in modo sbagliato.
Si consiglia di confrontare questi versetti con traduzioni bibliche d'indole scientifica e che evitano sia parafrasi sia equivalenze dinamiche.
Col. 1:15-16
I Tess.5:23
Ebr.9:27
Giov.14:14
Giov. 15:4-5
Giov.17:23,26
Efes.3:19
Ebr.12:23
Is.26:14-19
Giov.14:10
I Cor.13:10
I Cor.15:29
Matt.25:46
Matt.10:28
II Tess.1:9