UN LAVORO DA PORTARE A TERMINE

di Carmine Lamanna

 

 

“Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono dappertutto innalzate fino a metà altezza; e il popolo aveva preso a cuore il lavoro(Neemia 4:6).

 

Il libro di Neemia, originariamente costituiva un tutt’uno con il libro di Esdra. Nella versione dei 70 i libri sono stati divisi, ma per una completa comprensione degli avvenimenti è importante conoscerli entrambi. Esdra e Neemia furono contemporanei e collaborarono con ruoli diversi alla restaurazione di Gerusalemme e del suo popolo. Gli avvenimenti possono essere come di seguito specificati:

·  539 a.C. Ciro lascia libero il popolo di ritornare e ricostruire il tempio (Esdra 1:1-4).   

·  538 a.C. Zorobabele parte alla volta di Gerusalemme con 42.360 persone

·  515 a.C. Il Tempio è ricostruito

·  458 a.C.  Esdra ritorna con aiuti per la ricostruzione del tempio (Esdra 7:11-13) e 1755 persone.

·  445 a.C. Neemia ottiene il permesso di ricostruire la città (Neemia  2:1-5 ) il 14 marzo 445 a.C. le mura vengono riedificate in 52 giorni!

Nehemia fa parte del terzo gruppo che rientrò a Gerusalemme dopo Esdra e Zorobabele. Dopo i 70 anni d’esilio profetizzati, grazie all’editto di Ciro, gli ebrei possono tornare in patria (Geremia 25:1-12; 29:10-14). Purtroppo, solo una minoranza sceglie di ritornare nel paese dei loro padri (che molti di loro non avevano mai conosciuto). Qualcuno ha ipotizzato che nella deportazione vivessero dai due ai tre milioni di ebrei. Incredibilmente meno di 50.000 ebrei presero la via del ritorno e della libertà. Sono passati 94 anni dal decreto del re Ciro – 164 anni dalla distruzione di Gerusalemme, la quale è ancora una città fantasma – distrutta – “le mura in rovina le porte consumate dl fuoco”.

Durante le crisi più profonde che il popolo di Dio affronta, il Signore ha sempre degli uomini disposti a tutto, pronti ad impegnarsi per la Sua opera, a lavorare per lui: Neemia è fra questi. La figura di Nehemia è vicina a noi più di quanto immaginiamo ed è ricca di insegnamenti spirituali. Dalla sua vita impariamo almeno cinque lezioni:

1. Nehemia ha interesse per l’opera di Dio.

3. Neemia prega per cominciare il lavoro per Dio.

5. Neemia combatte lo scoraggiamento vero nemico dell’opera di Dio.

4. Neemia si unisce ad altri per cominciare l’opera di Dio.

5. Neemia porta a termine il lavoro: l’opera di Dio è completata.

 

1. NEHEMIA HA INTERESSE PER L’OPERA DI DIO

A qualcuno fu chiesto: “Mi sapresti dire quali sono i due problemi maggiori che assillano il mondo?”. La risposta fu: “Non lo so, e non m’interessa”. Questo sintetizza la precaria situazione d’indifferenza che oggi v’è nel mondo.

La storia biblica c’informa che Neemia era un ebreo portato prigioniero in Persia e viveva a Susa la residenza reale dei monarchi persiani. Era coppiere del re, un’alta carica in quel tempo importante, perché poteva parlare con il re e avere con lui una certa intimità Egli aveva il compito di degustare il vino e le vivande del re per accertarsi che non fossero stati avvelenati. Diciamo che la sua vita era dedicata a preservare la vita di un altro. Per il suo lavoro, Neemia viveva comodamente nel palazzo reale, ma né il successo né la vita comoda del palazzo lo avevano traviato.

Lo storico ebraico Giuseppe Flavio, scrive che una notte, mentre Neemia camminava fuori del Palazzo reale, sentì alcuni parlare nella sua lingua Ebraica. Fermandosi con questi, riconobbe suo fratello carnale e da lui fu informato circa la città di Gerusalemme Neemia 1:1-3.

L'attitudine di Neemia non era: “Non lo so e non m’interessa”; egli aveva a cuore Gerusalemme, la città di Dio, la città della pace! Forse suo padre Acalia gli aveva descritto la città e la gloria del tempio di Salomone. Neemia pertanto appartiene a quelli che “benché non hanno veduto hanno creduto” Giovanni 20:29.

1Pietro 1:8: “Benché non l'abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa”.

Neemia fece delle domande. “Io li interrogaiNeemia 1:2,3.

Ciò che Neemia ascoltò, toccò il suo cuore Neemia 1:4.

I verbi “Sedere –Piangere – Digiunare – Pregare”, indicano lo stato d’animo di Neemia e il suo interesse per l’opera di Dio. Ma egli non si limita a questo: va oltre. La sua non è stata una risposta emotiva alla notizia che la gente che viveva a Gerusalemme era ridotta in povertà e le porte della città erano bruciate dal fuoco. Egli ha un vero interesse per l’opera di Dio, infatti, quattro mesi dopo la notizia da parte di suo fratello Anani, il suo cuore era ancora triste Neemia 2:1,2.

Il cuore di Neemia essendo un cuore compassionevole era pervaso di tristezza per la situazione del suo popolo e della sua città, tanto che non riusciva più a nasconderla agli altri nemmeno al re Artaserse. Da notare che in quel tempo non era solitamente tollerata una presenza dimessa o triste di fronte al sovrano che nella maggior parte dei case era ritenuto un semidio. Il solo stare davanti a loro, doveva essere considerato per forza fonte di gioia e letizia ed ogni forma di tristezza era considerata un insulto al re stesso…da qui quell'attimo di “grande paura”, ma nel giro di un minuto la situazione cambia Neemia 2:3-8.

La compassione di Neemia, l’interesse per i suoi fratelli e per l’opera di Dio, sono una scuola per noi. Egli aveva un “peso” per l’opera di Dio. Allo stesso modo, il credente nato di nuovo, deve mostrare interesse per Dio e per la Sua opera. Nessun credente può essere “neutrale”, ma tutti devono essere come Neemia: “Interessati per l’opera di Dio” Neemia 2:20.

C’è tanto da fare per l’opera di Dio. Nel Suo campo non esiste la disoccupazione, ma ciò di cui c’è bisogno è l’interesse, l’amore per l’opera di Dio. E’ triste a volte vedere i credenti impegnati allo spasimo per tante cose umane, mentre la messe è grande Luca 10:2.

Neemia passa “dal dire al fare” e questo ci parla della fede in azione Neemia 2:9.

La visione della sua fede inizia a divenire una realtà. Neemia arriva in Palestina dai governatori oltre il fiume (Eufrate). In 9 parole viene liquidato un viaggio di circa 1200 Km e con i”mezzi” del 4° secolo a.C. Nessuna durata e nessuna distanza avrebbe mai spaventato il suo cuore perché tempi e distanze  vengono ridimensionati dal vero amore …e Neemia amava Gerusalemme ed i suoi abitanti Genesi 29:20.

Il fare è più importante del dire. Dopo le preghiere, i digiuni e i disegni del cuore la sua fede viene messa in azione. L’uomo di Dio passa dal dire al fare (attraversa il famoso mare del “nulla di fatto”). Troppo spesso rimaniamo sulla riva di questo “mare” Una delle tante parabole enunciate da Gesù, ci presenta la realtà che a volte si vive nelle nostre chiese: “Tanti pronti a partire, ma animati sono dall’emozione di un momento, altri invece, pur consapevoli delle loro limitate forze, come Neemia si dispongono per l’opera di Dio Matteo 21:28-31.

Neemia ha interesse per l’opera del Signore e tu? Guardati attorno, c’è tanto lavoro da fare. Non sempre i lavori per l’opera di Dio prevedono l’uso di “guanti bianchi”. Come ai tempi di Neemia, a volte bisogna rimboccarsi le maniche, impegnarsi anche fisicamente, afferrare la pala ed il piccone: se è a questo che Dio ci chiama, non tiriamoci indietro, impegniamoci per l’avanzamento dell’opera di Dio: c’è bisogno anche di te!

 

NEEMIA “COMBATTE” LO SCORAGGIAMENTO” VERO NEMICO DELL’OPERA DI DIO

Neemia è un uomo risoluto che ha dinnanzi a se un obiettivo chiaro: ricostruire le mura di Gerusalemme Neemia 4:6.

La storia biblica e l’esperienza della nostra vita cristiana, ci ha insegnato che quando un credente comincia a fare sul serio con il Signore, il nemico cerca di bloccarlo in ogni maniera possibile. una delle armi usate da satana è lo scoraggiamento Neemia 2:10.

Lo scoraggiamento è un problema comune nella vita cristiana. Una delle caratteristiche che rendono lo scoraggiamento un problema così fortemente temuto, è che si tratta di un problema “universale” perché nessuno gli è immune, presto o tardi, colpisce tutti!

Pensiamo allo scoraggiamento di Giobbe Giobbe 3:1-16.

Pensiamo allo scoraggiamento di Elia 1Re 19:4,5.

Pensiamo allo scoraggiamento di Geremia Geremia 20:14-18.

Pensiamo allo scoraggiamento di Davide 1Samuele 27:1.

Per non parlare di Sara, o di Zaccaria, rassegnati anche di fronte alla manifestazione di Dio.

Una seconda caratteristica dello scoraggiamento, è che è un fenomeno “ricorrente”. Essere stati “colpiti” una volta, non ci rende immuni dalla ricaduta. Umanamente parlando, non esiste alcun antidoto che renda l'uomo immune, lo scoraggiamento viene, passa via, e poi torna di nuovo! Una terza caratteristica dello scoraggiamento, è che è altamente “contagioso”. È tanto potente da diffondersi persino per semplice contatto uditivo, e diventare a nostra volta “portatori sani”! Proprio perché lo scoraggiamento è un insidioso problema che può colpire anche i credenti, occorre capire bene ciò che la Bibbia ha da dire a riguardo, e su come affrontarlo e vincerlo.

 

Lo scoraggiamento è opera del nemico!

Nehemia 4:10-17.

Il lavoro stava andando bene, la gente era entusiasta e lentamente e costantemente le mura crescevano. Poi accadde qualcosa. Il popolo cominciò ad avere difficoltà d'ogni genere e, quando le circostanze erano diventate particolarmente dure e difficili, cominciò a scoraggiarsi. Succede sempre così: quando il popolo di Dio si mette all'opera perché ha deciso di servire il Signore, pure il nemico diventa “operoso”, e tenta d'ostacolarlo e d'indurlo alla rinuncia, usandosi della sfiducia, dello sconforto, dello scoraggiamento e del disordine! Ovviamente, la ricostruzione delle mura di Gerusalemme non fa eccezione alla regola diabolica. Il popolo di Dio si mise all'opera, e Satana fece sorgere degli agitatori per cercare di bloccare lo sviluppo dell'opera e del servizio al Signore

Quando i nemici dell'opera del Signore cominciano a scagliarsi e ad opporsi al popolo di Dio, il risultato è che si cade vittime dello scoraggiamento. Anche a noi, presto o tardi, accadrà la stessa cosa, ed ecco perché è importante saper riconoscere il fenomeno per quello che è, perché se cominciamo a capire come sopraggiunge lo scoraggiamento, potremmo anche capire come affrontarlo in modo vincente!

 

La stanchezza è causa dello scoraggiamento

Dopo che i nemici della ricostruzione iniziarono a creare disturbi fra il popolo, cominciò a subentrare la fatica: Neemia 4:10.

Quando si è stanchi fisicamente, allora diventa molto facile cadere preda dello scoraggiamento, anche davanti al più piccolo problema. Erano giunti a metà dell'opera di ricostruzione. Molte volte quand'iniziamo una nuova esperienza di vita, la prima metà va in fretta e bene, poi succede qualcosa e non andiamo più avanti. Perché? Perché la novità finisce, e la nuova esperienza di vita, lascia il posto ad una routine noiosa, per poi stancarci facilmente. E quando si è stanchi, è facile diventare scoraggiati e cominciare a pensare che non si arriverà mai alla fine: “Le forze vengono meno ai portatori di pesi, e le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!”.

Il popolo che ora è pronto ad abbandonare l'opera, è lo stesso che qualche tempo prima “aveva preso a cuore il lavoro”!

 

La frustrazione è causa dello scoraggiamento

“Le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!”. Sicuramente tutto intorno v'erano vecchie rocce spezzate, detriti, e calce seccata. C'era tanto materiale inutilizzabile e robaccia polverosa dappertutto, e questo per loro fu molto frustrante. Proprio come loro persero di vista il loro obiettivo, anche noi perdiamo di vista il nostro obiettivo, quando nella nostra vita vi sono troppe macerie, troppi residui e troppa robaccia da smaltire. Forse, nella nostra vita di fede, vi sono alcune macerie e materiale di scarto che c'impediscono d'andare avanti e costruire il “tempio dello Spirito Santo”? Potrebbero essere dei peccati non confessati o dei peccati confessati e mai abbandonati, dei cattivi pensieri, delle parole non edificanti, delle azioni sbagliate, degli atteggiamenti non conformi alla Parola di Dio che non siamo disposti ad abbandonare... Se nel nostro cuore conserviamo le macerie della vecchia vita, ciò sarà per noi un ostacolo ed un peso che ci farà rallentare nella consacrazione, ci farà inciampare nella santificazione, ci farà cadere nel peccato, e ci renderà frustrati!

 

La paura è causa dello scoraggiamento

Ebbero paura dei loro nemici, e come risultato, credevano che non ce l'avrebbero mai fatta: “Noi non riusciremo a costruire le mura!”. Presi dalla paura furono pronti a rinunciare all'opera, perché sentirono di non essere in grado di terminare ciò che avevano iniziato. Pensarono di non essere abbastanza coraggiosi da poter resistere al nemico, e il risultato fu uno scoraggiamento generale! Se pensiamo che il compito che Dio ci ha assegnato è troppo grande e “pauroso”, e che le risorse a nostra disposizione sono troppo limitate, certamente falliremo. Quei Giudei avrebbero liberamente potuto rinunciare all'impresa. Se l'avessero fatto, avrebbero sicuramente fallito, e non avrebbero compiuto l'opera che chiaramente Dio aveva determinato che essi portassero a compimento! Facciamo attenzione a non lasciarci vincere dalla paura che il nemico vuole incutere in noi, e non dimentichiamo mai che l'opera è di Dio ed è Lui che ci aiuta ad edificare la nostra vita di fede! Zaccaria 4:6.

Abbiamo visto tre fra le principali cause dello scoraggiamento, che fare, allora, quando ciò avviene nella nostra vita? Neemia 4:13.

Quando lo scoraggiamento ci assale, una delle prime cose che dobbiamo fare è, riorganizzare le nostre priorità. Dobbiamo riesaminare la nostra vita ed applicarvi un cambiamento nell'approccio, invece di diventare tanto scoraggiati da abbandonare l'opera.

Se abbiamo un problema di qualunque natura, allora, riorganizziamoci. Non dobbiamo rinunciare all'opera che Dio ha cominciato in noi! Cambiamo le nostre priorità. Non smettiamo mai di seguire Gesù! Affidiamo a Dio la nostra vita! Forse siamo frustrati ed appesantiti per tutte le macerie che si sono accumulate nella nostra vita. Allora riorganizziamoci, cominciamo ad eliminarne un po' e non rinunciamo mai alla lotta. Non lasciamoci vincere dallo scoraggiamento! Per vincere lo scoraggiamento, dobbiamo ricordarci del Signore e combattere! Neemia 4:114,15.

 In che modo ci ricordiamo del Signore? Cosa ricordiamo di Lui? Ricordiamoci che Dio è presente. Non scoraggiamoci al pensiero di essere rimasti soli nella situazione in cui ci troviamo. Dio è con noi! “Ricordiamoci che Dio è grande e tremendo”. Egli è del tutto sufficiente per trattare il nostro scoraggiamento e la situazione che stiamo affrontando! Ricordiamoci che Dio è stato fedele nel passato, è fedele oggi, e lo sarà anche per il futuro. Ricordare il Signore vuol dire, ricordare le Sue promesse, la sua bontà, la sua potenza. Egli è il “Signore grande e tremendo”. Ricordiamoci di Lui, e saremo vincitori sulla stanchezza, sulla frustrazione e sulla paura Romani 8:37-39.

 

3. NEEMIA PREGA PER L’OPERA DI DIO

Neemia è un uomo di preghiera. Dalla notizia che Gerusalemme era in grande rovina, alla delibera del re, passano quattro mesi di preghiera e supplicazione (Chisleu=Dicembre Nisan=Aprile), ma viene il giorno delle risposte di Dio. Neemia non aveva altra risorsa che la preghiera, ma la preghiera è l’arma segreta  la “vera risorsa” del credente. Il tempo della risposta era giunto…ed era già tutto previsto nel calendario di Dio Neemia 1:4.

Più volte si legge che Neemia pregò Dio la sua preghiera aveva almeno quattro caratteristiche

Una preghiera fervente

Cosa significa preghiera fervente? Era una preghiera veramente sentita: “Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo”. Si tratta di una preghiera che esce dal cuore, come un grido di soccorso, di aiuto. Io credo che ciascuno di noi sappia cosa significa “preghiera fervente”, perché ci sono stati momenti nella nostra vita che abbiamo pregato, con tutto il nostro cuore. Ed allora, come accadde a Neemia, grosse lacrime sono scese dal nostro volto. Abbiamo fatto la stessa esperienza di Anna. La Bibbia dice che lei aveva l'anima piena di amarezza e pregò il Signore dirottamente 1Samuele 1:11-17.

Per tanto tempo Anna aveva pregato, ma io penso che mai aveva lo aveva fatto come quel giorno. La sua era una preghiera fervente, una preghiera che commosse il sacerdote Eli che profetizzò dicendole che avrebbe avuto un figlio, una preghiera che mosse a compassione soprattutto Dio. Ecco cos’è una preghiera fervente ed ora comprendiamo meglio quello che dice San Giacomo nella sua epistola Giacomo 5:16.

Ricordate l’esperienza di Davide di ritorno a Siclag? 1Samuele 30:1-8.

Davide ricuperò tutto quello che gli Amalechiti avevano portato via e liberò anche le sue due mogli. Non vi mancò nessuno, né piccoli né grandi, né figli né figlie, e nulla del bottino, nulla che gli Amalechiti avessero preso. Davide ricondusse via tutto. Davide riprese anche tutte le greggi e tutti gli armenti; quelli che conducevano questo bestiame e camminavano alla sua testa, dicevano: «Questo è il bottino di Davide!». Ecco quello che fa una preghiera fervente: ci fa recuperare quello che abbiamo perduto e ci fa ottenere quello che più desideriamo come accadde ad Anna, a Davide ed a Neemia. Com’è la tua preghiera? Formale o fervente? Forse questa è la risposta alle tue domande del perchè Dio non interviene e non opera nella tua vita.

 

Una preghiera consapevole

Cosa significa preghiera consapevole? Consapevole di che cosa? La consapevolezza è avere coscienza o conoscenza di qualcosa. Neemia non sta pregando un Dio sconosciuto, ma un Dio che egli conosce bene e che può tutto Neemia 1:5.

Neemia era consapevole della grandezza di Dio, sapeva che a Dio tutto era possibile. Umanamente parlando, il re Artaserse, mai avrebbe permesso a Neemia di andare a Gerusalemme per ricostruire le porte e le mura della città. Era schiavo e in quanto tale non aveva nessun diritto. Il re Artaserse, mai avrebbe tenuto al suo fianco un uomo triste e melanconico, gli avrebbe rovinato la giornata e poteva essere per il re stesso un cattivo presagio. Mai il re Artaserse avrebbe posto delle domande al coppiere intorno alla sua tristezza. Mai il potente re Artaserse, avrebbe messo a disposizione di un coppiere il legno per la ricostruzione delle porte di Gerusalemme. Mai il re di Persia avrebbe dato il materiale necessario per la costruzione di mura. Mai il potente re di Persia avrebbe messo a disposizione del suo coppiere un piccolo esercito con degli ufficiali a capo. Ma nel vocabolario di Dio, il termine mai, non esiste. Neemia era consapevole che a Dio niente è impossibile, perché Dio è il Dio dell’impossibile. Per questo la preghiera di Neemia è una preghiera consapevole. Conoscere un tale Dio e in questo modo, significa chiedere molto ed aspettarsi molto. Vi ricordate la preghiera di Elia? Non somiglia forse a quella di Neemia? Elia sfidò sul monte Carmelo i falsi profeti di Baal e di Astarte. Dopo aver preparato l’olocausto sull’altare pregò 1Re 18:36-39.

Conosciamo noi Dio in questo modo? Non abituiamoci a camminare nel normale, ma nel soprannaturale. Le preghiere ferventi e le preghiere consapevoli, cambiano il corso della storia della nostra vita. È nel soprannaturale che dobbiamo muoverci, consapevoli che Dio può ogni cosa. Quando preghi, devi partire da questo principio: “Dio può ogni cosa. La terza caratteristica della preghiera di Neemia, è che

 

Una preghiera insistente

Neemia pregò dio con insistenza Neemia 1:6.

Pregava “giorno e notte”. L'insistenza è un elemento importante per una preghiera che abbia successo. Dio non è duro d'orecchio né ha bisogno della moltitudine delle nostre parole, ma Egli vuole vedere fino a che punto ci è caro l'oggetto della nostra preghiera, e quanto riconosciamo Lui come solo datore di ogni bene. L’insegnamento della preghiera insistente, non è un insegnamento umano, ma divino Luca 18:1-8.

Si tratta della stessa lezione che Gesù insegna nella parabola dell'uomo importuno Luca 11:5-13.

Abbiamo una bella figura di preghiera insistente relativa alla vita di Mosè. Vi ricordate quando dovette affrontare il terribile Amalec ed il suo numeroso esercito? È scritto che Mosè salì sul monte e quando teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec. Ma le mani di Mosè si facevano pesanti. Allora essi presero una pietra, gliela posero sotto ed egli si sedette; Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l'altro dall'altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. E Giosuè sconfisse Amalec e il suo esercito”. Non è questa figura di preghiera insistente? Quando le tue mani si fanno pesanti, cerca anche tu un Aronne ed un Cur perché possano sostenerti nella preghiera. Senza vergogna chiedi a qualcuno di pregare per te, per la tua vita, per il tuo problema, per la tua situazione, per la tua battaglia contro Amalec ed anche tu vincerai. E il concetto di preghiera perseverante ed insistente è citato anche dall’apostolo Paolo che dice: “Perseverate nella preghiera. Non cessate mai di pregare”. Siamo noi pronti a prenderci tutto il tempo necessario e forse di più per la preghiera comprendendone la priorità? Prega, con fede. Dio, che ha piegato il cuore del potente re di Persia è potente a piegare il cuore di ogni altro uomo sulla faccia della terra.

 

4. NEEMIA INSIEME AGLI ALTRI COMINCIA L’OPERA

Neemia insieme agli altri comincia l’opera di Dio Neemia 2:17,18.

Se leggiamo il terzo capitolo del libro di neemia, vi è l’elenco di coloro che parteciparono alla costruzione delle mura e la descrizione del loro lavoro. La prima cosa che notiamo è che tutti, anche i ricchi, gli orefici, le donne, hanno lavorato. Nessuno, tranne poche eccezioni, si è rifiutato di impegnarsi per la costruzione delle mura. Ma ciò che ci colpisce di più è l’ordine con cui sono eseguiti i lavori: in particolare notiamo che tutti lavoravano uno accanto all’altro, e alcuni, inoltre, lavoravano di fronte alla propria casa. Neemia ha coordinato i lavori con saggezza, nel miglior modo possibile. Ognuno sapeva cosa e dove doveva costruire. Alcuni non dovevano neppure spostarsi dalla loro casa e ciò permetteva loro di essere pronti per difendere la propria casa e la propria famiglia. È interessante notare che, in questo modo, i lavori furono completati in cinquantadue giorni Neemia 6:15.

La nostra esperienza di cristiani “nati di nuovo” ci deve portare a stare insieme ed a lavorare insieme per l’opera di Dio. Diverse volte nel libro degli Atti, compare la parola “insieme” Atti 2:1,44,46.

Neemia non ricostruisce da solo le mura di Gerusalemme, ma è con gli altri e con loro lavora. Vivere un cristianesimo da “clausura” non è biblico, abbiamo bisogno gli uni degli altri. In chiesa e fra le chiese c’è bisogno di comunione, di collaborazione. I soldati romani si mettevano in formazione quadrata, e con l'aiuto dei loro scudi, uniti in 33 facevano una corazza che li proteggeva ai quattro lati e formava un ombrello per le loro teste. Questa formazione militare si chiamava testudo ed era famosa alla legione romana che avanzava con passi di tartaruga e questo dava molta protezione. Quando uno scudo si unisce agli altri il risultato, è formidabile perché si costituiscono le falange. Non è questa una bella illustrazione della necessità di stare insieme, uniti ed impegnati per l’opera di Dio? Cari fratelli, care sorelle, c’è un grande lavoro da portare a termine e Dio ci chiama a farlo insieme. Nel Nuovo Testamento il Signore Gesù, non ha chiamato dei pastori, ma dei pescatori, perché il pescatore di professione, ha bisogno di aiuto, ha bisogno di altri. Allo stesso modo, abbiamo bisogno gli uni degli altri per portare a termine l’opera che Dio ci ha affidato Ecclesiaste 4:9-12.

 

5. NEEMIA TERMINA IL LAVORO

Il lavoro era finalmente terminato Neemia 12:27.

Neemia e tutto il popolo avevano ultimato la ricostruzione delle mura.

- I nemici non erano riusciti a fermare l’opera di Dio e Neemia era rimasto fermo sui suoi passi Neemia 6:1-3.

- Lo scoraggiamento non era riuscito a fermare l’opera di Dio Neemia 4:3.

- La debolezza fisica non era riuscita a fermare l’opera di Dio Neemia 4:10.

- La paura non era riuscita a fermare l’opera di Dio Neemia 4:9.

Quante volte anche a noi accade la stessa cosa: qualcosa o qualcuno vorrebbe fermarci, indurci a mollare, a lasciare l’aratro ed a guardare indietro, ma questo ci renderebbe inadatti al regno di Dio Luca 9:57-62.

Ho conosciuto servi di Dio che sono stati orbati da affetti cari (moglie, figli), ma hanno continuato a servire il Signore e Giobbe in questo è stato un esempio Giobbe 1:20-22.

Neemia non lasciò il lavoro a metà, non gettò la spugna di fronte alle mille difficoltà che affrontò. E noi? Se nella tempesta lasceremo i remi, getteremo la spugna, cosa diranno di noi? E cosa penseremo di noi stessi? La nostra vita è una corsa, un combattimento, una gara che ci è stata proposta e che con l’aiuto del Signore dobbiamo affrontare, con la dignità tipica del servo di Dio, per tagliare il traguardo della vita eterna 2Timoteo 4:7,8.

Non dobbiamo mollare quando il sole si oscura, quando il cammino si fa pesante, quando sembra che il cielo sia diventato di rame sopra di noi, quando sentiamo il nostro “Goliat” schernire la nostra vita. Questo non è il momento di mollare, ma di indossare la completa armatura di Dio.

 

Conclusione

I lavori sono terminati ed il libro di Neemia termina con un desiderio espresso in queste parola Neemia 13:31: “Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene”.

Dio aveva fatto del bene a quest’uomo e continuerà ad usare benevolenza verso di lui, perché “Dio onora quelli che lo onorano”. Lavoriamo insieme, lavoriamo per Dio, lavoriamo con Dio, perché l’opera nostra è per il Re Salmi 45:1: “L'opera mia è per il re”.


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