Prime armi
Terminate le vacanze, Spurgeon andò a riprendere il posto di maestro a Newmarket col "paradiso nel cuore".
Quando un'anima ha ottenuto il perdono, non può rimanersene inoperosa. Spurgeon si diede a "lavorare per il Signore". Si procurava degli opuscoli cristiani e poi li spediva per posta ai suoi amici e conoscenti; ma si studiava sempre di scegliere bene tanto gli opuscoli quanto le persone a cui li indirizzava. Lavorava per il Signore specialmente la domenica. Era diventato monitore di scuola domenicale, e svolgeva questo compito con tanta cura e attitudine da attirare l'ammirazione degli altri monitori e del direttore della Scuola Domenicale, i quali non tardarono ad accorgersi che Spurgeon era un educatore di prim'ordine. Nel monitore c'era già, e non soltanto in erba, il futuro predicatore e pastore. Di domenica Spurgeon faceva anche qualcosa d'altro, forse più importante ancora: andava cioè di casa in casa, a distribuire trattati cristiani e a parlare di Gesù. Un giorno, riuscì a visitare ben trentatré famiglie e a conversare delle "realtà spirituali" con settanta persone. Dovunque era accolto festosamente, e dovunque si sarebbe voluto trattenerlo più a lungo.
Ma quest'opera di seminatore, incominciata con gioia e continuata con alacrità, non doveva durare molto, in Newmarket almeno; poiché Spurgeon si trasferì in un altro collegio, a Cambridge dove, meno occupato dal lavoro scolastico, avrebbe potuto attendere con maggiore assiduità a quell'altro lavoro che gli premeva assai di più: l'evangelizzazione delle anime.
La città di Cambridge è per l'Inghilterra uno dei più grandi centri di studi e di coltura. La sua Università, fondata nel 1257, rivaleggia con quella d'Oxford e la supera per ciò che concerne lo studio delle matematiche. Possiede, tra le altre cose, una biblioteca la quale comprende duecentoventimila volumi e tremila manoscritti preziosi. Cambridge è una città di studenti, come, in Italia, Pavia, Padova e Pisa. Ad ogni piè sospinto ci si imbatte in un collegio. Sono diciassette i "collegi", tra i quali primeggiano quello detto del "Re" le cui svelte torricelle dominano tutta la città, e quello della trinità immenso edificio rigurgitante di studenti. E che vita durante i mesi di scuola nelle strade, nei parchi pubblici che scendono sino alla riva della Cam, affluente dell'Ouse; e nelle praterie, ove si gioca al cricket, alla lotta, alla corsa; e perfino sul fiume, solcato sempre da innumerevoli barchette colle banderuole variopinte, e montate da giovani allegri e chiassosi che vogano, vogano a gara tra loro e si addestrano così a vincere i premi nelle future regate!
Carlo Spurgeon era a Cambridge già da qualche tempo e frequentava assiduamente una chiesa, ma non aveva scoperto nei membri di questa l'affettuosa confidenza ch'egli desiderava di trovare. "Era una domenica di comunione" egli dice "e ci eravamo accostati alla sacra mensa. All'uscire, indirizzai la parola ad un signore, che m'era stato vicino di banco.
Come sta, signore? dissi.
Non ho l'onore di conoscerla! fu la risposta secca.
È vero, ma siamo fratelli, feci io.
Che intende di dire ?
Quando, un momento fa, ho ricevuto insieme con Lei il pane e il vino quali segni della nostra unione nel Cristo, l'ho fatto sinceramente. E Lei ?
Eravamo giunti fuori dalla Chiesa. Quel signore mi pose una mano sulla spalla, esclamando: "O santa semplicità!" Quindi aggiunse: "Si ha ragione, ha ragione caro, fratello. Venga a prendere il tè a casa mia. Io certo non avrei mai sognato di rivolgere la parola, se Lei non avesse rotto il ghiaccio per il primo".
Da quel momento, nonostante l'età ben diversa, Spurgeon e quel signore divennero ottimi amici.
C'era a Cambridge tra le altre molte istituzioni, una società che si occupava di preparare i giovani non pastori a predicare, per mandarli poi qua e là a tenere radunanze nei borghi vicini che mancassero di pastori o non ne avessero a sufficienza.
Spurgeon vi si aggregò e di lì a non molto fu mandato a predicare. La storia della sua prima predica è una storia curiosa che merita d'esser conosciuta.
Un sabato sera, il presidente della società s'accosta allo Spurgeon e gli dice: "Domani il tal giovanotto deve andar a predicare a Teversham; ma il poveraccio non ha mai aperto bocca in pubblico e come può immaginare è in apprensione. Ci vada anche lei. L'accompagni. La presenza d'un amico servirà ad infondergli un po' di coraggio".
L'indomani dopo la scuola domenicale i due giovani presero la via di Teversham.
Cammin facendo, conversavano di "cose religiose". A un tratto Carlo Spurgeon disse al compagno: " Ti auguro di sentire, mentre predicherai, la presenza del Signore".
Il compagno si scombussolò: "Predicare?! Io?!! Impossibile! Non ho mai detta una sola parola in pubblico! Il Presidente non avrà inteso o io mi sarò spiegato male. Predicare?! Impossibile!….Io non so predicare! Non sei stato incaricato tu, Spurgeon , del culto oggi? "
"Che bell'impiccio! " pensò lo Spurgeon.
"Oh, forse io so predicare?….Sono rovinato!"
E l'altro intanto tirava innanzi con una filastrocca di scuse, di giustificazioni, di spiegazioni, per dimostrare che sarebbe stato disposto a far qualunque cosa, fuorché una…predica".
Sono rovinato, pensava Spurgeon . "Come cavarmela? Quella buona gente di Teversham vorrà un culto! Che imbroglio! E non c'è via di scampo: bisognerà fare di necessità virtù. Costui afferma solennemente di non aver mai predicato e di non voler predicare! Devo provarci io...".
E volse il cuore al Signore. La preghiera lo rianimò. "del resto" concluse, parlando fra sé medesimo, "alla meglio o alla peggio qualche cosa mi verrà fuori con l'aiuto di Dio ".
Giunsero a Teversham...
Dove si fa il culto oggi? domandò lo Spurgeon a uno che passava.
Laggiù, veda, in quella capanna.
"L'uditorio non sarà né dei più aristocratici né dei più difficili, se si raduna in una capanna" si disse il giovinetto; e questo pensiero concorse a sua volta a riconfortarlo.
"Parlerò loro dell'amore di Gesù ".
Entrarono in una stanza bassa e affumicata, dove alcuni contadini dal largo volto sincero erano radunati con le proprie famiglie.
Carlo Spurgeon li invitò a cantare. Poi fece la preghiera. Quindi il compagno lesse il capitolo secondo della prima epistola di San Pietro. Il momento scabroso s'avvicinava: terminata la lettura, doveva principiare il sermone e terminata la lettura, Spurgeon incominciò per l'appunto il sermone, il primo dei suoi sermoni, scegliendo a testo il versetto settimo del capitolo citato: "A voi che credete ella è quella cosa preziosa". Quanto durò il discorso? Spurgeon non lo seppe mai dire. Tuttavia le idee e le parole gli affluivano con facilità. Non s'impappinò, come suol dirsi familiarmente, e poté arrivare sino in fondo, sino ad una conclusione.
"Cantiamo" disse allora con la gioia provata da chi s'è tolto un grave peso di dosso e stava per indicare un inno, ma una voce profonda lo fermò: "Dio ti benedica! Quanti anni ha?" disse una buona vecchia nonna dalla fronte incorniciata di capelli d'argento. Con la massima gravità il giovinetto rispose: "Scusi. Non è questo il momento di far di codeste domande. Cantiamo!"
Finito il culto, la buona vecchia nonna ripeté: "Quanti anni ha, cuore mio"?
Meno di sessanta disse Spurgeon.
Non scherzare; forse meno di sedici, non è vero?
Non importa l'età replicò Spurgeon. Pensi a Gesù e al Suo amore.
E tutti attorniando Spurgeon con sorrisi ed assensi dissero: "Torni presto a visitarci. Vorremmo nuovamente ascoltarla. "Torni, torni ancora" e Spurgeon ci tornò.
Pastore di campagna
Rotto una prima volta il ghiaccio, eccolo predicatore e per tutta la vita. Ogni giorno, dopo terminato il lavoro per la scuola, se ne andava verso sera a Teversham o in qualche altro villaggio dei dintorni a " lavorare per il Signore " e la domenica predicava a Waterbeach, a sedici chilometri da Cambridge. Ma quando preparava i suoi discorsi? Per via, camminando.
Spurgeon non frequentò mai alcuna scuola di teologia, ma studiò in modo appassionato la Bibbia ed i libri divennero la sua delizia. Il suo genio fu illuminato dallo Spirito di Dio che lo guidò per tuta la vita. Senza scuole né maestri divenne un maestro, e quale maestro! Noi, che siamo usciti da una facoltà teologica con i nostri bravi diplomi in piena regola, dobbiamo sederci ai suoi piedi e ascoltarlo.
Veramente il padre desiderava che Carlo studiasse regolarmente teologia in qualche "collegio" o in qualche università; ma la chiesa di Waterbeach si oppose con accanimento ai propositi di Giovanni Spurgeon, perché non volevano in alcun modo privarsi di quel giovane che solo ad ascoltarlo, tanto benediceva la loro vita.
Uno membro della Chiese scrisse questa lettera al padre di Spurgeon:
"Caro signore,
con grande rammarico abbiamo udito che Ella ha l'intenzione di mandar suo figlio a compiere gli studi nel collegio teologico di Stepney; e noi ci affrettiamo a scriverle per significarle che - se Ella fosse bene informata circa all'opera ch'egli va facendo domenica per domenica qui a Waterbeach o smetterebbe addirittura l'idea di privarcene o almeno ritarderebbe l'effettuazione della medesima. Sappia dunque, caro signore, che da quando egli ha principiato a venir qua, l'uditorio è cresciuto a tal segno, che il tempo non è più sufficiente a contenere tutti coloro che accorrono al culto; sicché parte di essi deve rassegnarsi ad ascoltare dall'attigua sagrestia o a tornarsene a casa per assoluta mancanza di posto.
Noi conosciamo il signor Carlo da soli cinque mesi; ma gli vogliamo un bene dell'anima, come se lo conoscessimo da parecchi anni. Se ci avesse a lasciare, sarebbero sospiri, pianti e guai. I suoi stessi amici di Combridge, che prima l'esortavano ad andare, adesso gli consigliano di restare..."
La lettera produsse il desiderato effetto, e il padre di Carlo Spurgeon si arrese.
Era tanto l'affetto dei cristiani di Waterbeach verso il loro predicatore fanciullo, che quantunque fossero poveri decisero di fissargli uno stipendio e di eleggerlo a loro pastore e Spurgeon accettò. Rinunziando al buon posto di maestro che occupava nel collegio di Cambridge e ai vantaggi intellettuali che la colta città gli offriva, si trasferì in quel borgo. Non si può credere davvero che al grave passo egli fosse determinato da nessun'altra considerazione fuorché dal desiderio ardente di fare l'opera di Dio. Lo stipendio assegnatogli fosse pure stato di lire italiane 1125, come asserisce il Saillens, e non di lire 500, come sostiene un altro biografo non era per l'appunto atto ad ingolosire. Con quella somma che in Italia sarebbe discreta per un ragazzo di diciott'anni, com'era allora Spurgeon in Inghilterra, se non si muore di fame, è un miracolo. Spurgeon non poteva nemmeno sentirsi attirato dalle bellezze del paese; il quale è tutt'altro che bello...
Quella regione intorno a Waterbeach, nel bacino del fiume Wesh, non è che un'immensa torbiera, intersecata da innumerevoli canali; senza vegetazione, se si eccettua qualche salcio che si china sulle acque morte e qualche ciuffo di verzura dietro a cui si celano le poche case coloniche sparse per la pianura bassa e malsana, la quale s'estende da ogni parte a perdita d'occhio, interrotta solamente da rade alture sulle quali sorgono i villaggi. È l'Olanda dell'Inghilterra. E come l'Olanda, questo territorio fu accanitamente conteso al mare, che voleva farne sua preda, dalla mano intelligente dell'uomo; il quale gli oppose dighe formidabili, che tutta la furia delle acque non riuscì più a sfondare dall'anno 1613 in poi. Uno scheletro di balena scoperte appunto nel suolo delle vicinanze di Waterbeach prova ad evidenza che nei tempi dei tempi tutti quei luoghi dovevano essere coperti dalle acque del mare, e che senza le dighe costruite primieramente dai romani 1800 anni or sono, e accresciute poi dai conquistatori Normanni e potentemente rinforzati al principio del secolo decimosettimo per opera di prigionieri olandesi l'enorme pianura, situata tutta sotto il livello marittimo, non sarebbe anche adesso se non un gran golfo o piuttosto una vastissima laguna monotona, dove le onde saline verrebbero a morire, trasportando seco corpi morti d'animali e d'uomini e tristi avanzi di naufragi.
La nuova residenza di Carlo Spurgeon non era dunque attraente; ma in cambio, i cuori caldi d'affetto di quella buona gente lo compensavano ad usura di sacrificio ch'egli s'era imposto per il bene delle anime.
Lo stipendio non poteva bastare allo Spurgeon per sbarcare, come si dice, il lunario, e i suoi parrocchiani lo sapevano benissimo; perciò gli portavano spesso dei doni in generi: verdura, legumi, frutta; e di questi doni il pastore di campagna si serviva talvolta anche per pagare l'affitto; sistema primitivo, come si vede. E così Spurgeon nel suo "Eden " di Waterbeach "come lo chiamava " non sentì se non di rado i morsi crudeli della fame, che a quella età non fa complimenti.
Le radunanze di culto continuavano ad essere affollatissime. Nella buona stagione Spurgeon ne teneva perfino all'aria aperta: cosa assai meno di moda allora che non adesso. Ma l'opera procedeva troppo bene per non destare l'invidia e quindi l'opposizione. Tutto il mondo è paese, e l'invidia e la malignità allignano anche nelle torbiere paludose di Waterbeach. Il dente velenoso di qualche nemico incominciò ad assalire il predicatore, senza riuscire tuttavia a fargli perdere né la pace né il consueto buonumore. "E' un tipo strano" si incominciò a dire contro di lui. E per verità Spurgeon non batteva certo le vie comuni, né s'adattava a ricantare la solita ninnananna che addormenta le coscienze. Convertito sino in fondo all'anima, risvegliato dallo Spirito di Dio, faceva fin d'allora, e doveva poi far sempre, un'opera potente di risvegliatore delle anime e di sentinella avanzata che gridi ai peccatori assonnati: "Alle armi"!
Predicava tre volte per domenica e una volta in settimana a Waterbeach; e poi quasi in ogni altra delle sere libere percorreva la campagna e presiedeva dei culti or qua or là nelle borgatelle circostanti.Nessuna meraviglia quindi che a diciannove anni egli avesse già predicato più di seicentocinquanta discorsi, e che la sua fama si fosse ormai estesa per molte miglia in giro. Dei pastori provetti venivano a vederlo; e qualcuno ebbe a dire di lui: "E' un nuovo astro che spunta all'orizzonte!" Ma quali frutti tangibili produceva questo lavoro instancabile di tutta la settimana, di tutto l'anno?
Un certo Brown di Houghton presso Waterbeach, un originale di prima forza, apostrofò un giorno Spurgeon e ne nacque la conversazione seguente:
Giovanotto, perché vi siete dato alla predicazione?
Caro signore, credo d'esserci stato chiamato da Dio, e molti lo credono come me.
Da quanto tempo fate il pastore?
Da poco più di un anno.
Quante anime avete salvate in codesto tempo?
Neppure una.
Come! Neppure una? Siete pastore da più di un anno, e non ci fu una sola anima salvata? Dovreste vergognarvi di confessarlo.
Non ho detto che non ci sia stata una sola anima salvata, ma che non ne avevo salvata una sola! Ho il piacere di notificarle che il Signore ne ha salvate alcune per mezzo mio.
Il Brown non fu il solo burbero in cui s'imbattesse Carlo Spurgeon circa quel tempo. Il vecchio pastore del borgo di Cottenham, che non aveva mai visto Spurgeon, ma ne aveva sentito parlare molto, gli mandò un biglietto per invitarlo a prendere parte attiva ad una festa religiosa che avrebbe attirata molta gente. Spurgeon aderì all'invito. Ma ahimè, un cane in chiesa è accolto meglio!
Oh come! Siete voi il famoso Carlo Spurgeon?! Gli disse a bruciapelo il vecchio collega, scorgendolo. Se avessi saputo che eravate un ragazzetto, non vi avrei invitato di certo. E dire che la gente arriva da tutte le parti in carri, carretti, carrozze e veicoli d'ogni sorta…Che sciocchi!
Non faccia cerimonie rispose lo Spurgeon, senza perdere il sangue freddo.
Se crede, me ne vado come sono venuto: i miei buoni amici di Waterbeach saranno lietissimi di vedermi tornare velocemente a casa.
No! No! Borbotto il vecchio pastore. Ormai siete qui. Cercate di cavarvela come meglio potrete. C'è in paese uno studente di teologia che è venuto da Cambridge: se mai, egli potrà darvi una mano; e noi cercheremo di non esser troppi difficili. E prese a misurare a lunghi passi la segreteria, mormorando: "Uff! Misericordia! Dove andremo a finire con questo branco di predicatori - marmocchi appena licenziati dalla balia? Che modo!"
Spurgeon fu condotto al pulpito.
Il vecchio pastore si sedette sui gradini del pulpito stesso, per esser pronto a venire in aiuto al "predicatore-marmocchio" nel caso che egli rimanesse senza parola.
Spurgeon fece la preghiera e annunziò un cantico. Quindi lesse nel libro dei proverbi dov'è detto: " La canutezza è una parola gloriosa". E predicò. A un certo punto uscì con questa osservazione: "Ci sarebbe quasi da dubitare delle parole del mio testo: La canutezza è una corona gloriosa! Stamani, infatti, poco prima che io salissi su questo pulpito, ho veduto un uomo che aveva i capelli bianchi e che nondimeno non seppe mostrarsi garbato colo suo prossimo"...
Quando, terminato il culto, il "predicatore- marmocchio" fu sceso, il vecchio "bianco per antico pelo" gli batté amorevolmente sulla spalla, dicendo: "Chi avrebbe potuto immaginarlo?! In tutta la mia lunga vita non ho udito un sermone buono quanto il vostro; ma voi siete" aggiunse poi, ripensando alla frecciata, "ma voi siete il più ardito botoletto che abbia mai ringhiato in pulpito! " E lo stranissimo pastore Sutton nonostante la frecciata ricevuta volle poi sempre un gran bene al " botoletto ringhioso! "
A Londra
Prima di esser pastore a Waterbeach, Spurgeon aveva fatto più volte i sedici chilometri che separano Cambridge da Waterbeach. Quindi niente di straordinario che adesso rifacesse di tanto in tanto i sedici chilometri che separavano Waterbeach da Cambridge. Lo ritroviamo, infatti, in quest'ultima città al Congresso delle Scuole Domenicali; nel quale, parlando con la sua solita franchezza, destò senza volerlo, le gelosie e le ire d'uno dei congressisti alquanto bacato; il quale, sentendosi pungere sul vivo dal giovane pastore di campagna, che non aveva neppure sognato di far allusione a quel, signore (non lo conosceva nemmeno!) lo rimbeccò ruvidamente. Provvidenza volle che tra i presenti fosse un tal Giorgio Gould; il quale come dice E. Saillens "commosso dall'eloquenza e dalla sincerità perfetta dello Spurgeon, provò una grande simpatia per il giovane predicatore ingiustamente bistrattato e intuì al tempo stesso quante qualità egli dovesse possedere, se ci si accaniva con tanta astiosa passione contro di lui. Gli fu detto che a Waterbeach e nei dintorni Carlo Spurgeon faceva una splendida opera di risveglio. Avvicinò il giovane, s'intrattenne con lui personalmente, e se n'andò dal Congresso recando con se un'impressione profonda".
Questo signor Gould era amico intimo del signor Olney, diacono della chiesa di New-Park Street a Londra, chiesa fondata trecent'anni addietro; la quale se poteva vantare una serie gloriosa di pastori teologici illustri o martiri eroici all'epoca del Congresso di Cambridge, che s'è accennato, cioè verso l'anno 1853, era caduta molto in basso. Il tempio londinese di New-Park Street (o Via del Parco Nuovo) poteva contenere sedute milleduecento persone; ma solitamente non più di duecento intervenivano ai culti. E per giunta, proprio in quei giorni, la chiesa era rimasta senza pastore.
Il signor Gould disse al suo amico diacono Olney: Spurgeon è un predicatore più unico che raro, nonostante l'età: non ha che diciannove anni, ma vale un tesoro.
Dici sul serio?
Sul serio.
Ne parlerò ai miei Colleghi e alla Chiesa. Il pio signor Olney ne parlò ai colleghi e alla chiesa, e, ottenutone il consenso, scrisse a Spurgeon:
"Signor Carlo Spurgeon,
la chiesa di New - Park Street in Londra, della quale io sono uno dei diaconi, essendo al presente priva di pastore e avendo d'altra parte avute le migliori informazioni intorno a Lei, caro signore, per mezzo del sig. Giorgio Gould del quale Ella ha fatto la conoscenza nel recente Congresso delle Scuole Domenicali adunatosi nella città di Cambridge le esprime per mezzo mio il vivo desiderio di udirla predicare qui, nel nostro tempio, domenica 18 Dicembre prossimo venturo.
Con la presenza ch'Ella, preg.mo signore, vorrà compiacersi di accettare l'invito, la saluto fraternamente.
Leggendo questa lettera, Spurgeon si sentì rimescolare. Non poteva credere ai propri occhi. "Che ci sia un altro Carlo Spurgeon? Si domandò. "Chi sa che non abbiamo sbagliato indirizzo? E' impossibile che vogliano me… a Londra! "E corse da uno dei suoi diaconi di Waterbeach a mostrargli la lettera.
Che c'è di strano? "disse il diacono" Io l' ho sempre sospettato: un giorno o l'altro mi sono detto, Londra ci ruba il nostro pastore ".
Carlo Spurgeon si fece animo e andò a Londra per la domenica 18 Dicembre1853.
Vi giunse la sera del 17. Misericordia! Le case aggiunte a case, come direbbe il Manzoni, le strade che sboccavano nelle strade gli pareva che levassero il respiro e sarebbe certamente tornato addietro, se non gli avessero scritto: "Verrò , e con l' aiuto di Dio mi proverò a predicare il 18 Dicembre, secondo il vostro desiderio ".
Londra è una città mostruosa. Più che una città è "Una provincia coperta di case".Chi vi entra, sopratutto la prima volta, riceve l'impressione di "Non poterne più uscire se non per mezzo d'un buon treno della strada ferrata". Londra è un aggregato di più città le quali allargandosi, sono arrivate a toccarsi e a confondersi in una sola città vasta quattro volte quant'è vasta Parigi. Non c'è torre abbastanza alta, dalla sommità della quale si riesca ad abbracciarla tutta con lo sguardo: da qualunque punto di vista, per quanto elevato sia scorge a mala pena una metà di quel mare di case che si estende in ogni verso. Venticinque anni or sono, Londra possedeva già più di mezzo milione di edifici allineati coi giardini ameni e coi parchi, dove pascola il bestiame come in aperta campagna lungo ventitremila strade! Se queste ventitremila strade, invece di andare in tutte le direzioni intersecandosi scambievolmente e raggruppandosi le une accanto alle altre, fossero messe in fila l'una dopo l'altra; se Londra invece di avere ventitremila strade, ne avesse una sola; se invece di essere una città fosse una via, attraverserebbe tutta quanta l'Europa e buona parte dell'Asia: e gli inglesi potrebbero recarsi facilmente sino in fondo al loro impero dell'India camminando sempre fra case, giardini e parchi londinesi! Nel 1666 la città fu distrutta quasi interamente da un incendio, ma rispuntò come per incantesimo. Allora comprendeva una popolazione di poco superiore a mezzo milione di abitanti . Al principio del secolo decimottavo ne comprendeva già il doppio: un milione. Adesso ne annovera dieci volte tanto e più: da cinque a sei milioni di persone. A paragone, Milano non è che un villaggio! E Londra cresce tuttavia con una rapidità veramente vertiginosa . Si è calcolato che durante il ministerio di Spurgeon la popolazione aumentava di sessantamila persone ogni anno. Di qui la necessità di costruire incessantemente altre case, che ingrandiscono la città a vista d' occhio. Nulla di esagerato in questa frase: a vista d'occhio; poiché è stato dimostrato che a Londra, se le case non vengono su proprio come funghi, poco ci manca: ogni ora in media s'innalza una nuova casa! Pare incredibile, ma è così.
Inoltrandosi per quelle vie piene di gente, di carri e carrozze; per quei ponti, uno solo dei quali (il famoso "ponte di Londra" com'è chiamato) è percorso giorno per giorno da trecentomila persone tra il fischiare acuto dei treni correnti disopra alle case su ardite arcate o striscianti nelle viscere dell'enorme metropoli; tra il rombare cupo dei piroscafi che arrivano o partono, aprendosi lentamente un varco di mezzo a un nuvolo di altri piroscafi grandi e piccoli, di navi a vela, di barche e di barchette che ingombrano tutte le acque del Tamigi; tra il fumo degli alti camini delle fabbriche, e la nebbia densa che a Londra pare stia come di casa; tra il frastuono dei veicoli e gli urtoni dei viandanti che scappano fuori da un portone, che sbucano da dietro una cantonata, che escono a frotte da una delle centocinquanta stazioni di strada ferrata o da un teatro o da un tempio affollato il forestiero campagnolo, com'era per l'appunto Carlo Haddon Spurgeon, perde la tramontana, e, in mezzo a quella baraonda, a quel pandemonio indescrivibile, è colto dal panico, che, sulle prime almeno, gli fa sospirare e quasi rimpiangere il suo paesello; ove la quiete perfetta non era turbata mai, se non dal rumore di qualche ruota lontana o dal canto del gallo d'in sull'aria o dell'abbaiare dei cani o dall'allegro urlio d'un branco di ragazzi trastullatisi sulla piazza solitaria.
Ritrovandosi in piena Londra, Carlo Spurgeon si sentì come un pesce smarrito in mezzo ad un oceano sconosciuto. Per colmo di sventura, i dozzinanti della locanda, dov'era andato ad albergare, occuparono tutta la sera di quel sabato a riempirgli le orecchie con le lodi dei grandi predicatori, che, in Londra, attiravano folle enormi, eleganti, coltissime, e che parlavano come tanti Ciceroni e come tanti Demosteni. Ai giovani dozzinanti riusciva certamente assai ridicolo quel giovanotto di diciannove anni, senza un pelo di barba né di baffi, dalla faccia larga e contadinesca, insaccato alla peggio in un lungo abito nero, infelice capolavoro d'un sarto di villaggio, e con una maiuscola cravatta bianca intorno al collo. E chi sa che non abbiano anche sorriso, sbirciandosi maliziosamente, del suo fazzolettone turchino a puntini bianchi, da prete di campagna. "Questo ragazzetto pretende di misurarsi coi nostri illustri campioni" sembravano dire quegli sguardi incessantemente rivolti sul povero giovane. "Che illuso!"
Spurgeon andò a letto, ma non chiuse occhio. Le carrozze che passavano rumorosamente nella strada, l'importuna rimembranza dei sorrisi ironici e delle strizzatine d'occhio dei pensionanti, la luce dei fanali che penetrava per la finestra, l'isolamento, l'angustia della cameretta, nella quale aveva stentato a trovare lo spazio sufficiente per inginocchiarsi: tutto concorreva a tenerlo desto e ad empirgli l'animo di tristi pensieri. Ma lasciamo che racconti egli stesso.
"Non avevo amici in quella città zeppa di gente; mi sentivo come smarrito in paese straniero, e la sola speranza che m'arridesse ancora era quella di sgattaiolarmela il più presto e di tornarmene sano e salvo nella tranquilla regione di Cambridge e di Waterbeach, che, in quella notte d'insonnia e di agitazione, mi faceva l'effetto d'un vero paradiso terreste".
Ma l'alba spuntò finalmente, e con l'alba, un raggio di conforto. "La mattina di quella domenica " egli dice, "era fredda e limpida. Uscii dalla locanda; e, meravigliandomi di me medesimo e del mio ardire, pregando, temendo e fidando insieme, mi sentivo solo, ma pure in buona compagnia e facevo assegnamento sull'aiuto divino".
Interrogando i passanti intorno alla via da seguire, giunse a New - Park Street, dov'egli aveva da pronunziare il sermone. Ma cediamogli di nuovo la parola:
"Allo scorgere il tempio di New - Park Street, provai un momento di confusione al pensiero d'essermi tanto temerariamente arrischiato. L'edificio mi parve vasto, elegante, maestoso; e pensai che l'uditorio, corrispondendo all'edificio dovesse essere ricco, delicato e raffinato, e ben differente in ogni modo da quello al quale fino allora la mia predicazione aveva recato luce e gioia. Ero giunto troppo presto. Non entrava ancora anima viva. Ma, quando fu l'ora m'avvidi che l'uditorio a paragone della vastità del tempio era veramente meschino: mi sentii rianimare, e pensai che alla fine dei conti con l'aiuto di Dio avrei potuto soddisfare all'ufficio mio dinanzi a sì poca gente. Il Signore fu buono con me e mi sostenne".
Predicò anche la sera ad un numero più che doppio di uditori.
La notte seguente, dormì placidamente; e, il giorno dopo, riprese la via del suo paesello, pensando: "Londra, non è così spaventevole come credevo"!