Pastore di New-Park Street

Una lettera della chiesa di New-Park Street lo raggiunse presto a Waterbeach. La lettera proponeva di tornare a Londra e di predicarvi durante sei mesi come prova definitiva della sua chiamata. Evidentemente la predicazione di Spurgeon era piaciuta; ma lo si voleva sottoporre ad un nuovo e prolungato esperimento, prima di eleggerlo a pastore. Egli fu colto dagli scrupoli: "Sei mesi sono troppi" scrisse, "fra sei mesi sarete troppo stanchi di me".
"Non lo creda" gli rispondevano i diaconi della chiesa londinese: "Il fatto stesso che qui la si vorrebbe ascoltare di nuovo è segno che tutto andrà bene; abbiamo invitato altri pastori, ma nessuno di noi ha mai sognato di richiamarli: i sermoni che ci avevano favoriti erano filosofici e incensati; cosicché non è andato a genio nessuno".
"Ma io non ho fatto un corso regolare di studi teologici" confessa candidamente in un'altra lettera lo Spurgeon.
"Tanto meglio!" ribattevano i diaconi di New-Park Street. "Altrimenti Lei sarebbe meno semplice, meno spontaneo e un bel po' più accademico".
"Ebbene, accetto" finì per rispondere il giovanissimo pastore di campagna, "accetto, ma in parte solamente: invece di venire lì e di starci sei mesi, ci verrò ogni due domeniche e per soli tre mesi".
Era in apprensione e temeva di fare un passo falso. Intanto i suoi fratelli di Waterbeach avevano immaginato come sarebbero andate le cose. "Stiamo per prendere il pastore" dicevano; e tutte le volte che Spurgeon saliva in pulpito, qualche lacrima silenziosa cominciava a scorrere nell'assemblea.
I tre mesi d'esperimento passarono e la chiesa di New-Park Street elesse come pastore Spurgeon. Questi, avutane comunicazione, scrisse: "Il vostro voto mi spaventa; ma tuttavia sento che questa è la volontà di Dio e accetto".
Così, il mese di Maggio 1854, egli lasciò i suoi buoni contadini di Waterbeach, che lo accompagnarono con i più caldi auguri e col pianto, e andò a stabilirsi in Londra.
Ma le perplessità non cessarono nell'animo di Spurgeon. "Quando divenni pastore a Londra, fui costernato. Avrei voluto tornarmene nella quiete del mio oscuro villaggio o partire per l'America. Forse i miei timori non provenivano da mancanza di fede, bensì da timidezza e dal sentimento della mia inettitudine. Mi pareva d'essere un fanciullo e tremavo.
Nondimeno la fede lo sorresse e lo sgomento a poco a poco svanì. A questo fine concorse certamente anche la profonda simpatia dei membri della chiesa; i quali, non paghi di confortarlo con parole affettuose, pregavano per lui e per la grande opera cui egli aveva posto mano. Pregavano anche con lui: e la presenza dell'Invisibile e la potenza dello Spirito di Dio si facevano sentire.
Ogni domenica il tempio era gremito. Milleduecento persone pendevano dalle labbra del giovane pastore. Le anime si convertivano e la fama del predicatore di New- Park Street cresceva e si spandeva. Egli non tardò a divenire il predicatore più in voga di tutta Londra. Incontrandosi per le vie, gli affaccendati abitanti della metropoli si domandavano l'un l'altro: "Hai sentito Spurgeon?" Poveri e ricchi, ignoranti e dotti, credenti e mondani accorrevano ad udirlo. Tutti i giornali gli dedicavano degli articolini, discutendo sul suo ingegno e ricercando con ardore la ragione della riuscita fenomenale: e chi palesava una ammirazione calorosa, e chi invece si studiava di disfare e distruggere la rinomanza dello Spurgeon. Ma anche le critiche più pungenti conversero al trionfo di lui, destando sempre più l'attenzione pubblica e attirandogli sempre nuove persone, bramose di vederlo, di udirlo, di conoscerlo da vicino. Un commediante convertito, che non calcava più le scene dei teatri, ma insegnava l'arte del dire in una scuola di teologia, l'andò a sentire e ne rimase estatico. Ai suoi studenti disse: "Siete mai andati a sentire il ragazzo della contea di Cambridge? Andateci subito, se volete imparare come si debba predicare. Egli è perfetto. Sa ogni cosa; può fare ogni cosa. Fa ridere i suoi uditori; lì fa piangere; e poi di nuovo ridere e di nuovo piangere: e tutto questo in cinque minuti. Date retta, figlioli miei: quel giovinotto sarà il più grande predicatore del nostro tempo e di tutti i tempi; condurrà più anime a Cristo che ogni altro predicatore dell'Evangelo, non escluso l'apostolo San Paolo…Il suo nome sarà noto dovunque, e i suoi sermoni saranno tradotti in più lingue".
La profezia del vecchio attore doveva avverarsi quasi a lettera.
Ma l'abbiamo detto allo Spurgeon non erano risparmiatele punture, sotto forma di critiche, di caricature, di maldicenze anche triviali. Carlo Spurgeon, mobilissimo, non si lasciò avvilire. Il Saillens asserisce che egli "non si diede mai la briga di rispondere" alle canzonature né alle calunnie dei denigratori. Ciò è inesatto. Assalito da giornali non ricorse a giornali per rispondere, ma rispose o per lo meno se ne occupò e nei sermoni e negli altri scritti, da par suo, cioè da uomo che sdegna la bassa malignità degli invidiosi, e da cristiano che sa compatire alla debolezza umana e perdona serenamente, compiutamente. 
Parlava spessissimo degli avversari e dei nemici che il discepolo di Cristo incontra nel sentiero della vita; ma le sue parole quantunque franche ed energiche recavano sempre l'impronta della più sincera e squisita carità. Cosicché i suoi pensieri circa ai nemici e agli avversari costituiscono un ammaestramento prezioso, del quale non vorremmo privare interamente il lettore.
"Si getta il ridicolo su di voi? Sopportatelo per amore del Cristo".
"Gli uomini spesse volte sono privi di buon senso, come sono privi di fede. Talora ci viene fatto d'imbatterci in codesta specie di uomini molesti e malvagi, coi quali a discutere e a cercare di vivere in pace si sprecherebbe tempo e fatica. Hanno il cuor doppio e la lingua fraudolenta. Dobbiamo tormentarcene? No, ma volgiamoci invece al Signore, che è fedele.
"Voi forse sarete calunniati, e le vostre azioni saranno fraintese e svisate. Gli amici stessi vi tradiranno e vi abbandoneranno…Ma il Signore vi apparirà nella notte buia della tristezza e vi darà conforto".
"Il Signore è potente da convertire il vostro avversario furibondo in fratello e collaboratore. Oh, Egli si degni di compiere questo miracolo ogni volta che lo spirito di persecuzione fa capolino"!
"Non aprire bocca, non muovere neppure un dito per vendicarti; sii nobile, perdona e non curare l'offesa; dimentica e perdona".
"Gli assalti del nostro nemico durano poco. Il Signore muterà ben presto il riso di lui in pianto e i nostri sospiri in canti d'allegrezza".
"Chi teme Dio non ha nulla da temere. Le minacce del più arrogante persecutore non ci danneggeranno più del fischiar del vento. Le torture e i roghi non sono più di moda adesso. Se vi si copre di scherno o di sprezzo, non vi meravigliate: i figlioli di questo mondo non possono amare la progenie celeste. Che fare dunque? Tollerare il disprezzo del mondo, che alla fine dei conti, non rompe le ossa. Dio ci verrà in aiuto, non ne dubitiamo. Se il mondo inviperisce contro di noi, lasciamolo fare, e non ci spaventiamo".
"Povero Geremia profeta! Perché diceva la verità, era odiato. La parola, che lui era tanto dolce, riusciva amara a chi l'ascoltava. Ma egli godeva il favore divino"!
"Assediato da rabbiosi nemici, stenderò la mano e percuoterò? Mai! La mia mano sarà più utile, lavorando per il Signore".
"Quant'è dolce la calma del cuore! Com'è bello vedere che Dio costringe i nostri nemici a lasciarci finalmente in pace"!
Nonostante questi magnanimi sentimenti, le critiche astiose continuarono, sui giornali, una quindicina d'anni almeno; né mancarono le lettere anonime. Ma Spurgeon, rianimato, dopo ogni assalto, da nuove e ricche benedizioni celesti, da nuove conversioni che il Signore operava per mezzo della sua fedele predicazione, tirò innanzi imperterrito e potè poi godersi altri vent'anni di pace perfetta e di incontrastati trionfi tra l'affetto, non pure della propria chiesa, ma di tutta Londra e di tutta l'Inghilterra, anzi di tutto il mondo evangelico. "Nessun predicatore dei nostri giorni", dice, parlando di lui, il Dr. Arturo Pierson, "è stato argomento di maggiori critiche". Ma è da aggiungere che nessun predicatore né di questi né di altri tempi finì per ottenere una più splendida vittoria, e che nessun predicatore fu mai ben accetto e amato più di Spurgeon.
Tornando all'argomento, facciamo osservare che alle invettive dei maligni si aggiunse un'altra causa di abbattimento: il colera, la terribile malattia indomabile, scoppiò in Londra, e nel quartiere al quale New-Park Street apparteneva si manifestò più fieramente facendo strage. Spurgeon notte e giorno visitava i colerosi, senza distinzione né di stato né di fede religiosa. Ma il morbo non accennava a cessare.
Gli amici di Spurgeon se n'andavano l'un dopo l'altro. Nelle strade ogni giorno si incontravano lunghe sfilate di bare. La città era tutta immersa in un gran lutto. Il giovane si sentì accasciare, e i più lugubri pensieri l'assalirono. Egli si ritrovava in questo doloroso stato d'animo, quando un giorno, tornando da un seppellimento, scorse un foglietto appiccicato contro i cristalli d'una botteguccia di ciabattino. Si avvicinò per vedere che vi fosse scritto. Ecco che cosa v'era scritto a caratteri grossi e scuri: "Poiché tu hai fatto del Signore il tuo rifugio, nessun male t'incoglierà, nessun flagello s'accosterà alla tua dimora". Queste parole furono un balsamo per l'animo avvilito del giovane; il quale si sentì invulnerabile e si ridiede con ardore e con fiducia ad assistere i moribondi.
Il colera passò, e il tempio di New-Park Street si riempì di nuovo. Di lì a non molto la vastissima sala parve troppa ristretta. Non c'era più un solo posto libero, e molti tra gli accorrenti dovevano tornarsene a casa. I terrori del colera e il veleno dei denigratori venivano così compensati da una riuscita strepitosa. S'era mormorato: "L'opera di Carlo Spurgeon non è che un fuoco di paglia" ma le chiacchiere di domenica in domenica venivano solennemente smentite dai fatti: non solo l'uditorio si manteneva e cresceva, ma i cuori si convertivano a centinaia. E allo Spurgeon a tal segno benedetto e approvato da Dio sembrava d'esser rapito su in alto in una sfera tutta pace e splendori; da dove alla sua grand'anima i nemici biliosi e maligni facevano l'effetto di poveri ranocchi gracidanti nel deserto.

BISOGNA SLOGGIARE!

Una sera il tempio di New-Park Street rigurgitava di gente, quand'ecco a un tratto il gas si spense. Buio totale! Ma non avvennero guai: nessuno si mosse, perché Spurgeon s'era affrettato a dire: "Non vi date pensiero: si riaccenderà; e, in quanto a me, posso benissimo parlare anche allo scuro", e continuò a predicare. Ma perché il gas s'era spento improvvisamente? Si crede che ciò fosse dipeso dal gran numero delle persone e dalla conseguente mancanza d'ossigeno. In quel tempio si soffocava.
Fu necessario di fare nuove finestre, per introdurre nella sala maggior quantità d'aria respirabile. Se non che il rimedio non bastò, e il caldo e l'afa riuscivano intollerabili come prima; e il tempio in ogni modo pareva sempre più stretto, a causa della grande affluenza di gente. Occorreva un rimedio radicale: e in vero, perché privare anime della efficacissima parola del predicatore? Or ecco quale decisione si prese: "Il tempio" si disse "è insufficiente: allarghiamolo!" Quando si prese questa risoluzione, Spurgeon era a Londra da un anno e mezzo solamente.
Tuttavia, dire: "Allarghiamolo!" era più facile che allargare! I lavori durarono piuttosto a lungo: principianti nel Febbraio del 1855 non furono terminati che in Maggio. E intanto? Dove si sarebbe radunata la chiesa? Si prese temporaneamente in affitto una vasta sala, Exeter Hall, capace di tremila persone; la quale aveva già servito e serve anche adesso a conferenze religiose.
Exeter Hall si riempì ogni settimana. Spurgeon ci rimise mezzo polmone, a furia di predicare; ma ebbe la gioia di guidare al Cristo molti peccatori. Londra accorreva. La folla faceva ressa, dinanzi all'ingresso, delle buone mezz'ore prima che la sala fosse aperta al pubblico. E fu in quei giorni che la fama del predicatore "non ancora maggiorenne" si consolidò e si sparse per tutta l'Inghilterra e per tutto il mondo.
Condotti a termine i lavori d'ampliamento nel tempio di New Park Street e ripresi i culti il 27 Maggio 1855, si dovette con grande maraviglia riconoscere che (gli ammiratori essendo in quel mentre cresciuti a dismisura) se, prima dei lavori, il tempio riusciva angusto, adesso, per l'aumento nel numero degli uditori, riusciva angusto altrettanto! Appena risolto il problema, il problema si riaffacciava come prima.
Spurgeon, gli anziani, i diaconi e la chiesa tutta quanta ne furono impensieriti. Che fare? Ma gli Inglesi sono gente pratica. Ecco la conclusione alla quale si giunse: "Bisogna sloggiare! Neppure così allargato il tempio è sufficiente? Edifichiamone dunque dalle fondamenta uno che sia assai più ampio!" E si misero all'opera.
Veramente la costruzione del nuovo tempio avrebbe richiesto degli anni. E intanto dove si sarebbero radunate quelle migliaia d'anime desiderose di udire il nostro predicatore? New Park Street non fu abbandonato del tutto; ma al tempo stesso si prese in affitto non più Exeter Hall, che oramai non sarebbe bastata bensì la sala dei Royal Surrey Gardens (ossia dei giardini reali di Surrey) la quale di solito serviva per grandi concerti musicali e poteva contenere la bellezza di otto o diecimila persone. Carlo Spurgeon vi doveva predicare per la prima volta la sera del 19 Ottobre 1856.
Ma, prima di esporre che cosa accadesse in quella sera tremenda, sarà bene che diciamo una parola intorno ad un fatto di somma importanza nella vita di Spurgeon. Questo fatto era già avvenuto fin dall'8 Gennaio di quell'anno medesimo: vogliamo alludere al matrimonio del grande predicatore con Susanna Thompson.
Per Carlo Haddon Spurgeon questa buona signora fu poi per sempre un modello di moglie, un vero "aiuto convenevole", una zelante collaboratrice, circondandolo d'una soave e poetica atmosfera di simpatia e di affetto, lavorando accanto a lui e con lui per il bene e la salvezza dei peccatori. Brava scrittrice, compose libri; e, facendo economie potè offrire gratuitamente a molti pastori poveri un bel numero di copie degli scritti dovuti alla penna dell'illustre consorte. Seppe anche imporsi più gravi sacrifici, quantunque ella fosse malaticcia; e rinunziare a tante delicatezze che le donne in genere e soprattutto le donne malandante in salute desiderano e ricercano.
La signora Spurgeon, prima ancora di divenire tale, aveva appreso con mirabile rassegnazione che la moglie d'un uomo come Carlo Spurgeon deve necessariamente vivere una vita d'abnegazione. Lo apprese specialmente una sera nella quale accompagnò il fidanzato ad una radunanza. I promessi sposi s'erano avviati a braccetto; ma, giunti al luogo ove si doveva tenere il culto, trovarono la porta d'ingresso e per buon tratto anche la strada ingombra di gente, che, spingendosi, urtandosi, s'ingegnava a entrare. Spurgeon, assorto nel pensiero d'essere forse in ritardo, si svincolò velocemente dal braccio della signorina Thompson e, senza nemmeno salutarla, la piantò lì tra la folla, e, lavorando di gomiti, si aprì un varco e corse al pulpito. La povera fidanzata versò qualche lacrima e tenne poi un po' di broncio al suo grande uomo, ma la pace non tardò a ristabilirsi, e per sempre. Da questo felice matrimonio nacquero due figlioli gemelli. Tommaso e Carlo. Entrambi sono divenuti pastori, come il padre. Carlo è pastore a Cheltenham e Tommaso dopo aver esercitato il sacro ministerio nella Nuova Zelanda e in Australia dirige adesso la chiesa del proprio padre in Londra.
Tommaso Spurgeon scrisse all'autore di queste pagine due lettere gentilissime, in data del 16 Agosto e del 26 Settembre 1904; in una delle quali sapendo dell'intenzione che si aveva di redigere una biografia di Carlo Haddon Spurgeon per uso del popolo e dei fanciulli italiani dice, tra l'altro: "Approvo di buon grado il suo proposito".
Ma torniamo alla sera del 19 Ottobre 1856, nella quale Spurgeon doveva predicare per la prima volta nella sala dei Royal Surrey Gardens.
La sala era piena, rigurgitante: diecimila persone vi stavano pigiate come le acciughe nel barile.
"Non dimenticherò mai" lasciò detto Spurgeon "non dimenticherò mai quella sera terribile. Tutte le porte d'accesso erano prese d'assalto. I viali del parco circostante formicolavano di gente. Stentai ad aprirmi un passaggio attraverso alla moltitudine. Tremavo; ero in preda ad uno di quegli sgomenti che, quand'ero più giovane, provavo sempre prima d'una predicazione. Mi feci animo e salii alla tribuna".
Spurgeon stava pronunziando la preghiera, quando ad un tratto e da ogni angolo della sala enorme si gridò: "Al fuoco! Al fuoco!" Si trattava probabilmente d'uno scherzo di pessimo gusto escogitato dalla plebaglia. La gente, spaventata, si slanciò verso le uscite. Spurgeon smise la preghiera. Ne nacque una confusione, un parapiglia indescrivibili. Si raccolsero sette morti e ventotto feriti. Spurgeon stesso cadde svenuto sulla tribuna. Lo si credette morto. Non era morto; ma una grave malattia fu la conseguenza delle troppo vive commozioni di quella sera spaventosa. Egli si sentiva la testa indebolita. Non poteva studiare; per più giorni dovette rinunziare a qualsiasi sforzo mentale. Ma il Signore non lo abbandonò. Il 2 di Novembre Spurgeon riprese la predicazione a New Park Street e, il 23, nella sala medesima del disastro, non di sera tuttavia, per ragioni di prudenza. In questa sala predicò poi ogni domenica, di giorno, fin all'11 Dicembre 1859, cioè per più di tre anni. 
  


Copyright ©Cristiani Evangelici 2000 - All right reserved