IL TABERNACOLO

La chiesa di New Park Street aveva determinato come già sappiamo di edificare per il proprio pastore un nuovo tempio, per ospitare tutte le persone desiderose di udire il primo predicatore d'Inghilterra e del mondo. C'era però il problema economico. Per costruire un tempio occorrono quattrini e per costruire un gran tempio occorrono molti quattrini. I molti quattrini furono trovati facilmente grazie alla partecipazione di tutta la Comunità ed anche di altri credenti. Spurgeon stesso offrì una parte del provento dei suoi sermoni, che ormai si stampavano e si vendevano, settimana per settimana, a migliaia e a decine di migliaia di copie. Così, per la costruzione del nuovo tempio, si raccoglievano in media, ogni mese, da sette ad otto mila lire. Nella primavera del 1857 si avevano già in cassa centododicimilacinquecento lire. Arrivarono inoltre, altri doni straordinariamente generosi: un signore, che conosceva Spurgeon solo di fama, gli inviò 125mila lire. Il giorno che il tempio fu dedicato non restava più da raccogliere nemmeno un centesimo: tutto era pagato.
E qui notiamo alcune date importanti per la costruzione del tempio.
La prima idea di innalzare un tempio più spazioso nacque nel Giugno del 1856. La prima pietra dell'edificio fu posta il 16 Agosto 1859 da un deputato al parlamento e amico intimo di Spurgeon, presente anche il Lord Mayor sindaco di Londra.
La cerimonia inaugurale ebbe luogo lunedì 18 Marzo 1861, e non il 25 Marzo come erroneamente asserisce il Cornforth. Il 25 è invece la data della prima predica propriamente detta, del primo culto pubblico e regolare.
Spurgeon diede al nuovo tempio il nome Tabernacolo, che significa tenda o padiglione. "Volle chiamarlo così" osserva il Saillens "perché diceva "il solo vero tempio è il Cielo e quaggiù noi non possiamo se non adorare sotto le tende, come pellegrini, come gl'Israeliti nel deserto".
Il Tabernacolo metropolitano riuscì grandioso e semplicissimo al tempo stesso. Di fuori una magnifica scalinata; a capo della scalinata una maestosa fila di sei colonne e un'ampia loggia; ai lati delle colonne e della loggia una porta, e sopra ciascuna di queste due porte laterali una finestra; e su, in alto , una balaustrata corrente dietro il fronte della facciata, il quale poggiava (e poggia tuttavia…. Poiché l'incendio, che distrusse poi il Tabernacolo, ne rispettò la parte esteriore) sulle sei colonne. Per farsi un'idea esatta dell'aspetto del tempio, osservato da fuori, sarebbe necessario d'aver sott'occhio una fotografia o almeno un'incisione qualsiasi. Le descrizioni non riescono mai chiare: quella stessa che il Manzoni premette ai Promessi Sposi non ci dipinge nettamente i luoghi che il perfetto scrittore vorrebbe riprodurci dinanzi. I nostri lettori si raffigurano in ogni modo qualcosa come il Panteon di Roma, ma alquanto meno massiccio: qualcosa come il Panteon ma un po' meno romano e un po' più spigliatamente cristiano.
Dentro, l'arte manca del tutto e la semplicità regna sovrana: perché sprecare in decorazioni molto denaro, che potrebbe invece servire a far un gran bene ai sofferenti, ai peccatori? Inoltre l'arte non solleva l'anima fino a Dio, la distrae.
Ma entriamo nel Tabernacolo, per osservarlo meglio. Figuratevi una sala di forma ellittica, grande come un vasto cortile o come una piazza. Intorno intorno, lungo le pareti, due tribune sovrapposte con i sedili a gradinate. Quante persone potrà contenere la sala? Cinquemila cinquecento sedute e altre cinquecento in piedi. Nel fuoco dell'ellissi, cioè nel punto più adatto perché le seimila persone possano tutte vedere e distintamente udire l'oratore che predica dietro il pulpito. Ma è proprio un pulpito? No, è piuttosto una spaziosissima piattaforma circondata da una ringhiera o balaustrata, ove l'oratore non sarà certo impacciato nei suoi movimenti, potendo mutar di posto e passeggiare…a piacere.
Quelle bigonce alte, strette e incomode che si trovano in tutti i templi e che si chiamano "pulpiti" davano orribilmente sui nervi alSpurgeon. "Vi sarebbe mai possibile d'immaginare" egli dice "l'apostolo Paolo appollaiato lassù in una di quelle piccionaie, ove bisogna star impalati e ove non ci si rigira? Nessun avvocato al mondo si rassegnerebbe a perorare una causa da uno dei soliti pulpiti: come potrebbe egli sperare di riuscire a fare colpo sui giudici, essendo a quel modo per metà sepolto dietro un parapetto di legname?"
Secondo Spurgeon il predicatore dovrebbe poter esser sempre libero nei movimenti, come gli antichi oratori greci e romani. E come dargli torto del resto?
Ma non ci perdiamo in considerazioni: ricordiamoci che siamo entrati nel Tabernacolo metropolitano di Londra, per osservarlo. Diamo dunque ancora un'altra occhiata in giro.
Dov'è l'organo? L'organo non c'è: Spurgeon non lo ha voluto. E chi sa perché? Egli l'ha detto, non ne ha fatto un segreto.
Innanzitutto perché un organo, un organo buono costa parecchio; e poi specialmente perché l'organo "ammazza il canto" soffocandolo. Niente di più bello né di più sublime d'un inno cantato senza accompagnamento d'organo, e non già da un bravo tenore, da un eccellente baritono e da un basso profondo, pagati per far questo, bensì da un coro possente di seimila voci che esprimano un sincero pentimento e un soave sentimento d'adorazione: è qualche cosa che solleva e rapisce, e che dà per gli orecchi una tale dolcezza al cuore, da far dimenticare tutta l'arte pomposa che parla ai sensi solamente.
Il dottor Lorimer esprime così le sue impressioni circa al Tabernacolo metropolitano: "L'enorme edificio" egli dice "ha prodotto spesso in me più effetto che la stessa Abbazia di Westminster, la quale è veramente maestosa e solenne nella sua bellezza…. L'Abbazia mezzo tempio e mezzo mausoleo, mi ricorda il passato, e mi pare che appartenga ad altri tempi, monumento sontuoso di ciò che fu e più non sarà. Non così il tabernacolo. Esso ha un che moderno; somiglia per dirla francamente ad un vasto laboratorio, ma ad un laboratorio ove l'anima umana è trasformata e foggiata sul divino modello…Nel Tabernacolo noi non ci troviamo in presenza dei morti, ma dei viventi. Seduti tra le sue pareti nude e sui suoi banchi imbottiti, senza che si scorga in giro nessun ornamento di chiesa, non si va fantasticando intorno ai famosi avvenimenti del passato, ma intorno ai grandi avvenimenti che l'avvenire riserba; si pensa al lavoro paziente che qui sotto a questa volta si sta facendo di ora in ora, e non già per rendere qualche nome immortale sulla terra, bensì per rendere immortali le anime nel cielo"!
Dimenticava però il Lorimer, scrivendo queste splendide parole e delle altre che per brevità si omettono, che il Tabernacolo metropolitano, se attrae gli sguardi ansiosi verso l'avvenire, verso il trionfo del regno di Dio sulla terra e nella gloria dei cieli, li volge del pari al passato quanto possa farlo l'Abbazia di Westminster pur tanto ricca di gloriose memorie; dimenticava l'elegantissimo scrittore americano che il Tabernacolo era stato eretto sulle alture di Newington, ciò è a dire in quel punto di Londra ove, secoli addietro, dei fedeli discepoli erano stati arsi per il nome del Cristo! "A pochi passi di qui" esclama Spurgeon in un sermone pronunziato nel Tabernacolo stesso "a pochi passi di qui degli uomini e delle donne, di buon mattino, allo spuntare del sole, ricevettero l'ordine di salir sul rogo, e furono arsi; e, quando ciascuna delle loro dita era tutta in fiamma, furono visti batter le mani, gridano:"Cristo soltanto! Cristo soltanto".


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