SPURGEON SUL PULPITO
Spurgeon predicò per la prima volta nel Tabernacolo la domenica 25 Marzo 1861, prendendo a testo del discorso le parole degli Atti apostolici: "Ed ogni giorno, nel tempio e per le case, non restavano d'insegnare e d'evangelizzare Gesù Cristo".
Ormai egli era un oratore maturo, sebbene non avesse che ventisei anni; era ormai quello che doveva poi essere per tutto il rimanente della vita. Accrescerà ancora, è vero, il tesoro della sua esperienza già tanto ricca del resto; ma come oratore non farà più molti progressi: egli era oramai all'apice e avrebbe già meritato l'epiteto di "Demostene cristiano" che un biografo esimio gli attribuisce nell'anno 1888. perciò ci pare giunto il momento opportuno di andare "in spirito" al Tabernacolo di Londra, di sederci su uno dei suoi banchi innumerevoli e di restare lì durante tutto il culto, per farci una idea chiara e precisa se sarà possibile di Spurgeon predicatore, di Spurgeon sul pulpito o…sulla piattaforma, poiché come s'è detto, il suo non era un pulpito simile agli altri.
Avviamoci dunque al Tabernacolo una domenica mattina, preoccupandoci d'arrivarci un quarto d'ora almeno prima dell'ora fissata; entriamo e stiamo ad osservare.
La sala immensa si va popolando. Passano alcuni minuti, e la sala immensa è piena zeppa di gente: seimila persone! E così, per trent'anni, ogni domenica dell'anno, seimila persone sederanno qui ad ascoltare il grande oratore.
Mentre noi attendiamo, dov'è Spurgeon? In una delle stanze annesse al Tabernacolo: e sta pregando in compagnia degli anziani e dei diaconi della chiesa, come fa sempre prima d'un culto pubblico.
Ma ecco l'ora. Il cuore ci batte più forte. Tra qualche secondo Carlo Haddon Spurgeon comparirà. Eccolo! Sale alla piattaforma. Noi lo seguiamo con lo sguardo.
Il celebre predicatore non è alto, ha le spalle quadre e collo corto. Le sue fattezze non sono né delicate né fini. Ma che sorriso su quelle labbra! È un sorriso "limpido e luminoso" che, come uno splendore, si diffonde soavemente su tutto il volto, il quale altrimenti sarebbe tutt'altro che bello.
Egli sale con passo energico, senz'affettazione, come uno che vada al lavoro, come chi s'accinge a compiere un dovere.
Invita l'assemblea a cantare. Che canto splendido! Ci sentiamo commuovere. Comprendiamo l'importanza del canto: esso è insieme con la preghiera un'efficacissima preparazione al culto. L'anima si scuote e si slancia all'incontro del suo Dio! Ma ecco il canto termina, e Spurgeon si alza per proferire la preghiera. Che preghiera! Impariamo come si debba pregare. Ci viene fatto segno di chiedere col cuore, al Signore: "Insegnaci a pregare come hai insegnato Spurgeon!" un biografo dice: "Nel culto pubblico, pregava con tal copia d'eloquenza, d'effusione e di fervore, da parere inspirato".
"Le sue preghiere" dice un altro biografo, il Saillens, da noi già citato "tacevano di tutti i cuori un solo cuore; ed esse salivano al cielo con potenza straordinaria, lasciando nell'uditorio un'importanza maggiore di quella che la predicazione stessa produceva".
Moody, il celebre evangelista americano, la pensa come il Saillens.
Lorimer, scrive: "Quando per la prima volta udii Spurgeon, e poi sempre, le sue preghiere mi commossero più fortemente dei suoi stessi sermoni. Esse erano tutta semplicità, franchezza, dignità, calore e infantile fiducia. Non frasi ampollose né frasi stereotipate. Mi sentii trasportare, col rimanente dell'uditorio, fino al trono della grazia. Pareva ch'ei parlasse con Dio, col rispetto e con l'umiltà che s'addice ad ogni creatura, ma, d'altra parte, con l'ardire fiducioso che s'addice a un santo". E infine il Pierson, illustre cristiana d'America, autore di libri che sono altrettanti capolavori, si esprime, a sua volta, in questi termini: "Umile nella confessione dei peccati, incalzate nella supplicazione, importuno nell'intercessione, quando loda ed esalta Iddio in uno slancio d'adorazione pare un'aquila che s'alzi veloce verso il sole e vi trasporti in alto in alto sulle sue ali. E voi sembra allora di scorgere la gloria di Dio, e vi prostrate dinanzi allo splendore della potenza di Lui, della sua sapienza, del suo amore e della sua santità".
Or come si spiega tanta efficacia nel pregare? Si spiega, tenendo conto della grande fede e della meravigliosa certezza d'esaudimento, le quali distinguevano Spurgeon. Egli stesso ci indica il segreto delle sue preghiere, quando dice: "Che gioia io provo, allorchè nella Santa Scrittura trovo una promessa divina! Subito dico al Signore: "Questa è la tua Parola, ed io so che Tu non mancherai di mantenere anche questa promessa".
Eppure, nonostante la fede e la certezza nelle promesse di Dio, nonostante l'effetto che le sue preghiere, suggerite da questa fede e da questa certezza, producevano nell'animo di chi li ascoltava, Spurgeon, specialmente da giovane, era ben lunghi dall'essere soddisfatto del come pregava. "Non c'è nulla" egli esclama con sincero rammarico "non c'è nulla che mi disturbi quanto le mie preghiere. Quando m'accosto a Dio, quando il pentimento dovrebbe strapparmi il pianto, quando io vorrei credere e cogliere le benedizioni concesse alla fede, com'è fiacco il mio pentimento!" Mi chiedo: e che cosa dovremmo dire noi delle nostre preghiere?
Sarebbe piacevole di riprodurne qui alcune di quelle proferite dal grande oratore nel Tabernacolo; ma la cosa è inattuabile per la semplice ragione che se i sermoni e perfino le conversazioni e quasi ogni parola di lui furono stenografati, ma le preghiere non sono state mai affidate alla carta né da Spurgeon né da nessuno: Spurgeon non permetteva che si scrivesse ciò ch'egli diceva al suo Dio. Tuttavia, poiché di quando in quando, in mezzo ad un sermone, dall'anima del predicatore erompeva improvvisa un'evocazione, riesce possibile anche a noi che non l'abbiamo mai udito di farci un'idea una pallida idea, ben s'intende del suo modo di pregare. Eccone un solo esempio: "Se mi amate dice il Signore osservate i miei comandamenti. Oh cristiano, scendano queste parole sino in fondo al tuo cuore! Se mi amate .se mi amate. Mio glorioso Redentore, perché dici: Se?… Caro Agnello di Dio, immolato per le nostre offese, perché ci dovrebbe essere un se al nostro amore verso di te? Testimone delle Tue sofferenze, io vedo il tuo sangue stillare a goccia a goccia per la salvezza dell'anima mia, e non ti amerei?… Ma, ahimè, lo confesso gemendo sì, spesso, troppo spesso,Tu hai avuto ragione di dubitare del mio amore. Sì, troppo spesso i miei pensieri o le mie parole o la mia condotta ti inducono a dire: Se...mi amate!… Pur tuttavia nonostante i miei falli e la mia freddezza mi pare, o Salvator mio, d'amarti veramente… Mi pare che Tu sei all'anima mia più prezioso che agli occhi la luce! Sì t'amo; sento che t'amo, Signore; Tu sai ogni cosa: Tu sai che t'amo".
Avevamo supposto d'essere entrati nel Tabernacolo di Londra una domenica mattina, per assistere ad un culto. Abbiamo già udito il canto, che ci ha vivamente commossi, e ci siamo uniti col cuore alla preghiera possente, la quale ci ha rapiti fin dinanzi al trono dell'Eterno. Spurgeon pregherà ancora; ma intanto ascoltiamo la lettura del vangelo.
Anche la lettura ci colpisce. Spurgeon vi frappone "dei commenti brevi, succosi, attraenti e pensanti; i quali rendono chiara la Santa Scrittura e preparano a comprendere bene e a gustare il sermone".
Dopo una seconda preghiera, ecco finalmente il sermone tanto atteso e desiderato. E qui converrà che ci soffermiamo più a lungo. Colui del quale andiamo esponendo la vita era anzitutto un oratore, il "principe degli oratori", sarà dunque ben naturale di consacrare alcune pagine a trattare dell'oratore.
Spurgeon possedeva tutte le doti del grande oratore. Gesto naturale, spontaneo. Voce pura, cristallina, forte, armoniosa, penetrante, meravigliosamente piacevole; ora tenera e carezzevole come ninnananna affettuoso d'una mamma che culli il suo bambino, o come un sospiro; ora sonante come uno squillo di tromba che inviti alla battaglia; ora profonda e potente come echi prolungati del tuono. Per ampiezza e per espressione melodica e insinuante, questa voce probabilmente non fu mai superata, se non forse da quella di Whitefield, il quale, predicando ad aria aperta, poteva, con la sua voce "angelica" e battendo bene le sillabe, farsi udire a tre chilometri di distanza.
Relativamente ai predicatori inglesi del suo tempo, Spurgeon parlava piuttosto presto, proferendo centoquaranta parole in media per minuto primo, in una lingua classica e limpida come acqua di sorgente, senza neppure uno di quei vocaboloni antipatici che riempiono la bocca di chi parla e non entrano nella mente e tanto meno nel cuore di chi sta ad ascoltare. I dotti, gli artisti, come il Gladstone e il Ruskin, lo ammiravano; gli umili, gli ignoranti, la gente del popolo l'intendevano dalla prima parola all'ultima. Niente di ricercato né di falso nella voce, né nel gesto, né nella posa, né nello stile.
Il suo stile era adorno, ma senza affettazione; era chiaro e vigoroso; semplice e poetico. Strano a dirsi, Spurgeon, che fin da fanciullo aveva sentito tanta inclinazione alla matematiche, alle scienze positive, cha della poesia sono la negazione, era poeta. E questo prova quanto ricca fosse la sua natura: il matematico appare nella logica stringente, incalzante, inesorabile; il poeta si rileva nei dolci inviti, nei voli ardimentosi e sorridenti nei quali trasporta con sé l'uditorio alla Gerusalemme celeste, al cospetto di Dio e dei suoi angeli. Il vero genio (e quello di Spurgeon era tale) non è solamente pensiero, è anche sentimento; non è solamente testa, è anche cuore; non è solamente matematica, ma è anche poesia. Spurgeon era poeta come i suoi grandi connazionali Milton e Shakspeare. Possedeva un vivo sentimento della natura. La natura gli empiva l'anima di maraviglia; e com'egli l'osserva! Nessun particolare gli sfugge. Vede l'uccello che si gode i raggi del sole; mira con compiacenza l'uccellino che dal nido apre il beccuccio inesperto dinanzi alla madre che è tornata col cibo; mira la prima stella che appare nel crepuscolo della sera, tosto seguita da innumerevoli altri punti luminosi che rischiarono le vie del cielo. "Guarda a Gesù" egli esclama"e tu godrai come l'uccello al sole e come gli angeli in cospetto di Dio". E in un'altra occasione: "Quando la parola di Dio porta frutto tra noi e le anime sono salvate, ci pare che intorno a noi tutto canti. Noi lodiamo il Signore, e ci pare colli e rupi, campi e boschi rispondano alle nostre note giulive e trasformino il mondo in una ridente orchestra". E in un'altra occasione ancora: "Signore! Io vorrei in questo bel giorno di Maggio unire la mia voce alla sinfonia universale e come un gaio e vispo fringuello cantare la tua bontà e la tua gloria!" "Come l'usignolo canterò nell'ombra della notte: l'attesa mi suggerirà la melodia, e la speranza mi darà l'intonazione; mi stanno per risplender nell'anima i divini albori".
La natura lo solleva a Dio. Ovunque, egli si sente "in casa del Padre". Lo contempla tra le falangi angeliche che non dormono mai e che senza posa né fatica le ali per adempiere i doveri divini; mentre le loro voci vibranti e pure non cessano di intonare le celesti armonie. Dio, per Spurgeon, è "Colui che ha disteso i cieli come un padiglione, e che, sui loro ricchi colori, ha ricamate con un ago d'oro le stelle senza numero scintillanti nelle tenebre". Nella solitudine della campagna, in sul fare della sera, Spurgeon medita e prega. "Quante volte" ei dice "vi abbiamo incontrato il Signore! Quanti alberi e quanti prati sono testimoni di quei sereni momenti, le cui impressioni benedette riandiamo con gioia!" dalla campagna fiorita il suo pensiero vola all'universo: e gli pare che nelle mani di Dio "i mondi abbiano ad esser più leggeri che una palla nella mano d'un fanciullo". Ma poi, tornando alla terra e alla vita d'ogni giorno, egli ci dirà per esempio che il sonno, dopo la fatica, è un balsamo; che una buona camminata tra i campi fa un gran bene; che una lunga passeggiata, dopo la malattia, è un piacere: e ci parlerà di tutto e di tutti. Nessun poeta è più umano di lui.
Sentilo quando parla degli eletti di Dio ."Allorché un eletto di Dio nasce sulla terra, subito gli angeli ne circondano la culla. Egli cresce e il peccato si sviluppa in lui. S'avvia per i pensieri d'iniquità…Il suo angelo lo segue, gli s'attacca ai panni, mira con tristezza i traviamenti suoi, e una lacrima gli brilla nello sguardo, quando colui ch'esso ama offende Dio. Ma finalmente quest'anima è condotta ad ascoltare l'Evangelo... L'angelo la osserva con gioia, vigila, attende… la Parola di Dio penetra nella coscienza del peccatore, ed ecco il peccatore piange e mormora: "Signore, abbi pietà di me!" E immantinente l'angelo spiga le ali, risale frettoloso al cielo, e: "Angeli fratelli!" esclama con giubilo "ascoltatemi tutti. Vi porto una lieta novella. Ecco egli prega, egli prega!" allora l'esercito celeste prorompe in canti di lode; si fa festa nel soggiorno della gloria; le volte del cielo echeggiano dalle grida di trionfo". Ma sentite Spurgeon, quando, riconducendoci dal cielo in terra, c'intrattiene intorno al dolce nido domestico. "La casa!" egli dice, "che sia una misera capanna o un sontuoso castello, poco importa. La casa è la casa: per quando umile sia, non c'è luogo sulla terra che le se possa agguagliare. Il giaggiolo vi cresca e fiorisca perennemente sul tetto, e vi verdeggi il muschio. È dolce il pigolio dei giovani passeri e il grido della rondinella d'intorno a quell'angolo caro che è la mia gioia e il mio riposo. Ogni uccello stima magnifico il proprio nido; il gufo pensa che le rovine cadenti sono quel che c'è di più bello sotto la luna, e la volpe sostiene che il suo buco nella collina offre tutti i comodi possibili. Preferisco il fumo del mio camino alla fiamma del focolare altrui: come si perde graziosamente a fiocchi tra il folto degli alberi! Delle patate fredde imbandite sulla mia mensa mi paiono più saporite dell'arrosto che cuoce nella casa del vicino; e il caprifoglio che incornicia il mio uscio ha più profumo d'ogni altro. Quando siete presso qualche amico, vi si circonda di riguardi e di cure; ma non vi sentite contenti come a casa vostra: "Faccia il suo comodo; supponga d'essere a casa sua" vi dicono, perché ognun sa che esser "a casa sua" è una festa"…
E Spurgeon tira innanzi soavemente, che è un amore ad ascoltarlo; ma noi dobbiamo troncare la citazione, per occuparci delle altre doti dell'oratore.
Poeta dell'anima, egli possiede un'immaginazione che è un portento. E quindi nessuno più atto di lui ad intendere il linguaggio immaginoso dei Profeti e dei Salmi: il suo Commento è il migliore commento sui salmi che esista. Egli prende un'immagine, una metafora ardita dell'Antico Testamento, e ce la svolge dinanzi con una limpidezza meravigliosa. Si direbbe che non abbia pur letto la Sacra Scrittura, ma sia stato spettatore di ogni scena che la Sacra Scrittura dipinge; si direbbe che veda i fatti e gli episodi narrati dal Vangelo, come se avvenissero sotto i suoi occhi, mentre ne parla. Per solito non aggiunge nulla alle immagini bibliche, e s'accontenta di cavarne fuori tutto il contenuto; ma qualche volta gli accade di sviluppare un'immagine biblica con altre immagini sue proprie, e allora il suo linguaggio senza cessare d'essere chiarissimo assume un che di profetico. Egli prende un'idea, e la volta e la rivolta in tutti i sensi, e ce la fa brillare dinanzi come un diamante. I paragoni, le similitudini, le argute osservazioni a sentenze, a proverbi, perfino a i giochetti di parole, perfino gl'indovinelli gli zampillano dalla mente con tale e tanta spontaneità che riempie di stupore.
Egli si serve di tutto; non disdegna di valersi dei pensieri altrui: li toglie a prestito dal Whitefield per il il quale prova una vivissima simpatia, dai suoi cari teologi puritani, da Martin Lutero, da Rowland Hill, da chicchessia.
"La fede" ha detto qualcuno "è la lingua che implora il perdono, è la mano che lo riceve, è l'occhio che lo discerne; non è però il danaro che lo paghi". "Qualcuno ha detto: "Ciò che l'olio è per le ruote, ciò che le ali sono per l'uccello, ciò che le vele sono per le navi, la fede è per le opere sante". "Si domandava ad un tale, quale fosse il miglior modo di fare una data cosa. L'interrogato rispose: "Il miglior modo di far codesta cosa è di farla subito! E così il miglior modo di credere è di…credere subito". "Ricordatevi come Lutero batteva Satana con le stesse armi di lui. "Lutero" diceva il Diavolo al Riformatore "tu hai peccato" "Lo so" rispondeva costui; ma Gesù Cristo è morto per salvare i peccatori". "Non avete mai udito il confronto che Rowland Hill faceva tra il gatto e il maiale? Ve lo riferirò a modo mio per chiarire le notevoli parole di Gesù: "Vi conviene nascere di nuovo". Ecco un gatto. Com'è pulitino, non è vero? Con che destrezza si serve della zampetta e della lingua per lavarsi il musino! Non è forse una cosa graziosa a vedersi? Ma avete mai incontrato un maiale che facesse altrettanto? No, mai. Ciò è contrario alla sua natura. Preferisce assai di voltolarsi nel fango. Provate ad insegnare la pulizia a un maiale: otterrete ben poco. Se i porci si tenessero puliti, che progresso importante sotto l'aspetto igienico! Insegnate loro dunque a lavarsi come usano fare i gatti…Che ingrato compito! Per forza riuscirete a lavare un maiale; ma, appena terminata l'operazione, lo vedrete correre a tutte gambe verso il pantano, da dove uscirà di lì, sudicio com'era prima. Il solo mezzo per aver in lui un esser pulito…sarebbe di convertirlo in gatto; allora si, si laverebbe e si terrebbe pulito; altrimenti, no, mai! Orbene supponete che questa metamorfosi sia avvenuta: ciò che prima era difficile, anzi impossibile, sarà tanto facile, che il maialino così trasformato avrà diritto d'ora innanzi di venire in salotto e di accoccolarsi sul tappeto davanti al caminetto! Lo stesso dicasi del peccatore. Da sé, non sarà mai santo: non si sente inclinato alla santità; ma che Dio lo faccia rinascere e ne faccia un essere nuovo, e tutto muterà".
Sempre naturale e chiarissimo, Spurgeon sa adattarsi ad ogni specie d'uditorio. Parla con molta serietà, ma senza l'ombra della musoneria. Spesso eccita, se non il riso, il sorriso. Lo dice egli stesso: "Certi brani dei miei sermoni potranno destare il sorriso. Preferisco far sorridere un minuto secondo che non conciliare il sonno per una mezz'ora!" ascoltandolo, ci si avvede subito che parla per convinzione profonda: "La sua potenza" osservava un giornale inglese "scaturisce dal vivere, come pochi vissero, in mezzo alle cose del mondo spirituale". Parla dunque per esperienza; e non già per un'esperienza d'accatto o di seconda mano, che dà ai nervi; ai ventiquattro o venticinque anni egli era già uomo maturo. E che impressione non doveva produrre nei giovani, questo giovane di ventiquattro o venticinque anni, quando rivolgeva loro parole come le seguenti: "Voi credete forse che la religione non vi concerna. Godiamoci la vita voi dite, stiamo allegri e giocondi! E fino a quando, o giovane, fino a quando intendi tu di camminare come il cuore ti mena? Fino a ventuno anno dirà l'uno. Fino ai trenta dirà l'altro. Ma sei tu ben sicuro d'arrivare a questa età? Del resto, ammesso pure che tu abbia a raggiungerla sappi che, se oggi tu non vuoi aprire il cuore per ricevere la grazia di Dio, non vorrai nemmeno allora: il cuore dell'uomo è cosiffatto: abbandonato a sé stesso, non migliora, anzi va peggiorando. Gli è come d'un giardino: se lo lascerete incolto, se permetterete che le male erbe vi si moltiplichino, la sua condizione andrà sempre più peggiorando. Gli uomini si figurano di potersi ravvedere quando lor meglio piacerà. No! Il vero ravvedimento non è cosa facile come generalmente si crede: Dio lo produce in noi, e guai a colui il quale trascura il momento favorevole! Invece dunque di ripetere con presuntuosa sicurezza: mi convertirò in quello o in quell'altro tempo della vita, fate in modo che il vostro cuore si esprime così: "In questo giorno medesimo voglio andare a Dio e chiederGli che incominci l'opera Sua in me, per timore ch'io non muoia impenitente".
Parecchie volte si rivolge ai giovani; e, poiché questo libro è destinato anche a loro, aggiungiamo qualche altra preziosa citazione.
"Miei giovani amici, non vorrei sgomentarvi; pur tuttavia mi preme di dirvi: esaminate bene voi medesimi, prima d'esclamare: "Io appartengo a Dio". Quanti hanno creduto d'essere convertiti, senza essere tali veramente! Migliaia d'anime hanno provato impressioni serie e il preteso mutamento sono svaniti al pari di un sogno!"
In un sermone pronunziato, prima ancora che si dedicasse il Tabernacolo, dice: "No, o giovane, no, tu avrai un bell'abbandonarti a tutti gli eccessi e un bell'assaporare tutti i piaceri che la terra offre, non esclusi quelli che non avrei coraggio di nominare e che sono in gran numero; ma, dopo averli a saziare i tuoi desideri".
E in un altro sermone dello stesso tempo: "Io fremo, io gemo al pensiero di questa moltitudine di anime giovani, che fin ad ora sembrano immuni dalle sozzure del mondo, ma che non hanno ancora ottenuta la salvezza, né la vita nuova. O giovanetto, o giovanetta, piaccia al Signore che sin dai vostri primi anni siate vivificati mediante il suo Spirito!"
Ancora un'ultima citazione: "E tu, o giovane uditore, non hai tu un essere amato nella gloria dei cieli? Tua madre forse passeggia ora le vie dorate del paradiso; forse ti mira mentr'io ti parlo. Essa ti ha nutrito col suo latte, ti ha stretto al seno amoroso, ti ha consacrato a Gesù Cristo. Dal cielo, ove si trova, ti mira con quell'ansiosa sollecitudine che la sua sorte beata comporta. Parla, o giovane: che avviene nell'anima tua? Odi tu la voce del Cristo, che mediante il suo Spirito ti dice "vieni a me?" Piangi tu lacrime di vero pentimento? Oh, se fosse così, mi parrebbe di udire tua madre ripetere col cuore traboccante di letizia: "Ecco egli prega, egli prega!" Mi parrebbe di vederla inchinarsi dinanzi al trono di Dio dicendogli con accenti d'inesprimibile gratitudine: "Io ti rendo grazie, o Signore, o Dio d'amore; perché il figliolo che tu mi desti in terra è divenuto tuo figliolo per l'eternità!"
Spurgeon sente con vivezza straordinaria la sua grave responsabilità di banditore dell'Evangelo: "Se sapeste" dice ai suoi uditori "quanto il servitore del Cristo prega per voi! Andate, la domenica sera, sotto le finestre del suo studiolo, e tendete l'orecchio: l'udirete gemere amaramente, perché gli parrà che la sua parola non sia stata abbastanza fedele; l'udirete gridare a Dio nell'angoscia del cuore: "Chi ha creduto alla nostra predicazione e a chi è stato rivelato il braccio del Signore?"
Come dice il dottor Artur Pierson, Spurgeon "muove da questa persuasione: che dinanzi a sé ha delle persone, le quali non hanno mai sentito parlare del Cristo; e quindi parla come se la loro salvezza dipendesse dal modo in cui egli sta per proclamarla".
Talora si fa ironico; talora si mostra satirico; ma sempre bonariamente: "Ho veduto delle anime tentare di ricoprirsi con le loro opere buone; se non che, le loro opere buone non erano mai abbastanza ampie, per nasconderli interamente agli occhi del Giudice divino"…
Ed è sempre diretto e pratico. Parla chiaro ai peccatori, non li accarezza. Un tantino violento in sul principio del suo ministerio, non smise mai di dire apertamente la verità, con molto affetto, ma con molta energia."Devo io rammentarti, mio caro uditore, che ieri tu cacciasti di casa una povera donna, madre di tre figlioli? Codesta donna vedova e senz'appoggio ti era debitrice di alcune settimane di pigione, l'ultima volta che ti pagò, aveva venduto l'orologio del marito morto e il proprio anello matrimoniale: li vendette e ti pagò… Questa volta, non aveva più nulla da vendere...Ti scongiurò d'aver pazienza per qualche giorno ancora; e tu ti arrendesti alla sua preghiera, e ti pare di aver agito esemplarmente! Ma, trascorso l'indugio, tu hai detto: "Questa donna ha tre figlioli, è vero; ma, alla fin dei conti, che c'entro io? Sarebbe bella che un padrone di casa dovesse tener conto di simili particolari: l'interesse prima d'ogni altra cosa". E così, tu facesti dire alla povera vedova che sgomberasse senz'altro. Ah, se tu avessi potuto vedere che cosa avveniva nel suo cuore affranto, allorché, senza un soldo, senza un rifugio, lasciava la tua casa, chiedendo a sé stessa dove mai i suoi figlioli avrebbero trovato riparo per la notte, certo ti saresti impietosito, e una voce interna t'avrebbe detto: "No, non devi gettar nella pubblica via la vedova e l'orfano!" ma tu non hai pensato alla sua angoscia; tu non hai nemmeno voluto incontranti con la sventura, e hai commesso una malvagia azione: le leggi umane lo so ti giustificano; ma la legge di Dio ti condanna; poiché questa legge dice: "Ama il tuo prossimo come te stesso".
In questa requisitoria, Spurgeon vuole alludere a un fatto storico? Aveva egli dinanzi il padrone di casa spietato? Può darsi benissimo; poiché verso la fine del medesimo discorso, dal quale il brano è stato tolto, esce con queste parole: "Non so se in qualche parte del mio sermone vi avrò fatto l'effetto di indirizzarmi a taluno di voi individualmente. Lo spero, in ogni modo, quest'era il mio desiderio e la mia intenzione. Sapendo che vi sono tanti di quelli i quali non s'adatterebbero mai a portar vestiti che non fossero fatti al loro dosso, mi sono ingegnato a tagliarne uno esatto su misura; affinché non abbiano a mettere innanzi scuse, per non portarlo! Se invece d'esclamare: "Come va bene per me!" vorrei sperare che le mie esortazioni non rimarranno infruttuose".
La franchezza di Spurgeon era divenuta proverbiale. Senza mai rinunziare alla carità cristiana, non risparmia nessuno. Predica l'Evangelo, tutto l'Evangelo e nient'altro che l'Evangelo, senza badare ai gusti degli ascoltatori. "Se avessi a predicare ciò che piacesse a ciascuno di voi che siete qui, non saprei proprio da qual parte rifarmi. Io predico ciò che credo esser vero; e se mi si proponesse la corona d'Inghilterra, non per qualche anno, ma per tutta l'eternità, a patto di lasciare da parte una sola delle verità alle quali fermamente credo, rifiuterei l'offerta, quelli, a cui ciò ch'io dico non va a genio, sono liberissimi di non curarsene. Vengono qui spontaneamente non è così? E se la verità non aggrada loro, la buttino in un cantuccio!" Ragionando dell'apostolo Paolo, dice: "Egli non rassomigliava ai più dei predicatori dell'oggi; i quali si vantano di non esser mai stati diretti e di non aver mai ferito nessuna coscienza".
Volgendosi alle signore elegantemente vestite, dice loro tra il serio e il faceto: "Signore mie seppiatelo, la seta non farà, in paradiso, migliore figura del percalle né della cotonina". E soggiunse: "Rispettiamo, di grazia, i gradi e i titoli di quaggiù; ma non ci dimentichiamo che, per chi predica l'Evangelo, ogni distinzione cessa. Se dovessi predicare ad un'assemblea tutta costituita di re, predicherei lo stesso Evangelo che ad un'adunanza di contadini. Per il re sul trono, per la regina a palazzo, come per voi dal primo fino all'ultimo, l'Evangelo è sempre il medesimo". In un'altra occasione si esprime così: "In quant'a me, non mi curo di quel che dirà il mondo. Quando gli uomini peccano, sento il bisogno di riprenderli; e, finch'essi non abbiano rinunziato al loro peccato, non cesserò, con l'aiuto di Dio, di rilevar loro che il peccato non può rimanere impunito".
Non la finiremmo più, se volessimo ricordare tutte le moltissime prove della sua onesta franchezza, degna d'un vero ambasciatore di Gesù Cristo: egli ha una parola sincera e vigorosa per tutti, non esclusi i membri del consiglio di chiesa, non esclusi i suoi stessi colleghi, i pastori.
Tuttavia nulla di eccessivo nei suoi franchi ardimenti. "Ci sono stati" osserva egli stesso "dei cristiani dal cuore nobile, dall'indole generosa, i quali però hanno spinto l'ardire all'estremo: erano, non il ritratto, ma la caricatura del Cristo. Conviene unire al coraggio la dolcezza di Gesù. In questa lega, il coraggio rappresenti il rame, e l'amore l'oro: dalla fusione di questi due elementi verrà fuori uno splendido metallo, degno di essere adoperato nella costruzione del tempio di Dio".
Umile e dolce d'una dolcezza quasi materna, fiero ed incalzante come uno squadrone di cavalleria che voli all'assalto, talvolta riesce terribile e fa fremere di spavento; ma, anche allora, si sente molto bene che lo "possiede". L'unione del coraggio e della dolcezza cristiana in lui, sembra perfetta; e, a udirlo nei momenti in cui scuote tutta l'assemblea e la fa rabbrividire di terrore, viene di pensare ad un uomo che ne veda un altro lì lì per cadere in un precipizio, e gli urli con l'unica intenzione di salvarlo: "Ferma o sei morto!"
E pareva che avesse l'abilità di leggere nei cuori, abilità del resto attribuita anche al suo buon nonno. Dante l'avrebbe collocato tra…"color che non veggon pur l'opra Ma per entro i pensier miran col senno".
Alcuni fatti serviranno ampiamente a provare quanto affermiamo. Un primo fatto ci verrà raccontato da Spurgeon medesimo: "Mi rammento che un giorno l'ospite, presso al quale presedevo un culto familiare, a un tratto scappò fuori della stanza. Un amico mio, quello per l'appunto che m'aveva introdotto in quella casa, gli tenne dietro. "Perché è uscito il signor tale a mezzo discorso?" domandai poi all'amico. "Oh avevo indovinato il perché" mi rispose "ed è per questo che l'ho seguito. Il signor Spurgeon, mi ha detto il padrone di casa, mi volta e rivolta a suo piacimento e mi maneggia come se fossi un pezzo di gomma di elastica".
E passiamo ad un secondo fatto, che dal protagonista di esso, un calzolaio, fu narrato a un signore di Londra; il quale poi a sua volta lo riferì a Spurgeon.
"Una domenica mattina" disse il calzolaio "avevo veduto un paio di scarpe per sei lire. Mi venne in mente di andare a udire Spurgeon. Il sermone non attrasse gran che la mia attenzione, e mi parve che non ci fosse proprio nulla da prendere per me. Ma, verso la fine del discorso, avrei detto che il predicatore fissasse la mia umile persona, mentre esclamava: "Povero calzolaio, tu hai venduto in domenica un paio di scarpe per sei lire, e ci hai fatto su un guadagno d'una lira; ma tu hai peccato contro il comandamento del Signore, e codesta lira non ti gioverà". Rimasi di sasso, perché ciò ch'egli diceva era esattissimo: e le sue parole mi tennero scombussolato tutta la settimana. La domenica dopo, aprii come di consueto la bottega; ma ci lasciai mia figlia, dicendole che dovevo uscire; e andai al Tabernacolo del signor Spurgeon. Nemmeno questa volta, nulla che mi colpisse sino alla fine del sermone. Ma al calzolaio, tu hai aperto la bottega, sebbene sia domenica, e messovi qualcun altro ad attendere, tu sei qui. Ma sappi che, se pecchi per procura, rimani tu il colpevole; e ne porterai la pena…"
Da questo incidente veramente strano risultò la conversione del calzolaio.
Ed ecco un altro fatto consimile. Una ragazza sventurata, in preda alla disperazione, aveva deciso d'andare a gettarsi nel Tamigi. Passando dinanzi al Tabernacolo pensò d'entrarvi, dicendo fra sé medesima: "Chi sa che non oda una parola che mi prepari ben a morire?" era sera, e Spurgeon predicava su un testo che si riferisce ai doveri della donna; e pareva che parlasse proprio per lei, povera disgraziata, descrivendo a vivi colori la sua vita di onte e di miseria. La ragazza ruppe in lacrime, smise la truce idea del suicidio e ritrovò la pace nel perdono e nella comunione di Dio.
Un altro fatto, avvenuto quando Spurgeon predicava ancora nel tempio di New-Park Street. Di domenica le bettole a Londra erano tutte chiuse: e quindi un tale, ogni sabato sera, faceva previdentemente la sua brava provvista di gin, liquore fortissimo.
Era appunto di sabato sera. Il nostro uomo aveva fatta già la solita provvista, e s'avviava verso casa, con la bottiglia di gin in tasca. Ma, per andare a casa, doveva passare dinanzi al tempio; nel quale quella sera e a quell'ora la gente entrava a ondate. Spinto dalla curiosità di sapere chi e che cosa tutta quella moltitudine andasse a sentire, entrò anche lui; e, sedutosi in un degli ultimi banchi, stette ad ascoltare il giovanissimo pastore che parlava in modo attraente. A un dato momento, Spurgeon dirige lo sguardo dalla parte ove il beone sedeva, e dice: "Chi sa che laggiù in fondo non ci sia un uomo; il quale, venuto qui per pura curiosità, non abbia in tasca una bottiglia di gin?"…
Al nostro uomo parve di sognare! Rimase inchiodato lì sul banco sino alla fine, ascoltando attentamente; aprì l'anima alla fede; e, rinunziato poi completamente al vizio dell'ubriachezza, divenne un ottimo cristiano.
E non sono tutti qui i fatti di tale natura occorsi nella vita di Spurgeon. Come si spiegano? Nessuno dei biografi che abbiamo consultati si cura di spiegarli; ma Spurgeon stesso ce ne dà la chiave, quando dice: "Una delle cure del predicatore, veramente mandato da Dio, consiste nel cercare di parlar in modo, che ciascheduno dei suoi uditori s'avveda ch'egli parla per lui. Che fatti notevoli sono avvenuti nel ministerio nostro e in quelli di tutti coloro che Iddio ha mandati! Parlano alle persone, come se le conoscessero. Senz'averle mai vedute prima, ne raccontano la storia e ne dipingono le condizioni. Dio guarda i suoi servitori, e suggerisce loro frasi alle quali non pesavano, prima di proferirle; e così, sotto l'impulso del momento, essi scrutano un'anima, come se l'avessero sempre conosciuta".
Si capisce facilmente che un predicatore a questo modo guidato da Dio dovesse riuscire spesse volte irretibile. Udite come termini dei suoi libri, il quale non è se non un riassunto di sermoni o di pensieri espressi in sermoni: "Lettori, arrivederci in cielo! Perché vorresti andare verso la perdizione, mentre le porte del cielo vi sono aperte dinanzi? Non ricusate il perdono gratuito, né la salvezze perfetta che Gesù concede o coloro che, confidano in Lui. Avete indugiato abbastanza! Avete esitato abbastanza! Quanti buoni proponimenti avete fatti! Adesso basta: all'opera! Risolvetevi senza por tempo in mezzo, e datevi al Cristo oggi! Se non ti risolvi ora, o anima, non ti risolverai probabilmente mai. Ora o mai! Oh che sia ora! Che cosa orribile, se fosse mai! Addio! E di nuovo. Arrivederci in cielo!"
Ecco degli altri urgenti inviti: "Se non volete accettare la grazia di Dio che vi ho offerto a nome suo, riconoscete almeno che, qualunque abbia ad essere la vostra sorte, non io certo ne sarò responsabile. Allorché c'incontreremo davanti al Trono celeste, voi non potrete giustificarvi, gettando su di me la colpa!" "Ricordatevi ve ne supplico che, spregiando la salvezza dell'Evangelo spregiate il capolavoro del creatore; spregiate ciò che gli è costato più assai che non a creare miriadi di mondi, ciò ch'Egli non ha potuto compiere se non per mezzo del sangue del suo Figliolo!"
Talvolta Spurgeon ha del dantesco; nella descrizione dell'inferno, per esempio; leggendo la quale, par di udir echeggiare le tremende parole che Dante vide scritte al sommo della porta: "Lasciate ogni speranza!"
"Mi raffiguro un formalista, un ipocrita che giunga alla soglia del cielo. La somma Sapienza lo riconosce subito, e ordina ad un angelo d'impadronirsene e di mandarlo al luogo che gli spetta. L'angelo obbedisce: gli lega mani e piedi, e lo tiene sospeso sopra l'abisso. Il dannato freme: il cuore gli viene meno; le ossa gli si struggono come cera al foco. Cerca di misurare con lo sguardo la voragine spalancata di sotto, la voragine che sta per inghiottirlo. Ode sospiri, gemiti e grida disperate. Ov'è adesso la tua vantata potenza, o peccatore? Ov'è la baldanza e la calma orgogliosa? Tremi, piangi, chiedi grazia; ma troppo tardi! L'angelo apre la mano: e tu cadi, cadi, e cadrai in eterno, di fondo in fondo, d'abisso in abisso, senza mai trovare un luogo dove fermare il piede!
Che cosa significa nel linguaggio evangelico questa locuzione: "Le tenebre di fuori? "Nel linguaggio evangelico, il vocabolo "luce" vale per lo più "speranza"; cosicché la locuzione "tenebre di fuori" non può denotare se non un luogo, donde la "speranza" è bandita per sempre. C'è una sola creatura umana sulla terra che abbia cessato di sperare? Non credo. Uno di voi forse ha contratto debiti; i creditori lo minacciano di sequestro; ma egli pensa: "Ritrovo in un gravissimo impiccio, è vero; tuttavia, chi sa che non riesca a cavarmela? Qualche cosa mi rimane ancora... Spero!" Un altro è in punto di dichiarare fallimento: "Che dolorosa prospettiva! Ma …" egli pensa "nel peggior dei casi possibili…ho buone braccia...lavorerò: la fortuna potrebbe arridermi ancora! Spero!" un altro dice, dal canto suo: "Sono tempestato da guai; ma spero che Dio mi trarrà fuori" "In quanto a me" soggiunse un altro "ho un parente, un amico, una persona diletta agli estremi: i medici l'hanno abbandonata; tuttavia io spero che una crisi salutare intervenga all'ultimo momento. Spero!" e così quaggiù ognuno spera. Ma nell'inferno non si spera più! Ai dannati non resta nemmeno la speranza di morire né quella di venire annientati. Sono irrevocabilmente, eternamente perduti. Su ogni catena dell'inferno sono incise queste parole: "Per sempre!" e il fuoco dell'inferno scrive per ogni dove a caratteri di fiamma queste medesime parole: "Per sempre!" gli occhi dei dannati sono come arsi dalla vista di questa fatale sentenza, che rinnova del continuo la loro disperazione: "Per sempre!"
Un dannato digrigna i denti contro a un altro dannato, e urla: "Sei tu, miserabile, che m'hai condotto qui! Sei tu che mi trascinasti nelle vie del vizio!" l'altro, digrignando i denti a sua volta, gli risponde: "Ben ti sta! Non sei forse tu che m'incitasti poi con l'esempio, a ingolfarmi sempre più nel male?" Una figlia digrigna i denti contro la propria la madre, dicendo: "Tu m'hai perduta, anima e corpo!" E la madre, digrignando i denti contro la figlia, risponde: "Non sento nessuna pietà per te, che m'hai superata in dissolutezza!" Dei padri digrignano i denti contro i figlioli, e dei figlioli contro i padri… Ma, se ci sono dei dannati che digrignano i denti con maggior fiele di tutti, io credo che debbano essere i vili seduttori; i quali odono la voce delle vittime da loro strappate al sentiero della virtù, le quali gridano loro senza posa con orrendo sarcasmo: "Oh come siamo liete di vedervi soffrire insieme con noi!"
Com'è facile immaginare, Spurgeon non lasciava dormire il suo uditorio. A Waterbeach, ove l'uditorio era in gran parte costituito da contadini stanchi dal lavoro di tutta una giornata o di una settimana, qualcuno sonnecchiava… Un giorno il pastore, ricorse a un mezzo stranissimo per fare riaprire quegli occhi appisolati. Si mise a gridare con quanto fiato aveva in petto: "Al fuoco!.. Al fuoco!…" tutti balzarono in piedi, supponendo che il fuoco si fosse appiccato al tempio stesso o a qualche casa vicina…Ma Spurgeon continuò tranquillamente la sua frase: "Al fuoco…al fuoco...dell'inferno andranno tutti coloro che non vogliono accettare la salvezza!"
E così, per tenere desta l'attenzione, in specie nelle radunanze popolari, diveniva d'una drammaticità meravigliosa.
Una volta, tra le altre non poche, predicando sotto un'immensa tenda, in Londra, ad un'accolta di tremila uomini e donne della feccia vagabondi, facchini del porto, gente di mala vita, marinai, specialmente marinai rotti ad ogni vizio terminò il discorso a questo modo: "Il guardacoste passeggia sulla spiaggia del mare, con in mano il cannocchiale. Il tempo è sereno, il mare tranquillo. Ogni tanto l'uomo si ferma e getta uno sguardo per l'ampia distesa delle acque. Poi ripiglia il suo cammino solitario.
Vede uscire dal porto a vele spiegate una magnifica fregata, che parte per lontane conquiste. Essa non ha bisogno di nulla né di nessuno: tutto va bene a bordo. Il guardacoste la segue un poco con lo sguardo, e poi continua il passeggiare.
Ecco, laggiù, un yacht di piacere! Trascorre come scherzando sull'acque. Si ode il suono d'una banda musicale ch'è a bordo. Anche questa nave non ha bisogno di nulla né di nessuno: e il guardacoste abbassa il cannocchiale.
Ma…a un tratto, egli ode un frastuono: il cannone di soccorso! Il guardacoste s'arresta; punta il cannocchiale nella direzione indicata dalla romba. Nessun dubbio: un bastimento è in pericolo! L'incendio è scoppiato a bordo! Allora quell'uomo smette di passeggiare: corre; adesso corre; corre al semaforo, a far dei segnali che rassicurino la ciurma del bastimento in fiamme. "In mare, in mare il battello! Animo, figlioli, si tratta di salvare degli uomini, dei compagni che stanno per perire". Allo stesso modo, il Cristo, ritto sulla riva celeste, guarda ciò che avviene nel mare di questo mondo...Vede l'uomo che si confida nella propria forza e non teme il pericolo: lo vede, e passa oltre. Vede la creatura frivola, che vive solo per il divertimento e per la vanità. Ne sente compassione, ma non può far nulla per essa. "Ma..se su questo mare in tempesta c'è un peccatore che si senta perduto e gridi al soccorso, il Cristo ne ode la voce... Scende dall'alto cielo, e mette in opera tutta la potenza della sua divinità misericordiosa, tutte le energie della vita eterna, per salvare quest'anima.... e quest'anima non perisce!"
Gli occhi dei marinai, che costituivano la maggioranza dell'ibrida assemblea dice un testimone oculare, che ebbe la fortuna di sedersi tra loro sotto la tenda improvvisata, gli occhi dei marinai erano fissi nel predicatore con un'attenzione intensa e molti si empivano di lacrime. Un gran numero di quei disgraziati dopo il culto manifestarono il desiderio di essere salvati anch'essi per mezzo di quel Gesù del quale era loro stato parlato.
Un ingegno non comune, una fede incrollabile, un amore profondo verso le anime, verso qualunque anima: ecco le doti che dello Spurgeon maggiormente spiccano e che fecero di lui uno dei più irresistibili predicatori del mondo. Ma la sua fede è più grande del suo genio, e il suo amore per le anime è più potente della sua fede. "Diletti miei, quando vediamo un'anima giungere a conoscere il Signore, proviamo un sentimento ch'io non saprei, se non paragonare a quello d'una persona che ne avesse salvata un'altra da morte certa. Vedete quello sventurato che si dibatte nelle onde? Sommerge, dispare, sta per perire! Ma io mi getto in suo aiuto: lo agguanto con una mano risolutamente; nuoto con lui verso terra, e lo depongo sulla riva. Il medico viene, esamina, palpa; ma tentenna il capo e dice: "Temo che abbia cessato di vivere". Oh allora, con che ansia mi chino sull'annegato, e cerco di strapparlo alla morte! Come mi batte violentemente il cuore, quando accosto l'orecchio al suo petto e alla sua bocca! Finalmente esclamo: "Egli respira! Respira! È salvo!" quanta dolcezza in questo pensiero! Quanto mi sento felice! Così è di ogni fedele ministro di Gesù. Non appena si avvede che una delle anime affidate alle sue cure comincia a pregare, pensa con santa gioia: "Essa respira; non è morta; è viva!"
L'anima di Carlo Haddon Spurgeon vibra d'amore per le altre anime, per i peccatori. "Ora, mentalmente, vi prendo per la mano. Ve la stringo con vigore. Non sentite la mia stretta fraterna? Non vedete che le lacrime mi sgorgano dagli occhi, mentre vi guardo e dico: perché morreste voi? Non pensate mai all'anima vostra? Volete voi andar perduti per tutta l'eternità? Non respingere Gesù, né il Suo amore, né il Suo sangue, né la Sua salvezza…ve ne scongiuro, non voltate le spalle al vostro Redentore!"