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LETTERA ALLA CHIESA DI EFESO LA
CHIESA DI EFESO «All'angelo della chiesa di Efeso scrivi:
Queste
cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai
sette candelabri d'oro: Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza;
so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si
chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi.
So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e
non ti sei stancato. Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo
amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima;
altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se
non ti ravvedi. Tuttavia hai questo, che detesti le opere dei Nicolaiti, che
anch'io detesto. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.
A chi vince io darò da mangiare dell'albero della vita, che è nel
paradiso di Dio”. NOTA STORICA
LE CAUSE CHE PORTANO ALLA PERDITA L'IMPORTANZA DELL'AMORE NELLA VITA DELLA
CHIESA.
Nella
successione delle lettere è seguito un certo ordine geografico. La comunità di
Efeso era quella più vicina a Patmos, dove Giovanni era confinato a motivo
dell’Evangelo. Non si conoscono di
preciso le sue origini. Continue esplorazioni archeologiche hanno rivelato la
storia della città, fondata, probabilmente intorno al 1044 a.C. Sappiamo che
nel 133 a.C. passò dai re di Pergamo all’impero Romano, infatti, divenne la
capitale della provincia senatoriale romana dell’Asia proconsolare e
rivaleggiava con Alessandria d’Egitto con Antiochia di Siria, quale maggiore
città dell’est. Ai tempi del
Nuovo Testamento Efeso era un importante crocevia culturale e commerciale da e
per Roma. Ubicata presso la foce del fiume Caystro, a 5 Km. dal mare, aveva un
ottimo porto; pertanto era facilmente raggiungibile grazie al corso navigabile.
Per questa ragione era stata definita: “La perla delle vanità dell'Asia”. La
dea Diana era la patrona di tutte le prostitute e con la sua immagine dai molti
seni rappresentava la fecondità e la sessualità. Molti scrittori dei tempi
antichi hanno descritto la vita immorale di quella città. Anche
la magia nera era largamente praticata in Efeso. Paolo ebbe uno scontro con
alcuni esorcisti ebrei e ne guidò alcuni alla fede in Cristo Salvatore: “Or
alcuni esorcisti itineranti giudei tentarono anch'essi d'invocare il nome del
Signore Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: «Io vi
scongiuro, per quel Gesù che Paolo annunzia». Quelli che facevano questo erano
sette figli di un certo Sceva, ebreo, capo sacerdote. Ma lo spirito maligno
rispose loro: «Conosco Gesù e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» E l'uomo
che aveva lo spirito maligno si scagliò su due di loro; e li trattò in modo
tale che fuggirono da quella casa, nudi e feriti. Questo fatto fu risaputo da
tutti, Giudei e Greci, che abitavano a Efeso; e tutti furono presi da timore e
il nome del Signore Gesù era esaltato. Molti di quelli che avevano creduto
venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano fatte. Fra quanti
avevano esercitato le arti magiche molti portarono i loro libri e li bruciarono
in presenza di tutti; e, calcolatone il prezzo, trovarono che era di
cinquantamila dramme d'argento. Così la Parola di Dio cresceva e si affermava
potentemente” (Atti 19:13-20). Ciò viene confermato anche nella lettera ai credenti di
Efeso: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre
colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo
di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito
che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti
vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie
della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli
altri” (Efesini 2:1-3). Il
nome Efeso significa amabile, diletta, colei che ama. Questo nome è
caratteristico in considerazione del fatto che, l’invito ad amare è
universale per tutti i credenti e che Paolo ricorda proprio agli Efesini
l’amore di Cristo: “Siate dunque
imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell'amore come
anche Cristo vi ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a
Dio quale profumo di odore soave” (Efesini 5:1,2). La
Chiesa nacque grazie al contributo di molti e probabilmente anche per quei
Giudei della provincia dell’Asia convertitisi a Pentecoste. Paolo si recò
nella città di Efeso per breve tempo e vi fondò la Chiesa: “Quando
giunsero a Efeso, Paolo li lasciò là; poi, entrato nella sinagoga, si mise a
discorrere con i Giudei. Essi lo pregarono di rimanere da loro più a lungo, ma
egli non acconsentì; e dopo aver preso commiato e aver detto che, Dio volendo,
sarebbe tornato da loro un'altra volta, salpò da Efeso” (Atti
18:19-21). Quando
l’apostolo Paolo vi tornò, trovò un piccolo gruppo. Il vero grande risveglio
si verificò durante la permanenza di Paolo: “Mentre
Apollo era a Corinto, Paolo, dopo aver attraversato le regioni superiori del
paese, giunse a Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: «Riceveste
lo Spirito Santo quando credeste?» Gli risposero: «Non abbiamo neppure sentito
dire che ci sia lo Spirito Santo». Egli disse loro: «Con quale battesimo siete
dunque stati battezzati?» Essi risposero: «Con il battesimo di Giovanni».
Paolo disse: «Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al
popolo di credere in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù». Udito
questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù; e, avendo Paolo imposto
loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e
profetizzavano. Erano in tutto circa dodici uomini. Poi entrò nella sinagoga e
qui parlò con molta franchezza per tre mesi, esponendo con discorsi persuasivi
le cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni si ostinavano e rifiutavano
di credere dicendo male della nuova Via davanti alla folla, egli, ritiratosi da
loro, separò i discepoli e insegnava ogni giorno nella scuola di Tiranno.
Questo durò due anni. Così tutti coloro che abitavano nell'Asia, Giudei e
Greci, udirono la Parola del Signore” (Atti 19:1-10). La
Chiesa fu affidata ad un collegio di anziani: “Da Mileto mandò a Efeso a chiamare gli anziani della Chiesa” (Atti
20:17). Questa prima lettera, come pure tutte le altre, é
indirizzata all’angelo della Chiesa locale: «All'angelo della Chiesa di
Efeso scrivi…» (Apocalisse 2:1). Alcuni
pensano che si tratti di un angelo protettore della Chiesa. In realtà la parola
“angelo”, in greco, significa “messaggero” e, ordinariamente, era usata
per indicare sia il messaggero umano che quello sovrumano, cioè l'angelo. Per
questo molti ritengono che l'angelo in questione sia il pastore della Chiesa,
che deve vegliare su di essa: “Badate a
voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha
costituiti vescovi, per pascere la Chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il
proprio sangue. Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi
rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno
uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli. Perciò
vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di
ammonire ciascuno con lacrime” (Atti 20:28-31).
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Ad
Efeso il Signore si presenta con una Sua caratteristica, che sarà sempre
diversa a seconda dei bisogni e dello stato morale della Chiesa a cui si
indirizza. Egli non usa mai formule stereotipate o ripetitive. Conosce le
necessità individuali, va incontro a ciascuno personalmente, per benedirlo ed
aiutarlo. A conferma di quanto sopra detto, la lettera si apre rivelando che
Cristo tiene nella Sua destra i conduttori delle Chiese. La mano destra esprime
forza, ma al tempo stesso autorità, quindi il Signore protegge e guida i
responsabili delle Chiese. Egli li conosce e ha un grande interesse per loro.
Egli è Colui che li manda, li protegge, li sostiene, li premia ed anche li
riprende, li toglie e li punisce: “Queste
cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai
sette candelabri d'oro” (Apocalisse 2:1). Con
questa premessa Gesù ricorda che Egli fonda la Chiesa, la edifica, la sostiene
e la tiene nella Sua mano: “E anch'io
ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte
del soggiorno del morti non la potranno vincere” (Matteo 16:18). Se
le sette stelle in mano al Signore sono i pastori, ci viene detto che Gesù
cammina anche in mezzo ai credenti: “Queste
cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai
sette candelabri d'oro” (Apocalisse 2:1). Questo
messaggio s’impone alla nostra attenzione fin dalle prime parole. L'incontro
con il Signore non é mai qualcosa di vago o di banale. Egli dice
immediatamente: “lo conosco le tue opere, so tutto di te”: “Io
conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare
i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono
e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose
per amor del mio nome e non ti sei stancato” (Apocalisse
2:2,3). Il
Signore non ricorre agli artifici usati spesso dagli uomini per dissimulare la
realtà o nascondere qualche aspetto riguardante il comportamento della nostra
vita. Se è importante quello che gli uomini pensano della Chiesa ed in
particolare modo della Chiesa locale, è molto più importante quello che Gesù
pensa e dice della Chiesa. Difatti solo il giudizio di Cristo è quello
veritiero e corrispondente alla realtà della nostra condizione. Gesù è
onnisciente perché è Dio. Non c'è nulla che possa essere nascosto al Suo
sguardo. Questa dichiarazione: “Io conosco”, traduce in parole il senso del
simbolo “degli occhi simili a fiamme di fuoco”: “E non v'è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte
le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo
rendere conto” (Ebrei 4:13). Per ben due volte la lettera parla di com’essi hanno lavorato per il
nome di Cristo. nonostante le difficoltà e le tribolazioni. Questi santi
avevano imparato ad aver fiducia nel Signore in mezzo a tutti i patimenti, come
si può apprendere dalla parola “costanza”. Non avevano tollerato il male in
mezzo a loro. Una
tradizione raccolta nel 2°secolo da Ireneo e da Ippolito si riallaccia al
diacono Nicola (Atti 6:5), che trasformava la grazia di Dio in dissolutezza
sconfinando nel lassismo morale ed etico, praticando e predicando la licenza dei
costumi. In forza di questa dottrina, i credenti mischiavano il cristianesimo
con il paganesimo realizzando quel sincretismo religioso che permetteva loro di
vivere nella licenziosità, nell’immoralità e nella pratica dei riti pagani. Altri
commentatori, rifacendosi al nome, formato da “Nikao” che significa
“vincere, conquistare, dominare” e “laos” che significa “popolo”,
pensano che si tratti di un gruppo che voleva introdurre fra il popolo di Dio la
distinzione fra clero e laici, quindi l'inizio dell’aberrazione del
clericalismo. Di costoro si parla di nuovo nella lettera a Pergamo (Apocalisse
2:15). Sembra quasi impossibile che una Chiesa tanto lodata
per il suo lavoro e la sua fatica, tanto lodata per la sua stabilità e la sua
costanza, tanto lodata per la sua disciplina e la sua morale, sia da censurare.
Cosa ci può essere da deplorare ad una Chiesa sana in fatto di dottrina e di
vita morale, che sopporta con costanza le prove? Il male non è di quelli che si
vedono. Il corpo è intatto, ma l’anima è ammalata. Le membra funzionano, ma
il cuore non batte più come dovrebbe. Efeso ha lasciato affievolire il suo
primo amore: “Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo
amore” (Apocalisse 2:4). Si racconta di un martire cristiano che inchiodato sul
palo per essere arso vivo per Cristo, non volle perdonare un suo fratello in
fede che gli chiedeva perdono. A che cosa è servito quel sacrificio? Ecco dunque che lo sguardo del Signore va oltre, scruta
e sonda il cuore che non ha più i palpiti di una volta, il fervore e lo zelo di
prima, l’amore per Cristo, l’amore per i fratelli. Quando il cuore si fa
debole, la vita intera è gravemente minacciata. Il
termine “phileo”, invece, si riferisce all'affetto per una persona cara.
Questo indica in particolar modo l’amicizia (“philia”), l’amico (“philos”),
la solidarietà espressa attraverso un bacio, un abbraccio (“philema”)
tipiche espressioni di amore fraterno (Romani 12:10; Luca 10:27,28). Un
altro termine é “eros”, che indica l'amore passionale e possessivo, il
desiderio dei sensi e l'attrazione sessuale. L'amore per Cristo, che i credenti
debbono nutrire in modo vibrante, viene cantato in modo stupendo nel libro del
Cantico dei Cantici (C.d.C.2:16; 6:3; 7:11) e nella riabilitazione di Pietro
(Giovanni 21:15-17). Intorno a
quest’ultimo verso é interessante notare che: Gli Efesini si accontentano di possedere una giusta
dottrina e di operare ben guidati da un vivo senso del dovere che difettava, però,
di comprensione e d'amore cristiano. Forse erano così affaccendati da non poter
dedicare neanche una parte del loro tempo ad aprire il loro cuore all'amore e
all'adorazione di Cristo Gesù. Il loro zelo era diventato solo una mera
ortodossia ed ipocrisia religiosa o peggio ancora, abitudine. “Hai
abbandonato il tuo primo amore. Non sei più quello di prima. È
importante esaminarci davanti al Signore. Ogni allontanamento, apostasia o
deviazione, comincia sempre così. Il Signore per questo motivo é severo e
dice: “Ho questo contro di te...”. Quello che accadde ad Efeso si ripete
ancora ed é il problema di tante Chiese. La vita spirituale della Chiesa è in
pericolo quando si abbandona il primo amore “Se distribuissi tutti i miei
beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso e non avessi
amore, non mi gioverebbe a niente” (1Corinzi 13:3). LE CAUSE CHE PORTANO ALLA
PERDITA La
Chiesa deve nutrire il primo amore per il Signore, ma molte sono le cause che
cercano di allontanarla da questo amore genuino e sincero. Purtroppo molte sono
le “volpi” che cercano di guastare l'amore tra Cristo e la sua Chiesa. Basta
che alcuni elementi negativi si facciano spazio nella vita del credente e della
Chiesa per perdere il “primo amore”. A. La trascuratezza. Porta
inevitabilmente verso l'indifferenza, l'apatia spirituale, l'inattività, la
rilassatezza morale ed il legalismo religioso. È sicuramente molto pericoloso
quando i credenti iniziano a trascurare gli elementi fondamentali e portanti
della vita cristiana: q
Trascurare la preghiera.
La Bibbia esorta ad esseri
attivi nella preghiera personale e comunitaria. q
Trascurare la Parola.
La Bibbia esorta invece ad
essere, come Esdra, “versati” nella Parola perché è unico strumento che ci
permette di combattere il nemico. q
Trascurare i culti e la comunione fraterna.
La Bibbia esorta coloro
che pensano di poter “vivere da soli” senza l'ausilio della comunità, a
ricercare la "Koinonia". Quando i credenti cominciano a trascurare la
preghiera, la Parola e la vita comunitaria perdono sicuramente quella pienezza
necessaria per poter vivere la vita cristiana all’insegna dell’amore e
secondo la Parola e la volontà di Dio. Forse
per questa ragione l'apostolo Paolo esorta la Chiesa di Efeso a fare molta
attenzione, perché la loro condizione di “leggerezza spirituale” - che
indica questo stato di mancanza del primo amore – poteva portare a
“rattristare” lo Spirito Santo che tiene viva la “fiamma” dell'amore
nella vita del credente “Non
rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il
giorno della redenzione” (Efesini 4:30). B. L'orgoglio. L’orgoglio
è l'emanazione forte dell'ego umano, che cerca di imporsi su tutto e tutti.
L'etimologia ci porta a due antichi termini: Ø
Il greco “fysico”, “fysiosis”, da “fysa”,
che significa “soffio, gonfiarsi” (1Corinzi 5:5; Colossesi 2:18) ed indica
la superbia e l’insolenza. Ø
Il greco “tyfoo”, da “tyfos”, che
significa “fumata, vanità, pieno di fumo” ed indica la presunzione
(1Timoteo 3:6; 6:3-4; 2Timoteo 3:4). L'orgoglio
é stato la causa prima del peccato nell'universo, quando Lucifero si ribellò
contro Dio. L'orgoglio é un pericolo anche per i credenti e sarà una
caratteristica degli ultimi tempi (2Timoteo 3:1-5). Sembra
una parola d'altri tempi ed invece è uno dei pericoli più terribili che
minacciano la Chiesa d’oggi. Il termine mondanità deriva da “kosmos” che,
nella Bibbia, indica l'universo (Giovanni 17:5), la terra abitata dall'uomo
(Matteo 4:8; Colossesi 1:6), l'umanità (Matteo 5:14; Giovanni 3:16) e l'insieme
dei desideri e del potere che l'uomo ricerca (Matteo 16:26; Luca 9:25; Giovanni
3:17). In
questo senso, quindi, mondanità indica coloro che rifiutano Cristo e l'Evangelo
(Giovanni 1:10). È
interessante rilevare che: A.
I piaceri del mondo sono fugaci ed effimeri
(Ebrei: 11:24,25;
Ecclesiaste 11:8; 5:9,10;1Giovanni 2:17). B.
Chi ama il mondo non ama Dio
(1Giovanni 2: 15,16;
Romani 8:7; Giacomo 4:4). C.
Cristo
ha vinto il mondo, salvando i peccatori che si ravvedono
(Giovanni 12:47; 1Timoteo 1:15; Giovanni 3:17; 16:33). D.
I credenti devono rinunciare al mondo
(1Pietro 1:14; Romani
12:2; Giacomo 1:27) perché hanno vinto il mondo (1 Giovanni 4:4; Efesini 2:19). E.
La Chiesa ha una cittadinanza celeste
(Filippesi 3:20; Giovanni
17:14; 1Pietro 2:11). La
Sacra Scrittura esorta a non avere rapporti col mondo, nel senso di non
allinearsi ad esso (Galati 5:16-22; 2Corinzi 6:14-18). La mondanità si combatte
e si sconfigge con una “spiritualità” che coinvolge il cuore ed i pensieri,
nonché le azioni della quotidianità. Quando lo Spirito Santo agisce in noi,
tiene viva la fiamma dell’amore in ogni tempo e circostanza. L'IMPORTANZA
DELL'AMORE NELLA VITA DELLA CHIESA.
L'amore
é l'essenza del frutto dello Spirito, infatti è citato per primo (e non é un
caso): “Il frutto dello Spirito invece é AMORE...” (Galati 5:22). Infusa
nel cuore dei credenti direttamente da Dio la carità è l'elemento essenziale e
vivificante per la vita cristiana. Difatti, non sarebbe possibile realizzare la
“Koinonia”, cioè la comunione fraterna, senza l'elemento aggregante per
eccellenza: l'amore. L'apostolo Paolo lo definisce come “legame di
perfezione” (Colossesi 3:14) ed esorta la Chiesa a realizzare appieno l'unità
dello Spirito: “Sforzandovi di
conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace. Vi è un corpo solo
e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella
della vostra vocazione. V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo,
un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in
tutti” (Efesini 4:3-6). Nell'Antico
Testamento era un dovere del popolo amare l'Eterno (Deuteronomio 30:16; Salmo
31:23; Giosuè 23:11). Nel Nuovo Testamento il Signor Gesù raccoglie “tutta
la legge” ed i “comandamenti” sono un solo testo: “Ama il Signore...ed
il prossimo”. ·
Chi ha amore vero, é amato da Dio
(Proverbi 8:17) e gode
comunione con il Signore (1 Giovanni. 4:16). ·
Chi ha amore é liberato e protetto da Dio
(Salmo 91:14; 145:20). ·
Chi ha amore godrà beni ineffabili
(1Corinzi 2:9). ·
Chi ha amore avrà la vita e la felicità
eterna (Giacomo
2:5). ·
Chi ha amore non sarà mai dimenticato da Dio
(Ebrei 6:10). ·
Chi ha amore é oggetto delle promesse e
delle benedizioni di Dio (Deuteronomio 11:13-15). La
Seconda domanda é: “Come deve essere il nostro amore”? Anche in questo caso
la Bibbia risponde in modo chiaro. Infatti, oltre ad essere sincero (Romani
12:9; 2Corinzi 6:4-6) ed intenso (1Pietro. 4:8), l’amore deve somigliare: Ø
All'amore di Cristo per noi
(Giovanni 15:12; 2Corinzi 8:7-9). Ø
All’amore del Padre per noi
(Matteo 5:44-48; Luca 6:35,36). Ø
All'amore per noi stessi (Levitico 19:18; Romani 13:9,10). L’amore
spontaneo per il Signore è l’apice della vera spiritualità, abbandonarlo è
il primo passo verso la caduta. Il declino della Chiesa cominciò quando i cuori
persero il loro primo amore. Il
Signore desidera che la Sua Chiesa compaia davanti a sé gloriosa,
irreprensibile, senza macchia e senza ruga, o altri simili difetti: “Cristo
ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla
purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé,
gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e
irreprensibile” (Efesini 5:25-27). La
Chiesa di Efeso viene esortata a tornare ad amare Gesù come prima, anzi più di
prima: “Ricorda dunque da dove sei
caduto, ravvediti e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e
rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” (Apocalisse
2:5). Gesù consiglia alla Chiesa la linea
che deve seguire per poter ritornare al primo amore e alla comunione col suo
Salvatore. L'invito a cambiare é riassunto in queste parole: §
“Ricordati dove sei caduto...”,
cioè rifletti, pensa, sii
onesto, non cercare scuse, rientra in te stesso, considera la posizione di
prima, quell’iniziale e vedrai la differenza. Del resto come può il credente
ritornare a Dio se prima non si rende effettivamente conto della sua condizione?
Il figlio prodigo, non si sarebbe mai deciso a ritornare dal padre per
confessare i suoi peccati, se prima non si fosse reso conto d’aver peccato! Ciò
accadde nel momento in cui rientrò in sé. Dunque l’appello a “ricordarsi
la caduta”, altro non indica che la sincera riflessione che deve essere fatta
davanti a Dio per scoprire se stessi e così confessare, a se stessi e a Dio il
proprio peccato. I credenti devono ricordarsi o meglio riconoscere davanti a Dio
il proprio peccato. §
“Ravvediti...”.
Alla riflessione sincera,
deve seguire una decisione per Cristo. La conversione è un’inversione a U. Il
ravvedimento è l’invito a lasciare quelle cose che erano state abbandonate e
successivamente riprese. Così come il figlio prodigo
“rientrò in sé”, la Chiesa di Efeso deve “ricordarsi”, ma così come
il figlio prodigo decise di intraprendere la strada del ritorno a casa del
padre, la Chiesa di Efeso deve ravvedersi.
Dio nel Suo grande ed eterno amore, offre ad Efeso e a tutti quei
credenti che hanno perduto il loro “primo amore”, la possibilità di
rimediare al loro primo errore ritornando sui propri passi. La grazia di Dio è
offerta a tutti coloro che si ravvedono, cioè a quelli che “pentiti
sinceramente del peccato commesso, decidono per fede di servire il Signore con
tutto il cuore”. Il ravvedimento è un dietro front al peccato che implica: ·
La convinzione di peccato.
·
La contrizione per il peccato. ·
La confessione del peccato. ·
La conversione dal peccato. - “Compi le opere di
prima”, in
altre parole, “torna ad operare come facevi al principio”. C’è un
richiamo forte ad operare come prima, non per un mero formalismo religioso, non
per filantropia, ma per amore e con amore. Non basta dire che siamo mancanti,
bisogna agire e cambiare. Forse l'apparenza di quello che facciamo è simile a
quella iniziale, ma la qualità é diversa. Il Signore non vuole abitudini, né
tradizioni, Egli vuole “il cuore” (Proverbi 23:26). Al figlio prodigo non bastò rendersi conto di aver fame, non bastò
sentirsi preso da una gran nostalgia per il padre. Il suo ravvedimento fu
completo solo quando si pose in cammino verso casa e continuò, finché non
senti l'abbraccio e il bacio del padre. Era questo l'effetto che il ricordo di
giorni migliori avrebbe dovuto produrre in quella Chiesa. Forse
anche tu hai perduto un po' dell'ardore di una volta; forse anche il cuore tuo
si é un po' raffreddato. Allora, torna a Dio e compi le opere di prima.
- “Altrimenti verrò
presto da te e rimuoverò il tuo candelabro...”.
Sarai “esonerato,
licenziato”! Che desolazione essere cristiani, ma nello stesso tempo essere
“messi da parte”! Quanti hanno fatto questa fine. Gesù
è il Salvatore di colui che si ravvede ed è sicuramente il giusto giudice di
chi rifiuta la Sua grazia. La Parola di Dio afferma e ci avverte che il giudizio
comincia dalla casa di Dio: “Infatti è
giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio; e se
comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al
vangelo di Dio? E se il giusto è salvato a stento, dove finiranno l'empio e il
peccatore”? (1Pietro 4:17,18). Rimuovere il candelabro, implica la perdita della
stessa “essenza” della Chiesa, cioè la sua identità di Chiesa del Signore.
Se Dio ritira il Suo Spirito e la Sua presenza dalla Chiesa, cosa ne rimane? Quando il popolo del Signore o la Comunità che Dio ha
chiamato, non assolve più il suo compito di testimonianza di fedeltà a tutto
l’Evangelo, Dio può “rimuovere il candelabro” e metterlo in un altro
posto. La storia lo dimostra. Quanti grandi movimenti di risveglio si sono
arenati a motivo della “mondanizzazione” e della caduta dalla posizione e
dal ruolo per cui Dio li aveva chiamati? Il movimento pentecostale è caratterizzato da un ritorno
alla semplicità della fede, all’annuncio dell’Evangelo, al battesimo nello
Spirito Santo, alle conversioni (e non adesioni), alla santificazione. Perdere
queste peculiarità significa cadere nella trappola dei moderni Nicolaiti del
nostro tempo e vedere il “candelabro rimosso”. La Bibbia afferma che, come Giudice Gesù Cristo premierà
i credenti secondo le opere che avranno fatte, perciò è necessario fare molta
attenzione. Dopo la morte seguirà il giudizio per coloro che avranno rifiutato
l’amore di Dio. Per questi ci sarà la morte eterna, cioè l’eterna
separazione da Dio e non certo l’annientamento. C’è una grande
responsabilità che grava su di noi. Gesù ci chiama a santità. Perciò bisogna
fare molta attenzione. Il mondo ha mille metodi per entrare nella Chiesa e
seminare il terribile seme dei Nicolaiti. I credenti sono chiamati a lottare
fino alla fine: “Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della
nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a
combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta
per sempre” (Giuda 3). La Chiesa di Efeso è chiamata a prendere posizione
e ad “ascoltare la voce di ciò che lo Spirito dice alle Chiese”; ascoltare
il consiglio di Cristo per essere credenti vittoriosi e ricevere il premio,
oppure rifiutare l’appello del Signore dando ascolto allo spirito di questo
mondo ed incorrere nel giusto giudizio di Dio. Efeso
non raccolse la sfida ed é per questa ragione che questa testimonianza non
esiste più. Qui nacque nel 5° secolo il culto idolatra e antibiblico di Maria
Madre di Dio, proprio per contrapporlo al culto della grande dea Diana degli
Efesini. Efeso
è un avvertimento solenne sul quale dobbiamo riflettere. Dio non parla invano.
Bisogna vivere nell’amore e con zelo: “Soltanto
desideriamo che ciascuno di voi dimostri sino alla fine il medesimo zelo per
giungere alla pienezza della speranza, affinché non diventiate indolenti ma
siate imitatori di quelli che per fede e pazienza ereditano le promesse” (Ebrei
6:11,12). A
conclusione di questa lettera viene rivolto un accorato invito ad ascoltare la
voce di Dio anche perché Egli fa una bella promessa: “Chi
ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. A chi vince io darò da
mangiare dell'albero della vita, che è nel paradiso di Dio” (Apocalisse
2:7). Al vincitore è promesso un premio per l’eternità:
potrà «mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio». È un premio per
tutti coloro che vincono! L’applicazione
profetica:
Nella presentazione delle
sette Chiese abbiamo affermato che questi messaggi riguardano in modo specifico
le diverse “Chiese locali”, esistenti in quel tempo, ma abbiamo anche
sostenuto che queste sette lettere indicano la storia della Chiesa dall’inizio
fino alla fine. Chi crede in quest’applicazione ritiene che questa lettera
descriva la “Chiesa apostolica”, già al suo tramonto. Come per la Chiesa di
Efeso, le caratteristiche storiche dominanti di quell'epoca erano la dottrina
apostolica, la condotta avveduta e la fatica zelante per il Signore, ma tuttavia
anche l'incostanza del cuore. Quando l'amore per Cristo cominciò a declinare
nei fedeli, tanto più essi presero a servirlo per un senso di semplice dovere.
Secondo loro erano graditi a Dio in conformità a quanto essi avessero fatto per
lui. Da questa falsa motivazione al legalismo non c'era che un passo. Uno
dei contrassegni più importanti di una fede vitale sta nella purezza delle
motivazioni. Se ricordiamo quanto Cristo ci ha amato, non potremmo rispondergli
altrimenti, se non ricambiando il Suo amore. Non
solo bisogna servire il Signore fedelmente ma bisogna anche conservare il nostro
amore intatto per Lui.
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