LE SETTE CHIESE DELL'APOCALISSE 
E LE PARABOLE DEL REGNO

Introduzione
Non è nuovo il confronto fra le sette lettere alle sette Chiese dell'Apocalisse e le parabole del regno che si trovano in Matteo al capitolo tredici e i paralleli calzanti che vi sono fra di loro. Una prima caratteristica comune fra le lettere alle sette Chiese dell'Apocalisse e le parabole del Regno, è rappresentata dall'espressione usata da Gesù, come invito ad udire i Suoi insegnamenti: "Chi ha orecchi per udire oda" (Matteo 13:9).
Questa espressione è sistematicamente presente in tutte e sette le lettere: "Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese" (Apocalisse 2:7).
Se è vero che la relazione tra le lettere alle sette Chiese dell'Apocalisse e le parabole di Matteo 13 sono spesso state notate, è pur vero che le stesse controversie sono state sostenute intorno al loro significato e alla loro interpretazione, infatti, coloro che affermano che il capitolo tredici di Matteo non abbia nulla a che vedere con l'epoca attuale, pensano lo stesso dei capitoli due e tre dell'Apocalisse e coloro i quali trovano nelle parabole una descrizione cronologica del periodo d'assenza del Signore dalla terra, considerano nella stessa prospettiva le sette lettere dell'Apocalisse. Noi possiamo, comunque, adottare un punto di vista più ampio del precedente, nella convinzione che le parabole siano state vere nel passato, siano attuali oggi e lo saranno ancora per il futuro.
Il fatto che esse erano in prima istanza indirizzate a Chiese del tempo non dovrebbe interferire con l'interpretazione che se ne può dare, così come la consapevolezza che gli eventi dell'Esodo erano reali avvenimenti nella vita dei figli d'Israele, non impedisce che essi siano pieni di insegnamenti tipici per noi. 
Quando il Signore usava espressioni quali "Ecco, il seminatore uscì a seminare" o "Il regno dei cieli é simile ad una rete", molto probabilmente il Signore indicava realmente un seminatore nei campi, o un pescatore sulla riva, ma tutto ciò non ha niente a che fare con l'interpretazione delle Sue parabole. Oltretutto nessuno dubita del fatto che le epistole Paoline siano state, in origine, indirizzate a Chiese realmente esistite.
Molto probabilmente nella lettera a Pergamo si fa riferimento ad un reale "trono di Satana". Il grande altare scoperto alcuni anni fa ci conferma che Pergamo fosse effettivamente un centro di adorazione diabolica.
Un vero Policarpo fu vescovo di Smirne, ed avrebbe potuto essere stato citato nell'indirizzo; ma dei fatti del genere non diminuiscono la profonda importanza di queste lettere per i nostri giorni e per il futuro.
Perciò vi è un'interpretazione più importante di quella che fa riferimento alle Chiese che possono essere esistite al tempo in cui l'apostolo scriveva. In una maniera singolare le lettere alle sette Chiese danno un panorama cronologico della storia del cristianesimo, delineando con brevi tocchi le linee caratteristiche di ciascun periodo. Vediamo dunque di fare un sereno confronto fra queste lettere e le parabole contenute in Matteo al capitolo 13.

 

 

LETTERA ALLA CHIESA DI EFESO E LA PARABOLA DEL SEMINATORE

Ci parla dei giorni immediatamente successivi al periodo degli apostoli, ma anche del raffreddarsi del "primo amore": "All'angelo della Chiesa di Efeso scrivi: "Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato. Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore" (Apocalisse 2:1-4).
È naturale che questa prima lettera, ci faccia pensare alla parabola del seminatore, dove il seme della Parola, ampiamente sparso, termina su terreni diversi: "In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo: "Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno" (Matteo 13:1-8).
Quando il nostro cuore è diventato duro come la strada, il seme è subito portato via dagli uccelli. Questo è il sintomo classico di una malattia grave: il nostro amore per il Signore è scomparso ed è restato solo un lontano ricordo.
Quando il nostro cuore non permette al seme di mettere le sue radici in profondità, perché presentiamo "poco terreno", allora il nostro amore per il Signore è destinato a diminuire.
Quando ci sono sassi nel nostro cuore, il seme è impedito di avere la vita e il nostro amore per Dio rischia di perdere di intensità: "Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. Ma quello che ha ricevuto il seme in buona terra, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta" (Matteo 13:18-23).
Ecco allora la necessità, per non fare la stessa triste e tragica fine dei credenti di Efeso, di dissodare un campo nuovo Geremia 4:3 "Poiché così parla il Signore alla gente di Giuda e di Gerusalemme: "Dissodatevi un campo nuovo e non seminate tra le spine"!

 

LETTERA ALLA CHIESA DI SMIRNE E LA PARABOLA DELLE ZIZZANIE

Rappresenta il periodo delle persecuzioni quando il nemico si manifestò: "Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita" (Apocalisse 2:9,10).
Molti hanno visto in questa lettera nella quale si parla di "quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana", uno stretto legame con la parabola delle zizzanie nelle quali, in modo simbolico le zizzanie dicono di essere grano e non lo sono: "Egli propose loro un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò. Quando l'erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie. E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: "Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c'è della zizzania?" Egli disse loro: "Un nemico ha fatto questo". I servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a coglierla?" Ma egli rispose: "No, affinché, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insieme con esse il grano. Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della messe, dirò ai mietitori: Cogliete prima le zizzanie e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio" (Matteo 13:24-30).
Questa parabola é intimamente connessa con quella del seminatore. Egli aveva dato la spiegazione della parabola del seminatore alle folle che ascoltavano. Nella casa i discepoli vennero a Lui e Gli Chiesero di spiegare appunto la parabola della zizzania: "Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: "Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo" (Matteo 13:36).
Ciò dimostra che mentre ascoltavano, i discepoli rimasero impressionati maggiormente da quest'elemento della parabola. Non gli chiesero di dare delle delucidazioni intorno alle figure dei due seminatori, che pure dovevano averli sorpresi.
Vi sono ora tre cose da fare: primo, prendere la raffigurazione così come il Signore la tratteggiò, nella sua semplicità, inserita nell'ambiente del Vicino Oriente, con i relativi costumi; secondo, prestare attenzione alla spiegazione di Gesù; terzo, dedurre i possibili insegnamenti per noi.
La raffigurazione descrive un campo nel quale svolgono la loro attività due seminatori. Notiamo che il campo era proprietà del contadino che spargeva buon seme e non del nemico che seminò zizzanie. Il primo dei due seminatori era perfettamente semplice e naturale, secondo l'ordine normale delle cose. Il proprietario seminò il suo campo in vista della mietitura; che il seme avrebbe fruttato per una mietitura era naturale e auspicabile. È il ritratto di qualcosa che avviene sempre, anno dopo anno. Un uomo acquistò un campo e nel campo che era suo, sparse del seme, con l'intenzione di produrre un determinato tipo di prodotto. Qui viene la parte sorprendente di tutta la storia che Gesù narrò. Venne un nemico, un nemico del proprietario e dei suoi propositi, un nemico con precise intenzioni riguardo la mietitura. Egli seminò per rovinare il futuro raccolto. 
Cosa seminò? Zizzania! Il nome comune arabo per la zizzania è "zowàn". Nell'Oriente, la zizzania abbonda e danneggia molto i seminati. È detta: "Lolium temulentum", la sola pianta venefica nella gran famiglia da dove traggonsi le diverse granaglie. La zizzania é simile al grano, ma é sempre sostanzialmente differente da esso, è di natura diversa. Quando è in erba, è difficile distinguerla dal grano o dall'orzo al quale somiglia anche quando comincia a germogliare. Mentre si sviluppa il seme della zizzania è disposto lungo la parte superiore dello stelo e resta perfettamente dritta. Procedendo la sua crescita, la differenza diventa sempre più evidente fino a quando, giunta alla maturità, nessuno commette più alcun errore nel distinguere tra il grano e la zizzania. Il suo sapore è amaro ed amarognolo rende il pane in cui si trova mescolato. La sua presenza provoca capogiri e talvolta vomito. Anche il pollame presenta problemi fisici quando si nutre di zizzania. Possiamo ben dire che la zizzania è un veleno e chi desidera mangiare pane buono, deve badare a separare la zizzania dal grano, chicco per chicco, prima di mandarlo al mulino i contadini fanno di tutto per sterminarla, ma è quasi impossibile. Il nemico era un trasgressore che non aveva alcun diritto sul campo. Era pieno di astuzia e venne "mentre gli uomini dormivano" (Matteo13:25). Allora i servi andarono dal proprietario e lo misero al corrente di ciò che stava succedendo. Evidentemente quando la manifestazione cominciava a divenire chiara e le differenze ad essere irrefutabili, scoprirono che ciò che avevano pensato fosse solo grano, era invece grano e zizzania. I servi andarono preoccupati dal padrone per dirgli che qualcuno aveva seminato zizzania nel campo destinato al grano. 
"Un nemico ha fatto questo" (Matteo13:28), replicò il maestro: "Cosa dobbiamo fare adesso? Andremo per il campo e raccoglieremo tutte le zizzanie?", dissero i discepoli. No, disse il maestro, lasciatele fino alla mietitura. Allora nessuno commetterà errori nel distinguere le differenze. Non cercate di sradicare la zizzania perché non potete essere sicuri e porterete via del grano pensando di raccogliere zizzanie. Alla fine dell'età presente, al tempo della mietitura, il campo nella sua interezza verrà preso in considerazione. Allora vi sarà selezione, secondo la diversa, sostanziale manifestazione. Dopo che Gesù ebbe pronunciato due altre brevi, ma significative parabole, entrarono in una casa e i discepoli gli dissero: "Spiegaci la parabola delle zizzanie del campo". Egli rispose e disse: "Colui che semina la buona semenza é il figlio dell'uomo; il campo é il mondo" (Matteo 13:36-38).
Prendiamo quest'ultima frase: "Il campo é il mondo". Nella raffigurazione propostaci, é necessario riconoscere il fatto che il campo era di proprietà di colui che seminò il buon seme. Di conseguenza il Signore stava rivendicando con determinazione che il mondo intero appartiene a Lui. Questo é il presupposto della vita e del servizio cristiano che dovremmo sempre ricordare. Quindi é proprietà non di colui che vi stava seminando cattivo seme, ma di colui che, secondo questo aspetto del regno, semina buon seme in tutto il mondo.Egli aveva introdotto questa parabola dicendo: "Il regno dei cieli é diventato come...". Noi leggiamo: "Il regno dei cieli é simile a..", ma letteralmente va tradotto: "è diventato come." Gesù Cristo stava indicando un cambiamento che si era verificato nell'andamento del mondo come risultato della Sua venuta. Egli é il seminatore e, poiché il seminatore sta seminando, il regno é diventato così. Gesù disse che un altro seminatore uscì a seminare nel campo: chi é? Qui il Signore usa la parola "Satana" (diabolos), il traditore, il bugiardo. Gesù lo definisce come colui che é contro la verità e contro ogni cosa che é nobile e buona. 
Quale seme sparse? Esso è identificato come: "I figli del maligno", uomini e donne devoti non a Dio ma al suo nemico; uomini e donne cattivi, sparsi tra tutte le categorie di persone. Troviamo però una caratteristica interessante: "Il nemico sta seminando in mezzo al grano" e le due proposizioni, sono connesse l'una all'altra, si enfatizzano a vicenda (ana meson), mostrando che é l'idea di una semina così vicina a qualcos'altro, tanto simile ad un'altra, così da creare un'ampia corruzione. Questo é ciò che il nemico sta facendo. Cosa dobbiamo fare? Se noi siamo figli e servi del Re e del regno, andiamo fuori e sradichiamo il seme malvagio? Lasciamolo stare, disse Gesù, lasciamoli stare entrambi. Lasciamo che il grano cresca; lasciamo che la zizzania cresca. Fino a quando? Fino alla mietitura, fino alla consumazione dei secoli, fino a quell'ora che deve inevitabilmente giungere, quando il vero, profondo significato d'ogni vita umana giungerà a chiara manifestazione. Gesù guardava all'epilogo finale e disse che la semina sarebbe stata il compimento dell'età presente, quando la differenza sarà evidente, e quando, sapendo che l'ora é giunta, Gesù Cristo vaglierà personalmente la situazione del mondo tramite un esame soprannaturale. È vero che tante volte assieme al grano viene seminata la zizzania, ma a noi sta la capacità di impedire che questo avvenga perché tutto accadde mentre gli uomini dormivano: "Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò" (Matteo 13:25).
Perciò, come la Chiesa di Smirne, restiamo fedeli al Signore Apocalisse 2:10 "Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita".

 

LETTERA ALLA CHIESA DI PERGAMO
E LA PARABOLA DEL GRANELLO DI SENAPE

La Lettera alla Chiesa di Pergamo, ci parla dell'editto di Costantino (316 dopo Cristo), periodo nel quale terminarono le persecuzioni, i culti nelle catacombe, i martirii, come quelli Antipa e Policarpo e il cristianesimo divenne repentinamente religione di Stato: "All'angelo della Chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli: Io so dove tu abiti, cioè là dov'è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita. Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d'Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca" (Apocalisse 2:12:16).
È il periodo della dottrina di Balaam e dei Nicolaiti, in altre parole, delle false dottrine. Non a caso il Signore Gesù si presenta ai credenti di questa Comunità, inizialmente con "la spada affilata a due tagli": "All'angelo della Chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli..." (Apocalisse 2:12).
Al termine di questa lettera Gesù sottolinea nuovamente questo aspetto invitando gli ascoltanti a ravvedersi: "Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca" (Apocalisse 2:16).
I credenti di Pergamo, si erano dunque allontanati dalla Parola di Dio con un conseguente espandersi dell'errore per l'alleanza contratta col mondo e con la nascita di questa grande Chiesa che abbracciava tutto e tutti. Questo ci ricorda la parabola del granello di senape, nella quale un piccolo seme di granello di senape diventa un grande albero: "Egli propose loro un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand'è cresciuto, è maggiore dei legumi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami" (Matteo 13:31,32).
Questa parabola ci parla di una crescita anormale e pericolosa. Questa interpretazione sembra essere la migliore per le seguenti ragioni:

a. La Chiesa non ha raggiunto le dimensioni di un "albero". Vi é stata sì una crescita, ma é stata insoddisfacente. Oggi si parla di nazioni cristiane e con questa espressione si indicano quei paesi che professano di essere fondati su principi cristiani, ma in realtà lo sono solo di nome, basti pensare alla nostra nazione.
Certamente abbiamo assistito ad una crescita nella conoscenza del regno e nell'applicazione dei principi del regno, ma nulla é arrivato a maturità completa. Al contrario, molto intorno a noi ne smentisce il successo. L'idea secondo la quale l'Evangelo debba essere predicato fino a quando tutto il mondo sia convertito, é delle più errate, se crediamo in Gesù ed in quello che Egli ha insegnato. Del resto non c'è nulla in queste parabole che ci possa suggerire una simile conclusione.

b. La consistenza delle figure nei discorsi di Gesù. Egli non usò mai una figura in due sensi opposti, così gli uccelli che portano via il seme gettato sulla strada, sono gli stessi che qui si vanno a riparare fra i grossi rami dell'albero. Questi uccelli che vengono e si riparano all'ombra dell'albero, potrebbero essere interpretati come segue: il maligno che si insinua nel mondo religioso, formale ed istituzionalizzato. Il termine usato esprime "un accamparsi, un vivere su di esso". Il Signore stava certamente affermando che in questa era vi sarebbe stata una crescita anormale e innaturale del granello di senape, in modo da offrire, come albero, un riparo agli uccelli del cielo. La storia del cristianesimo c'insegna che le varie confessioni nominalmente cristiane sono diventate così estese e potenti, alcune addirittura riconosciute Chiese di stato, da dare alla Parola di Dio un'importanza secondaria e così il maligno ha avuto facilità ad introdurvisi. 

c. L'armonia dell'insegnamento. In tutte le parabole, aspetti quali difficoltà, limitazione, opposizione e mescolanza erano stati predetti dal Signore, come abbiamo letto nella parabola delle zizzanie. A conferma di ciò, notiamo che a questa parabola delle zizzanie, Matteo fa seguire quella del granello di senape, come un discorso continuato che ha uno stesso tema.

L'albero. Gesù parla di un seme, il più piccolo di tutti i semi, che cresce fino a diventare un albero. Normalmente un seme di senape non diventa mai un albero. La senape é un tipo di erba non un albero. Il Signore invece, parlò di un albero: "Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand'è cresciuto, è maggiore dei legumi e diventa un albero" (Matteo 13:32).

Lo sviluppo della Chiesa. La parabola mai intese di insegnare la crescita e il progresso del regno fino alla sua completezza, in questa era. Enfatizza sì lo sviluppo, ma si tratta di uno sviluppo anormale. Qual é lo sviluppo naturale della Chiesa? Grandezza, gloria, maestosità, magnificenza, prestigio, oppure umiltà, mansuetudine, servizio? Queste qualità indicano il vero spirito cristiano, che possono manifestare solo coloro nei quali la Parola di Dio é germogliata. I segni del vero cristianesimo sono sempre quelli della somiglianza a Cristo: "Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Matteo 20:28).
Quali sono i segni innaturali? Esattamente l'opposto: superbia, presunzione, tirannia, orgoglio. Sempre, nella storia umana sono emersi questi cattivi sentimenti. Non hanno provocato una crescita naturale, ma una crescita anormale e falsa.
Il giorno del sodalizio tra cristianità e Costantino fu il giorno più buio che sia mai sorto nella storia del cristianesimo e tale riconoscimento fu un'astuta ed intelligente mossa politica che danneggiò i credenti più di quanto avesse fatto il paganesimo. Era la realizzazione dell'idea di un grande albero che allarga i suoi rami; la dominazione su re ed imperatori, il potere spirituale che detta regole e leggi al potere temporale.
Questo spirito rimane in ogni tentativo di realizzare, perfino oggi, il proposito divino tramite efficace organizzazione ed autorità conferita. Non é una buona cosa, è una crescita anormale. Gesù Cristo disse che tutto questo si sarebbe verificato. 
Facciamo attenzione ai legami con il mondo per non correre lo stesso pericolo della Chiesa di Pergamo: "O gente adultera, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: "Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia"? (Giacomo 4:4,5).

LETTERA ALLA CHIESA DI TIATIRI E LA PARABOLA DEL LIEVITO
Se con l'editto di Costantino c'era stato l'abbraccio mortale Chiesa-Stato, ora vi è il suo consolidamento. Vi è il sorgere del Cattolicesimo Romano e il diffondersi della corruzione dottrinale e di una vuota professione di fede. È il periodo della tolleranza: "Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli. Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io la getto sopra un letto di dolore e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le Chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere" (Apocalisse 2:20-23).
La tolleranza, in altre parole il lasciar perdere, il lasciare correre, è come una piccola palla di neve che scendendo dalla montagna alla valle, diventa una valanga ed investe chiunque. Da piccola ed insignificante, diventa grande e mortale e rischia di travolgere tutti. La tolleranza è come quella donna che mette il lievito, piccolo rispetto alla pasta ma potente da farla lievitare tutta: "Disse loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata" (Matteo 13:33).
È una parabola intorno alla quale si é discusso molto. Non siamo in possesso di una spiegazione data dal Signore stesso. Per coloro che la udirono per primi, non c'era bisogno di spiegazione: la loro mente collegava il racconto con il punto di vista ebraico, col simbolismo e le figure vetero testamentarie. Tutti indubbiamente capirono cosa volesse intendere. Perché allora si é tanto discusso intorno all'insegnamento di questa parabola? Vi sono due interpretazioni:

1. La prima ritiene che il lievito sia tipo del regno. Alcuni fermano le loro congetture alle parole di Gesù: "Il regno di Dio é simile al lievito" (Matteo13:33). Se questo é vero, allora dobbiamo concludere che il lievito era usato come tipo di qualcosa di buono e quindi l'idea della parabola é che il regno risulterà completamente vittorioso nella nostra epoca. Questo é il punto di vista quasi universalmente accettato come corretta interpretazione della parabola.

2. L'altra interpretazione afferma che non soltanto il lievito illustra il regno, ma che bisogna considerare l'intera raffigurazione, quella cioè del lievito nascosto in tre misure di farina. Ammettendo che questa sia la corretta interpretazione, allora il lievito é simbolo del male, un principio che, visto all'opera, danneggia invece che aiutare. Questi sono i due punti di vista.

Sebbene il primo sia il più noto, noi dovremmo guardarci dall'accettarlo solo perché é popolare. Piuttosto siamo convinti che la seconda interpretazione sia la più corretta; ciò perché, prima di tutto la prima contraddice il valore simbolico che il lievito assume in tutta la Bibbia. Se in questo caso il lievito é simbolo di "buono", é il solo caso nella Parola di Dio in cui gli si possa attribuire tale significato. Ancora, la prima interpretazione contraddice l'insegnamento di tutte le altre parabole appena considerate, in ognuna delle quali Gesù, riferendosi ai processi caratteristici di quest'epoca, rileva sempre una limitazione. Certamente nessuna parabola esamina i fatti nella loro globalità. Considerando che tutte le altre parabole parlano di mescolanza, se questa del lievito viene presa come indicante qualcosa di buono, allora non esprimerà mescolanza. Questo dunque, contraddirebbe l'insegnamento di tutte le altre parabole. Ancora, rigettiamo il primo punto di vista, perché é sconfessato dalla storia dei secoli pregressi e perché questo metodo non é in armonia con quello adottato nelle altre parabole. In ogni parabola di Gesù é necessario considerare l'intera raffigurazione per comprendere il Suo insegnamento. Se noi leggiamo questa parabola: "Il regno di Dio é simile al lievito" e ci fermiamo qui, stiamo violando un principio basilare. Gesù non si fermò lì. Egli disse: "Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata". (Matteo 13:33). Non é così che il regno dei cieli é simile al lievito. Non é solo il lievito che illustra il regno dei cieli. Mentre esaminiamo l'illustrazione, dobbiamo prestare attenzione al simbolismo. Vi é un fatto essenziale nella parabola e degli aspetti secondari che influenzano quello centrale. Qual é l'argomento centrale? Le tre misure (staia) di farina. Quali sono gli aspetti che lo influenzano? Tre: "Le tre misure di farina, la donna e il lievito. Vediamo questi tre elementi:

1. "LE TRE MISURE (STAIA), DI FARINA"
Gesù non stava usando un'espressione occasionale, ma utilizzava una frase che aveva, per coloro che Lo ascoltavano, un valore ed un significato definito. Scopriamo questa frase per la prima volta nel diciottesimo capitolo della Genesi, prima del tempo di Mosè, prima che la legge fosse promulgata. Fu usata in un ambiente familiare, sotto una tenda, alle querce di Mamre. Vi viveva Abramo, che aveva lasciato Ur dei Caldei e qui aveva piantato la sua tenda. Un giorno ebbe delle visite da parte di esseri evidentemente soprannaturali. Riconobbe in uno di loro un essere supremo e negli altri, due suoi servitori. Immediatamente offerse loro ospitalità e Sara preparò "tre misure (staia), di farina". Di cosa si tratta? Era farina d'ospitalità, di comunione. Un pasto al quale il visitatore soprannaturale, nel quale presto Abramo riconobbe Dio stesso in forma angelica che si esprimeva con linguaggio umano per comunicare con lui, stava prendendo parte. Così la frase risale ai tempi antichi, per indicare la preparazione di un pasto: "Il Signore apparve ad Abraamo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della sua tenda nell'ora più calda del giorno. Abraamo alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano davanti a lui. Come li ebbe visti, corse loro incontro dall'ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse: "Ti prego, mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo! Lasciate che si porti un po' d'acqua, lavatevi i piedi e riposatevi sotto quest'albero. Io andrò a prendere del pane e vi ristorerete; poi continuerete il vostro cammino; poiché è per questo che siete passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fa' pure come hai detto". Allora Abraamo andò in fretta nella tenda da Sara e le disse: "Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala e fa' delle focacce" (Genesi 18:1-6).
Al tempo di Mosè, leggiamo le istruzioni per l'offerta di panatica, una delle offerte del rito religioso (Levitico capitolo 2). Ancora, più tardi, Gedeone, in un'occasione memorabile, portò al Signore tre misure di farina: "Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e, con un efa di farina, fece delle focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì" (Giudici 6:19).
Anna, nel tempo dell'orazione, portò un'offerta: tre misure di farina: "Quando lo ebbe divezzato, lo condusse con sé e prese tre torelli, un efa di farina e un otre di vino; e lo condusse nella casa del Signore a Silo. Il bambino era ancora molto piccolo" (1Samuele 1:24).
Il profeta Ezechiele, nello descrivere l'ora dell'orazione, usa sette volte la frase: "tre misure di farina": "Abbiate bilance giuste, efa giusto, bat giusto. L'efa e il bat avranno la stessa capacità; il bat conterrà la decima parte di un omer e l'efa la decima parte di un omer; la loro capacità sarà regolata dall'omer. Il siclo sarà di venti ghere; venti sicli più venticinque sicli più quindici sicli formeranno la vostra mina. Questa è l'offerta che preleverete: la sesta parte di un efa da un omer di frumento e la sesta parte di un efa da un omer di orzo. Durante i sette giorni della festa, offrirà in olocausto al Signore, sette tori e sette montoni senza difetto, ognuno dei sette giorni e un capro per giorno come sacrificio espiatorio. Vi aggiungerà l'offerta di un efa per ogni toro e di un efa per ogni montone, con un hin d'olio per efa " (Ezechiele 45:10-13,23-24).
Nel rituale ebraico, é molto conosciuto il termine: "un efa", che equivale a dire: "tre misure di farina", dell'offerta di panatica. Nella liturgia ebraica, l'offerta di panatica seguiva l'offerta bruciata. Quest'ultima era simbolo della consacrazione del pio israelita a Dio. L'oblazione che ne faceva seguito era sempre simbolo di consacrazione e di servizio a Dio. L'offerta di panatica era prima di tutto il risultato della coltivazione, poi della accurata preparazione e quindi del servizio. Sempre tre misure di farina, espressione della benedetta possibilità di comunione dell'uomo con Dio. Nell'offerta di panatica, l'offerente riteneva una parte per se e l'altra era offerta a Dio "Quando qualcuno offrirà al Signore un'oblazione, la sua offerta sarà di fior di farina, su cui verserà dell'olio e vi aggiungerà dell'incenso".
Di conseguenza, in questa divisione delle tre misure di farina é indicata l'accoglienza che l'anima offre a Dio e quella che Dio offre all'anima (Levitico 2:1).
Dunque, questa frase, letta il più delle volte senza intenderne il significato, contiene un'illustrazione che esprime un'interpretazione di vita. Quando Gesù parlò delle tre misure di farina, immediatamente la mente dei discepoli corse all'offerta di farina: "Disse loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata" (Matteo 13:33).

2. "La donna"
La donna rappresenta l'ospitalità e l'organizzazione di una casa; in pratica é presa a simbolo della comunione intima e raccolta, tipica della famiglia. È interessante considerare che una donna, Izebel compare nella Chiesa di Tiatiri, ed una donna compare nella parabola del lievito. Cosa fece questa donna? Ella nascose il lievito in tre misure di farina: "Esso è simile al lievito che una donna ha preso e mescolato in tre misure di farina, finché sia tutta lievitata" (Luca 13:21).

3. "IL LIEVITO"
Il lievito é sempre simbolo di ciò che disintegra, di ciò che corrompe. Non v'era lievito nel pane di Sara, quando preparò tre misure di farina. Nell'offerta di panatica era severamente proibito. Doveva essere scrupolosamente escluso. Cercando di capire le figure del discorso, prendiamo le tre misure di farina che rappresentano la festa dell'ospitalità e della comunione tra Dio e gli uomini. Se la testimonianza del regno nel mondo vuole essere potente, deve basarsi sulla comunione del popolo di Dio con Lui, comunione nella incorruttibilità. Nella misura in cui la nostra comunione con Dio decade dal suo livello di purezza e dalla libertà rispetto alle forze disgreganti che possono inficiarla, così falliremo nel portare la testimonianza del regno di Dio nel mondo. Torniamo indietro un momento ad Abramo e Lot. Guardiamo alla differenza tra loro. Lot era un buon uomo. Il Nuovo Testamento ci informa che egli era un "uomo giusto" (2Pietro 2:7), ma piantò inizialmente la sua tenda di fronte a Sodoma, poi andò a vivere in essa. Infine divenne così simile ai sodomiti che perse tutta la sua influenza. Non vi erano cinque uomini nella città che aveva indirizzato a Dio. 
Abramo restò sotto i terebinti in comunione con Dio e fu capace di esercitare quella influenza che per poco non salvò Sodoma.
Impariamo quindi, che la testimonianza cristiana é indebolita nella misura in cui la Chiesa, nel suo governo, ha mai permesso l'intrusione di elementi che disgregano e rovinano la testimonianza del regno di Dio, diventando tollerante. Il Signore stesso in altre occasioni, parlò del pericolo del "lievito":
* Matteo 16:6: "E Gesù disse loro: "Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei sadducei".
* Matteo 16:11,12: "Come mai non capite che non è di pani che io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei. Allora capirono che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei"
* Marco 8:15: "Egli li ammoniva dicendo: "Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!"
* Luca 12:1 "Nel frattempo la gente si era riunita a migliaia, così da calpestarsi gli uni gli altri. Allora Gesù cominciò a dire prima di tutto ai suoi discepoli: "Guardatevi dal lievito dei farisei, che è ipocrisia".

Anche l'apostolo Paolo, parlerà spesso del lievito dandone lo stesso significato di Gesù
* 1Corinzi 5:6-8: "Il vostro vanto non è una buona cosa. Non sapete che un po' di lievito fa lievitare tutta la pasta? Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità".
* Galati 5:9: "Un po' di lievito fa lievitare tutta la pasta".

Qual é il lievito che mescolato, ha indebolito la testimonianza della Chiesa al regno di Dio? Il lievito dell'ipocrisia, il lievito del razionalismo, che si manifestò nelle domande dei Sadducei riguardo al soprannaturale, perché non credevano negli angeli, negli spiriti e nella risurrezione. Il lievito del materialismo era incarnato da Erode, il quale desiderò potenza e grandezza sulla base dei beni materiali. Il lievito della "tolleranza del male", il fallimento nell'esercitare una dignitosa disciplina per mantenere la Chiesa integra e pura, èil terribile lievito del mero formalismo, fatto di riti e cerimonie, privo di potenza. Gesù disse: "Tutta la pasta sia lievitata". Ciò non significa che tutto diverrà lievito, ma che l'influenza del lievito nascosto nelle misure di farina, permeerà l'intera massa.
Quando l'offerente donava per riconoscenza, doveva aggiungere focacce, gallette e fior di farina senza lievito, intrise con olio. Poi, cosa che potrebbe sembrare contraddittoria, doveva presentare focacce di pan lievitato: "Oltre alle focacce, potrà offrire pane lievitato, in occasione del suo sacrificio di ringraziamento e di riconoscenza" (Levitico 7:13).
Questo tipo di sacrificio é chiamato anche "offerta di pace". È pace con Dio, é qualcosa che il credente condivide con Dio stesso. Cristo é la nostra offerta di pace (Efesini 2:13-18). Ogni sacrificio d'azione di grazie per la pace deve, prima di tutto presentare il Signor Gesù. Proprio questo concetto mostra, tipologicamente, il verso 12 quindi il lievito é escluso. Nel verso 13 invece é l'offerente che rende grazie per la sua partecipazione alla pace con Dio; così il lievito simbolizza appropriatamente che, sebbene il credente goda pace con Dio tramite l'opera di un altro, conserva ancora in se tracce di male (cfr. Amos 4:5).
Identica interpretazione va sostenuta per l'offerta agitata con i due pani, cinquanta giorni dopo la presentazione della mannella: "Dall'indomani del sabato, dal giorno che avrete portato l'offerta agitata del fascio di spighe, conterete sette settimane intere. Conterete cinquanta giorni fino all'indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione. Porterete dai luoghi dove abiterete due pani per un'offerta agitata, i quali saranno di due decimi di un efa di fior di farina e cotti con lievito; sono le primizie offerte al Signore" (Levitico 23:15-17).
Sappiamo che questo termine indica il periodo compreso tra la risurrezione di Cristo e il giorno della Pentecoste. Con la mannella dell'offerta agitata non veniva usato lievito, perché in Cristo non vi era traccia alcuna di male. I due pani però, tipo della Chiesa, dovevano esser "cotti con del lievito", in quanto nei credenti vi sono ancora residui di imperfezione. Il lievito é sempre simbolo di male (Esodo 12:15-19; Deuteronomio 16:4).
Gesù Cristo non rischiò di restare deluso. Egli guardò oltre e vide esattamente ciò che sarebbe avvenuto. Attenti a tollerare il "lievito" come accadde alla Chiesa di Tiatiri "Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli" (Apocalisse 2:20).

 


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