DALLA MORTE ALLA VITA.

    Mi chiamo Pino ed ho 33 anni. Sono nato in Germania in una famiglia un pò diversa dalle altre, perché oltre che essere evangelica di fede pentecostale, il mio papà era anche pastore. Tanti credenti dunque, con sistematicità, venivano giornalmente a visitarci. In un'atmosfera gioiosa e di grandi benedizioni, potevo constatare come Dio era all'opera nella mia casa. Ero testimone di miracoli grandi e piccoli e così scoprivo che il Dio che i miei genitori servivano, era il Dio delle grandi e delle piccole cose.

    Ero un bambino particolarmente vivace ed a volte superavo i limiti, creando grosse difficoltà, soprattutto ai miei genitori. Ricordo infatti che, poiché non avevamo un nostro locale di culto, i fratelli Battisti, con amore ci concedevano il loro, ma quando conobbero me...il loro amore e la loro pazienza cominciò leggermente a diminuire fino a scomparire quando rovinai irrimediabilmente una loro agape.

    Non so perché ero così vivace, forse come reazione all'educazione alla quale dovevo sottostare perché ero il figlio del pastore e quindi dovevo dare l'esempio agli altri bambini o forse perché quello era il mio carattere. Vedendo oggi mio figlio di due anni, i miei genitori dicono che somiglia a com'ero io da piccolo: un'onda del mare sempre in movimento.

    Con grande gioia, all'età di nove anni, ritornai in Italia. La realtà ecclesiastica, qui, era però completamente differente ed io ne avvertivo il disagio. Con l'ingresso alle scuole medie si venne a creare una frattura insanabile fra me e la Chiesa. All'età di circa 13 anni riuscii ad impormi e a non frequentare più la Chiesa. Dopo pochi anni cominciai anche a lavorare e l'indipendenza economica mi faceva sentire più forte nei confronti dei miei genitori, che con tanto amore e pazienza, cercavano di persuadermi a ritornare nella casa del Signore, ma sempre con esito negativo.

    Di lì a poco tempo iniziai a fare uso di droghe leggere, per poi passare all'alcool. La mia vita cominciava a precipitare e non me ne rendevo conto. Volevo sempre di più e il trasgredire non mi creava più nessun tipo di problema. La mia coscienza era diventata dura come la pietra e la voce di Dio era soltanto un lontano ricordo.

    Continuai a realizzare quello che dice la Scrittura: "Un abisso chiama un altro abisso". Vendevo droga agli altri, oltre che consumarla. Discoteche, donne e sballo, era il mio cibo quotidiano e così precipitavo repentinamente verso le tenebre più fitte.

    Un giorno, un mio amico d'infanzia, mi comunicò che era "nato di nuovo" e che aveva deciso di battezzarsi proprio nella Chiesa frequentata dai miei genitori. Era l'anno 1990. Quella sera entrai in Chiesa spavaldo. Si, il mio vecchio amico di giochi si battezzava, ma di lui avevo un concetto negativo e pensavo: "Non sa cosa si perde". Guardavo tutti dall'alto verso il basso, mi sentivo superiore ad essi. Durante quella riunione il mio cuore tornò a sentire la voce del Signore e la Parola di Dio cominciò a rompere il mio cuore. Alla fine del culto, quando andai via, mi sentii piccolo piccolo, perché vedevo negli occhi degli altri la gioia che io non avevo.

    Presi allora la decisione di frequentare la Chiesa soltanto la domenica. Era il classico modo per mettere a tacere la mia coscienza, che si era improvvisamente risvegliata. 

    Casualmente, una ragazza, che fino ad allora non conoscevo, cominciò a frequentare la comunità. Anche lei veniva da storie di droga ed alcool. Questo non fu per me un beneficio, nè un incoraggiamento, anzi, alla fine dei culti ci ritrovavamo insieme per consumare le nostre storie di alcool e di droga. Tutto era come prima, anzi, peggio.

    In casa con i miei genitori viveva mio nonno materno il quale, ogni volta che uscivo di casa, mi ripeteva la solita frase: "Ricordati del Signore".

    Il 26 Dicembre del 1990, mentre mi avviavo dai miei soliti amici, salutai come sempre mio nonno che in quei giorni non era stato molto bene. Puntualmente mi rivolse la solita frase: "Ricordati del Signore". Quella sera ero come al solito "sballato", ma all'improvviso, qualcuno mi avvisò che dovevo correre a casa. Quando vi giunsi, appresi la triste notizia: mio nonno era morto. I credenti che erano convenuti per questo triste evento, guardando i miei occhi rossi, pensarono che avevo pianto per il nonno, ma ovviamente non erano occhi arrossati per le lacrime, ma dalla droga.

    Mi ritrovai nella stanza di mio nonno. Il suo corpo senza più vita era un forte messaggio per me. La sua anima era alla presenza del Signore in attesa della resurrezione corporale. Lui avrebbe vissuto la sua eternità con Dio ed io? No, io ero destinato alla separazione eterna da Dio. Una parola cominciava a echeggiare nella mia mente: "Eternità".

    In quella stanza detti il mio cuore al Signore, perché in me nacque il vivo desiderio di trascorrere con Lui l'eternità. Mi riconobbi peccatore, confessai a Dio i miei peccati e "nacqui di nuovo".

    Dio mi liberò subitaneamente di tutti i vizi, ivi compreso il fumo e da qual giorno diventai figlio di Dio. Sono passati nove anni e so con certezza che un giorno vedrò il Signore faccia a faccia come Egli è. In me c'è la certezza della vita eterna.

    E tu caro amico hai questa certezza? Poniti anche tu questa domanda: "Dove vivrai la tua eternità, con Dio o lontano da Dio?

    Oggi è il giorno della grazia, non indurire il tuo cuore.Oggi puoi nascere di nuovo.

Dio ti benedica.


 

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