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IL
SEGRETO DELLA VITTORIA Giosuè 1:1-9: “Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse: «Mosè, mio servo, è morto. Alzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d'Israele. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè, dal deserto, e dal Libano che vedi là, sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio. Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro. Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai». Il
tema della presente predicazione è: “Il segreto della vittoria”. Qualcuno
potrebbe dire: “Quale vittoria”? Nella
lettura biblica abbiamo incontrato un uomo di nome Giosuè, chiamato dal Signore
e da Lui incaricato di combattere una battaglia improba, contro una città
inviolabile, chiamata Gerico che significa: “Città della luna”. Le sue alte
mura facevano di questa città la più sicura del mondo conosciuto di allora. Giosuè
doveva espugnarla e comprese che le armi umane non sarebbero state sufficienti
per ottenere la vittoria: occorrevano armi spirituali. Questo ci ricorda quello
che afferma l’apostolo Paolo quando scrive: “Rivestitevi della completa
armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il
nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i
principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre,
contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti”
(Efesini 6:11,12). Per
questa ragione ho intitolato la meditazione: “Il segreto della vittoria”.
Giosuè è un uomo che non aveva le capacità per abbattere queste alte mura,
forse non aveva nemmeno i mezzi necessari per farlo, ma egli aveva imparato,
vivendo all’ombra di Mosè, che le battaglie le vince il Signore. Giosuè,
il cui nome significa “Il cui aiuto è l’Eterno” oppure “L’Eterno è
la sua salvezza” aveva da tempo compreso quest’importante lezione, che sarà
poi una lezione che ogni uomo di Dio farà sua: “Non per forza, né per
potenza ma per lo Spirito del Signore”. Coloro
che conoscono la Parola di Dio, sanno che fra la chiamata di Giosuè e
l’invito ad espugnare Gerico, non trascorse molto tempo: “Dopo la morte
di Mosè, servo del Signore, il Signore parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo
di Mosè, e gli disse: «Mosè, mio servo, è morto. Alzati dunque, attraversa
questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai
figli d'Israele. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo
do, come ho detto a Mosè, dal deserto, e dal Libano che vedi là, sino al gran
fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso
occidente: quello sarà il vostro territorio. Nessuno potrà resistere di fronte
a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con
te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Sii forte e coraggioso, perché tu
metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar
loro. Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta
la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a
sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai” (Giosuè 1:1-7). Giosuè
avrebbe potuto fuggire o rifiutare quell’incarico. Dall’invito che il
Signore gli rivolse e dalle Sue parole, comprendiamo che Giosuè non si sentiva
all’altezza. Dio dovette rincuorarlo: “Non te l'ho io comandato? Sii
forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore,
il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai». Allora Giosuè diede quest'ordine
agli ufficiali del popolo: «Passate per l'accampamento e date quest'ordine al
popolo: "Preparatevi dei viveri, perché fra tre giorni oltrepasserete
questo Giordano per andare a conquistare il paese che il Signore, il vostro Dio,
vi dà perché lo possediate"» (Giosuè 1:9-11). La
frase: “Allora Giosuè diede quest'ordine agli ufficiali del popolo: «Passate
per l'accampamento” ci fa comprendere come fu necessario l’invito del
Signore ad andare avanti. Molte
volte pensiamo che non siamo all’altezza del compito che il Signore ci affida;
molte volte siamo convinti di non essere capaci nemmeno di portare a termine
quello che è il nostro combattimento giornaliero. Si, ogni giorno siamo
chiamati a combattere la nostra battaglia spirituale. L’apostolo
Paolo, scrivendo a Timoteo dirà: “Combatti il buon combattimento della fede,
afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per cui hai fatto la
buona confessione di fede davanti a molti testimoni. Combatti il buon
combattimento”. Ogni
giorno dobbiamo combattere, affrontare la nostra “Gerico” e comprendiamo,
come Giosuè, che da soli non ce la faremo mai. Abbiamo bisogno dello stesso
incoraggiamento che ebbe quest’uomo, perché sappiamo molto bene che: “Il
nostro combattimento, infatti, non è contro sangue e
carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo
mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei
luoghi celesti”
(Efesini 6:12). La
domanda iniziale si ripropone: “Come vincere questo combattimento”? Dio non
ci lascia soli e sprovveduti ma ha preparato per noi il necessario per vincere
questa battaglia: “Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché
possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto
tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei
vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come
calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a
tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi
infocati del maligno. Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello
Spirito, che è la parola di Dio; pregate in ogni tempo, per mezzo dello
Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni
perseveranza. Pregate per tutti i santi” (Efesini 6:13-18). Hai
tu indossato l’armatura per continuare a restare in piedi nel giorno malvagio?
Spero di sì! Questo
però non è tutto. Nel passo che abbiamo letto per ben tre volte Dio si propone
a Giosuè in questi termini: “Sii forte e coraggioso”. Giosuè
mancava di forza e di coraggio e ciò era più che giustificato. Chi non si
sarebbe sentito debole e chi non avrebbe perso coraggio osservando da lontano
Gerico, l’imprendibile, l’inespugnabile, detta: “La città della luna?” Tante volte, anche noi, considerando la nostra Gerico da conquistare, veniamo meno nell’anima e nello spirito. Scopriamo che le forze ed il coraggio in noi sono fuggite vie per lasciare ampio spazio alla paura. Nel verso sei, troviamo il primo segreto della vittoria: “Sii forte e coraggioso perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro”. “Non ti preoccupare per quelle difficoltà che i tuoi occhi vedono; non guardare a quante grandi e alte siano le mura di fronte a te. Tu vincerai, tu conquisterai questa città”. Parafrasandole, furono queste le parole che Dio rivolse a Giosuè. Inoltre è bello considerare le parole: “Sii forte e coraggioso perché TU…” Non un altro uomo, non il suo esercito, non il suo braccio destro, ma Giosuè avrebbe conquistato questa città! Le vittorie che conseguiamo giornalmente, per
l’intervento diretto di Dio nella nostra vita, sono quelle che ci permettono
personalmente di sperimentare la grazia e la potenza del Signore. Dio, non è il
Signore delle folle ma dei singoli. Il rapporto che Dio ha con ogni creatura, è
esclusivo, personale, unico. Dio si rivolge ad ogni uomo, come se sulla faccia
della terra esistesse solo lui. Profondo è il significato di queste parole:
“Tu metterai questo popolo in possesso del paese”. Questo ci ricorda
l’inno di vittoria che ogni credente dovrebbe conoscere: “Se
Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio
Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose
con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li
condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato,
è alla destra di Dio e anche intercede per noi. Chi ci separerà dall'amore di
Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la
nudità, il pericolo, la spada? Com'è scritto: «Per amor di te siamo messi a
morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in
tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha
amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né
principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né
profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che
è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani
8:31-39). Giosuè non doveva guardare alla città, non doveva guardare alle mura, non doveva pensare a cosa andava incontro. Allo stesso modo, noi dobbiamo imparare a non guardare le alte mura di Gerico che spesso sono di fronte a noi, ma con l’aiuto di Dio vogliamo guardare più in alto, al Signore ricordando che: “Tutto quello che è nato da Dio vince il mondo, e questa è la vittoria che ha vinto il mondo, la nostra fede”. La vita di Daniele, sotto certi aspetti somiglia a
quella di Giosuè. Anche lui si trovò di fronte ad alte mura, insuperabili. Non
poteva più pregare Dio a causa di un divieto esplicito del re Dario. Daniele
preferì ubbidire a Dio anziché agli uomini: “Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa
sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme,
tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio
come era solito fare anche prima. Allora quegli uomini accorsero in fretta e
trovarono Daniele che pregava e invocava il suo Dio” (Daniele
6:10,11). C’era una certezza: nella vita di Daniele che quelle alte mura, solo Dio avrebbe potuto fargliele superare. Anche se gettato nella fossa dei leoni, il Signore continuava ad essere con lui, come lo stesso re potette attestare: “La mattina il re si alzò molto presto, appena fu giorno, e si recò in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce angosciata e gli disse: «Daniele, servo del Dio vivente! Il tuo Dio, che tu servi con perseveranza, ha potuto liberarti dai leoni?» Daniele rispose al re: «Vivi per sempre o re! Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso la bocca dei leoni; essi non mi hanno fatto nessun male perché sono stato trovato innocente davanti a lui; e anche davanti a te, o re, non ho fatto niente di male». Allora il re fu molto contento e ordinò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa; Daniele fu tirato fuori dalla fossa e non si trovò su di lui nessuna ferita, perché aveva avuto fiducia nel suo Dio”.(Daniele 6:20-23). Notate come termina il verso: “Perché Daniele aveva avuto fiducia in Dio”. Ecco il segreto di una vittoria certa e sicura. Fiducia in Dio, nella Sua meravigliosa e prodigiosa Parola. Dio disse a Giosuè ed oggi a noi: “Tu metterai questo popolo in possesso del paese”. Giosuè ci credette, nonostante le alte mura che i suoi occhi contemplavano; lui credette alla promessa del Signore. Ecco il segreto di Daniele, di Giosuè e di ogni vero credente. Anche se di fronte a te ci sono delle alte mura, credi
anche tu alle promesse del Signore, Dio non viene mai meno alla sua Parola e per
questo c’invita ad avere fiducia nelle Sue promesse perché: “Chi confida
nel Signore è come il monte di Sion che non potrà mai essere smosso”.
Giacomo però ci ricorda un’altra verità: “Chi dubita rassomiglia a un'onda del mare, agitata dal vento e
spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore, perché
è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie”
(Giacomo 1:6-8). Confida
in Dio, questo è il segreto della vittoria. Dobbiamo somigliare a Davide
che quando incontrò il gigante disse: «Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il
giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del Signore degli eserciti, del
Dio delle schiere d'Israele che tu hai insultate. Oggi il Signore ti darà nelle
mie mani e io ti abbatterò; ti taglierò la testa, e darò oggi stesso i
cadaveri dell'esercito dei Filistei in pasto agli uccelli del cielo e alle
bestie della terra; così tutta la terra riconoscerà che c'è un Dio in
Israele, e tutta questa moltitudine riconoscerà che il Signore non ha bisogno
di spada né di lancia per salvare; poiché l'esito della battaglia dipende dal
Signore ed egli vi darà nelle nostre mani» (1Samuele 17:45-47). La stessa certezza che c’era nel cuore di Davide, di Daniele e di Giosuè, deve essere presente nella nostra vita. Se leggiamo tutto il capitolo 11 degli Ebrei, c’è un elenco di credenti che hanno vinto; non dobbiamo scoraggiarci! Se il nemico delle anime nostre ci fa vedere quanto alte e spesse siano le mura, se ci presenta tutte le difficoltà ingigantendole e se sta sussurrando al nostro orecchio: “Tu non ce la farai”, non diamogli retta e pensiamo con fede alle parole che il Signore rivolse a Giosuè: “Perché tu metterai questo popolo in possesso del paese”. Il secondo segreto della vittoria, lo troviamo nel
verso sette: “Solo
sii molto forte e coraggioso, abbi cura di mettere in pratica tutta la legge di
Mosè”. Credo che nessuno si avventuri in una città che non conosce. Quando sono andato in Spagna, in viaggio di nozze, non conoscevo quella nazione. Uscivo la mattina insieme a mia moglie con la cartina geografica della città fra le mani. Allo stesso modo, in questo pellegrinaggio, la Parola di Dio è la guida della nostra vita. Il Salmo 119 dice: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce al mio sentiero”. Leggiamo con attenzione quello che Dio disse a Mosè: “Questi
comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi
figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via,
quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un
segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli
stipiti della tua casa e sulle porte della tua città” (Deuteronomio 6:6-9). La
Parola di Dio è fondamentale per ogni credente. Come mangiamo ogni giorno, allo
stesso modo ogni giorno dobbiamo nutrirci della Parola di Dio. È triste a volte
vedere delle mega riunioni evangelistiche dove si dà ampio spazio alla musica,
alla lode, alla preghiera, alla pantomima, alle battute spirituali, e poco
spazio alla Parola di Dio. Tante volte si organizzano concerti cristiani, dove
la Parola di Dio non è predicata. Noi crediamo fermamente che ogni riunione ha
validità, se la Parola di Dio è predicata sotto l’unzione e la potenza dello
Spirito Santo. Quando tremila persone si convertirono il giorno della
Pentecoste, non ascoltarono una canzone rock cristiana, non videro una
pantomima, tanto praticate nell’epoca romana, ma ascoltarono il messaggio
della croce, che toccò il loro cuore e li portò alla conversione. Dice il
profeta Isaia: “Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla
così, non vi sarà per lui nessuna aurora”! (Isaia 8:20). Tanti credenti sono perennemente sconfitti, perché non leggono, non meditano, non ascoltano la Parola di Dio. Gesù ha sconfitto il Diavolo, dopo quaranta giorni di sosta nel deserto con la Parola. Egli disse: “Sta scritto”. Ancor più noi dobbiamo dipendere da questa parola se vogliamo conseguire le nostre vittorie spirituali. La nostra guida deve essere la Parola di Dio. Vogliamo dire: “Signore, amiamo la Tua Parola e vogliamo che ogni giorno sia applicata nella nostra vita”. Dobbiamo amare la parola del Signore, se desideriamo fare la Sua volontà; dobbiamo applicare la Sua Parola alla nostra vita; ricordiamocelo, la Parola di Dio non è la nostra camicia di forza, ma è la nostra camicia di libertà. La Parola di Dio ci mette in libertà, perché la Sua Parola ci rende liberi. Il mondo pensa di essere libero; chi ti beffa, ti prende in giro e ti deride, pensa di vivere bene e di esserti superiore ma lui è prigioniero dei suoi peccati, delle sue passioni, ma noi siamo liberi in Cristo. C’era un terzo segreto nella vita di Giosuè che lo portò alla vittoria: “La presenza di Dio”:
“Sii forte e coraggioso non ti spaventare e non ti sgomentare perché il Signore, il tuo Dio sarà con te ovunque tu andrai”. Dio non disse a Giosuè: “Devi fare tutto da solo”. Al contrario, lo rassicurò della Sua presenza. Abbiamo una promessa, una meravigliosa promessa: “Nonostante le nostre infedeltà, Dio è fedele”. Egli non ci lascia e non ci abbandona”. Ecco le Sue promesse: Ø
Genesi 26:24: «Io
sono il Dio d'Abraamo tuo padre; non temere, perché io sono con te e ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza». Ø
Genesi 28:15: “Io
sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai”. Ø
Isaia 41:10: “Tu,
non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio;
io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia
giustizia”. Ø
Isaia 43:5: “Non
temere, perché io sono con te; io ricondurrò la tua discendenza da oriente, e
ti raccoglierò da occidente”. Ø
Geremia 1:8: “Non li
temere, perché io sono con te per liberarti», dice il Signore”. Ø
Geremia 1:19: “Essi
ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti»,
dice il Signore”. Ø
Geremia 30:11:
“Infatti io sono con te", dice il Signore, "per salvarti”. Ø
Atti 18:10: “Perché
io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché
io ho un popolo numeroso in questa città”. Vuoi
essere vincitore? Coltiva la presenza di Dio nella tua vita. Dobbiamo essere
certi che Dio è con noi. Mosè un giorno disse al Signore: “Se tu non vieni
con noi, non ci muoveremo da questo luogo”. Sei tu certo che Dio è con te? Non
dimentichiamo la triste storia di Sansone: “Allora
lei gli disse: «Sansone, i Filistei ti sono addosso!» Egli, svegliatosi dal
sonno, disse: «Io ne uscirò come le altre volte, e mi libererò». Ma non
sapeva che il Signore si era ritirato da lui” (Giudici
16:20). A volte siamo dove Dio non c’è e continuiamo a pensare che Dio è con noi. Quando poi si realizzano le sconfitte nella nostra vita, comprendiamo, come Sansone, che il Signore non è più con noi. Spero che nessuno di noi si metta a scherzare con Dio e dica come Sansone: “Mi libererò come tutte le altre volte”. Anche Saul fece la stessa triste esperienza.
Accertiamoci che Dio è con noi, perché solo in questo modo potremo essere
certi della vittoria. Non dimentichiamo le parole di Gesù: “Io
sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro,
porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla”. Giosuè ottenne per fede una grande vittoria: “Il
popolo dunque gridò e i sacerdoti sonarono le trombe; e quando il popolo udì
il suono delle trombe lanciò un gran grido, e le
mura crollarono”. Lo
scrittore dell’epistola agli Ebrei ricorda questa grande vittoria: “Per
fede caddero le mura
di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni”. Giosuè
ottenne questa vittoria, perché credette alla Parola del Signore, la mise in
pratica e procedette certo che il Signore era con lui. Ti chiedo: “Sei un vincitore o uno sconfitto”? C’è un combattimento giornaliero da affrontare, delle mura alte sono a volte di fronte a noi. Seguiamo l’esempio di Giosuè e la vittoria sarà nostra nel nome di Gesù. Dio ci benedica.
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