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GIOVANNI BATTISTA:
LA VOCE UNA VOCE MANDATA DA DIO Marco
6:14-31: Sua
madre, Elisabetta, era una donna pia, cugina di Maria, madre di Gesù: “Ecco,
Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e
questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna
parola di Dio rimarrà inefficace” (Luca 1:36,37). Era
una donna sterile che non sperava più di avere un figlio suo fra le braccia,
perché ormai avanti nell’età. Il
padre del Battista era un sacerdote e si chiamava Zaccaria. Si evince pertanto
che erano ambedue persone devote a Dio, come la Scrittura afferma: “Al
tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno
di Abìa; sua moglie era discendente d'Aaronne e si chiamava Elisabetta. Erano
entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i
comandamenti e i precetti del Signore. Essi non avevano figli, perché
Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata” (Luca
1:5-7). L’angelo
Gabriele profetizzò intorno alla nascita miracolosa di Giovanni ed al suo
successivo ministero: “Mentre Zaccaria
esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell'ordine del suo turno, secondo la
consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del
Signore per offrirvi il profumo; e tutta la moltitudine del popolo stava fuori
in preghiera nell'ora del profumo. E gli apparve un angelo del Signore, in piedi
alla destra dell'altare dei profumi. Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da
spavento. Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua
preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e
gli porrai nome Giovanni. Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si
rallegreranno per la sua nascita. Perché sarà grande davanti al Signore. Non
berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal
grembo di sua madre; convertirà molti dei figli d'Israele al Signore, loro Dio andrà
davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri
ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un
popolo ben disposto» (Luca 1:8-17). Malgrado
l’incredulità di Zaccaria, che pur era sacerdote, la Parola di Dio trovò
adempimento: “E Zaccaria disse all'angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Perché io
sono vecchio e mia moglie è in età avanzata». L'angelo gli rispose: «Io sono
Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunziarti
queste liete notizie. Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno
che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si
adempiranno a loro tempo». Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si
meravigliava del suo indugiare nel tempio. Ma quando fu uscito, non poteva
parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva
loro dei segni e restava muto” (Luca 1:18-22). E’
probabile che Elisabetta si nascose per la vergogna di essere derisa dagli altri
in considerazione del fatto che era ormai avanti d’età: “Dopo
quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per
cinque mesi, dicendo: «Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in
cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli
uomini» (Luca 1:24-25). La
sua esperienza ci ricorda a tratti quella di Sara: “Sara disse: «Dio mi ha
dato di che ridere; chiunque l'udrà riderà con me» (Genesi 21:6). Quando
giunse il giorno del parto per Elisabetta, i presenti compresero che quel
bambino sarebbe stato un potente strumento nelle mani del Signore: “Compiutosi
per lei il tempo del parto, Elisabetta diede alla luce un figlio. I suoi vicini
e i parenti udirono che il Signore le aveva usato grande misericordia, e se ne
rallegravano con lei. L'ottavo giorno vennero a circoncidere il bambino, e lo
chiamavano Zaccaria dal nome di suo padre. Allora sua madre intervenne e disse:
«No, sarà invece chiamato Giovanni». Ed essi le dissero: «Non c'è nessuno
nella tua parentela che porti questo nome». E con cenni domandavano al padre
come voleva che fosse chiamato. Egli, chiesta una tavoletta, scrisse così: «Il
suo nome è Giovanni». E tutti si meravigliarono. In quell'istante la sua bocca
fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava, benedicendo Dio. E tutti i
loro vicini furono presi da timore; e tutte queste cose si divulgavano per tutta
la regione montuosa della Giudea. Tutti quelli che le udirono, le serbarono nel
loro cuore e dicevano: «Che sarà mai questo bambino?» Perché la mano del
Signore era con lui” (Luca 1:57-66). Il
sentimento di Zaccaria non può che essere mutato dopo nove mesi di silenzio,
periodo nel quale quest’uomo avrà considerato profondamente la sua sterile
religiosità, la sua successiva incredulità. Quante
volte nel suo cuore e nella sua mente saranno ritornate, come un ricordo vivo, i
momenti della visione angelica. Quante volte avrà ripetuto al suo cuore le
promesse ricevute. Ora,
con la nascita di suo figlio, egli è cambiato, il suo sentimento è diverso
rispetto al passato. Lo Spirito Santo riempie la sua vita. Ora Zaccaria può
cantare, giubilare, adorare Dio ed esprimere la sua riconoscenza e la sua lode,
attraverso un canto. Notiamo
la bellezza di quest’inno spirituale e soffermiamoci per un attimo sulle
certezze di quest’uomo: “Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e
profetizzò, dicendo: «Benedetto sia il Signore, il Dio d'Israele, perché ha
visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un potente Salvatore
nella casa di Davide suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi
profeti; uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che
ci odiano. Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo
santo patto, del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, di concederci che,
liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e
giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita. E tu, bambino,
sarai chiamato profeta dell'Altissimo, perché andrai davanti al Signore per
preparare le sue vie, per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante
il perdono dei loro peccati, grazie ai sentimenti di misericordia del nostro
Dio; per i quali l'Aurora dall'alto ci visiterà per risplendere su quelli che
giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la
via della pace». Or il bambino cresceva e si fortificava nello spirito; e
stette nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi a Israele”
(Luca 1:67-80). Da Giovanni, che sarà ricordato come il Battista,
per la sua pratica di immergere nelle acque coloro che desideravano ravvedersi,
impariamo alcune cose applicabili alla nostra vita. Innanzi tutto egli è: UNA VOCE NEL DESERTO Giovanni
il Battista sarà una voce nel deserto. E’ emblematico che tutti e quattro i
Vangeli soffermano la loro attenzione sul fatto che Giovanni era una voce che
gridava nel deserto: Ø
Matteo 3:3: “Di lui parlò infatti il profeta Isaia
quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del
Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Ø
Marco 1:3: “Voce di uno che grida nel deserto: «Preparate
la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Ø
Luca 3:4: “Come sta scritto nel libro delle parole del
profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del
Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Ø
Giovanni 1:23: “Egli disse: «Io sono la voce di uno che
grida nel deserto: "Raddrizzate la via del Signore", come ha detto il
profeta Isaia». Nella
Scrittura il deserto è spesso figura del cuore dell’uomo, dunque
dell’umanità intera. In questo mondo che è come il deserto, in cui l’uomo
è alla ricerca d’acqua che soddisfi la sua sete e d’oasi dove rifugiarsi,
siamo chiamati ad essere come Giovanni “una voce”, che deve raggiungere il
deserto dei cuori. L’incontro fra Gesù e la Samaritana ci indica la strada da
intraprendere per parlare di Cristo Gesù ai cuori aridi: “Gesù le
rispose: «Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve
dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli
darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna». La
donna gli disse: «Signore, dammi di quest'acqua, affinché io non abbia più
sete e non venga più fin qui ad attingere» (Giovanni
4:13-15). Come qualcuno ha detto, egli era “una voce pentecostale”: “Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile» (Matteo 3:11,12). Come
credenti siamo chiamati ad annunciare il Signore ai cuori desertici. Come lui
siamo una voce mandata da Dio: “Vi
fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone
per render testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli stesso non era la luce, ma venne per render testimonianza alla luce” (Giovanni
1:6-8). UNA VOCE CON UN MESSAGGIO Giovanni
presentò un messaggio forte, richiamando il popolo al ravvedimento “Venne
Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il
perdono dei peccati. «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
ravvedetevi e credete al Vangelo” (Marco 1:4,15). Non
era il solito messaggio, il solito appello mielato, ma il suo contenuto era
forte. A coloro che accorrevano per essere battezzati, rivolgeva parole
penetranti: “Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno
al Giordano, accorrevano a lui ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano,
confessando i loro peccati. Ma vedendo molti Farisei e Sadducei venire al suo
battesimo, disse loro: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira
futura? Fate dunque dei frutti degni di ravvedimento. Non pensate di dire dentro
di voi: “Abbiamo per padre Abramo”, perché io vi dico che da queste pietre
Dio può far sorgere dei figli ad Abramo. Ormai la scure è posta alla radice
degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e
gettato nel fuoco” (Matteo 3:5-10). Egli
era un uomo impavido tanto da rimproverare Erode
per la sua condotta amorale: “Giovanni,
infatti, gli diceva: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello!»
(Marco 6:18). Ancora
oggi il messaggio è lo stesso. Dobbiamo
somigliare a Giovanni. Il peccato va denunciato, non occultato. Ci sono
troppe cose illecite che cercano di entrare nella Chiesa e che tolleriamo.
Troppi compromessi con il mondo; il Signore ci dia la forza di gridare: “Non
è lecito!”: “Ogni cosa mi è lecita,
ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò
dominare da nulla” (1Corinzi
6:12). Nella
Chiesa e nel mondo dobbiamo essere mossi da questo sentimento. Nella Comunità
nella quale viviamo, nel momento in cui notiamo qualcosa che non è conforme
alla Parola di Dio, dobbiamo rivelarlo, non perché siamo giudici del nostro
fratello o della nostra sorella, al contrario, perché li amiamo e desideriamo
consigliarli. Se il nostro fratello commette qualcosa che non è conforme alla
Scrittura, dobbiamo dirglielo. Il nostro messaggio non può essere diverso da
quello di Giovanni. Nessuno può dire: “Non sono affari miei”. Forse il
fratello o la sorella lo avrà fatto inconsapevolmente, però siamo chiamati a
somigliare al Battista e non a Caino: “Il Signore disse a Caino: «Dov'è
Abele, tuo fratello?» Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio
fratello?» (Genesi 4:9). Paolo
fece lo stesso nei confronti di Pietro, anche se era stato uno dei discepoli di
Gesù, un intimo del Maestro, ma Paolo dovette dirgli: “Non ti è lecito”: “Ma
quando Cefa venne ad Antiochia, gli resistei in faccia perché era da
condannare. Infatti, prima che fossero venuti alcuni da parte di Giacomo, egli
mangiava con persone non giudaiche; ma quando quelli furono arrivati, cominciò
a ritirarsi e a separarsi per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei si
misero a simulare con lui; a tal punto che perfino Barnaba fu trascinato dalla
loro ipocrisia. Ma quando vidi che non camminavano rettamente secondo la verità
del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei giudeo, vivi
alla maniera degli stranieri e non dei Giudei, come mai costringi gli stranieri
a vivere come i Giudei?» (Galati
2:11-14). Questo
deve essere anche il nostro atteggiamento nel mondo. Non possiamo far finta di
nulla, offrire un sorriso a chi ci presenta cose e situazioni non conformi alla
volontà di Dio. Dobbiamo chiedere al Signore la forza e talvolta il coraggio di
dire: “Non è lecito”. Forse non saremo compresi, ma questo è normale che
accada, perché fu la stessa esperienza di Giovanni Battista. Del resto noi
dobbiamo piacere a Dio e non agli uomini: “Vado forse cercando il favore
degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi
ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo” (Galati 1:10). UNA VOCE CHE INDICAVA Giovanni
era una voce che indicava
Cristo: “Giovanni vide Gesù che veniva
verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del
mondo”! (Giovanni 1:29) La
sua voce, il suo messaggio, avevano un solo scopo: indicare Cristo Gesù: “Egli
venne come testimone per render testimonianza alla luce, affinché tutti
credessero per mezzo di lui” (Giovanni 1:7). Si
definiva indegno, non voleva che gli altri pensassero che fosse lui il Messia
atteso e promesso. Era come se dicesse del continuo: “Non guardate me, ma
Colui che è più importante di me”. Egli era come un segnale stradale che
indica la via giusta da seguire: “E predicava dicendo: «Dopo
di me viene Colui che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi
a sciogliere il legaccio dei calzari» (Marco
1:7). Quando
Gesù inizia il Suo ministero, Giovanni Battista scompare dalla scena. Senza
gelosie, invita i suoi discepoli a seguire Gesù, non raccogliendo alcuna
provocazione: “E andarono da Giovanni e
gli dissero: «Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale
rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui». Giovanni
rispose: «L'uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo. Voi
stessi mi siete testimoni che ho detto: "Io non sono il Cristo, ma sono
mandato davanti a lui”. Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l'amico dello
sposo, che è presente e l'ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo;
questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io
diminuisca” (Giovanni 3:26-30). La
nostra vita e condotta devono indicare Cristo. Il Signore ci ha chiamati,
affinché altri vedano la nostra vita trasformata e credano in Colui che ha dato
la Sua vita per noi. La
donna Samaritana divenne come Giovanni Battista un indicatore per gli altri: “La
donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente:
«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non
potrebbe essere lui il Cristo?» La gente uscì dalla città e andò da
lui”… Molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della
testimonianza resa da quella donna: «Egli mi ha detto tutto quello che ho fatto».
Quando dunque i Samaritani andarono da lui, lo pregarono di trattenersi da loro;
ed egli si trattenne là due giorni. E molti di più credettero a motivo della
sua parola e dicevano alla donna: «Non è più a motivo di quello che tu ci hai
detto, che crediamo; perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è
veramente il Salvatore del mondo» (Giovanni
4:28-30,40-42). UNA VOCE CHE PRECEDEVA Abbiamo
detto che in adempimento alle Scritture, Giovanni Battista era il precursore di
Gesù, come Isaia aveva profeticamente annunciato: “La
voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del Signore, appianate nei
luoghi aridi una strada per il nostro Dio! Ogni valle sia colmata, ogni monte e
ogni colle siano abbassati; i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi
accidentati diventino pianeggianti. Allora la gloria del Signore sarà rivelata,
e tutti, allo stesso tempo, la vedranno; perché la bocca del Signore l'ha detto»
(Isaia 40:3-5). Il suo
messaggio anticipava la promessa di Gesù per tutti i credenti. La Chiesa oggi
ha la stessa missione, perché Gesù sta per ritornare. Questa era la voce del
Battista, il suo grido, il suo messaggio, la sua indicazione: “Preparate il
vostro cuore al Signore perché esso è un deserto. Ogni ostacolo deve essere
eliminato, perché la gloria di Dio apparirà”. Prima
che il Signore torni, siamo chiamati ad indicare agli altri la Via da seguire
per la salvezza. Evangelizzare non è un qualcosa da fare con la calcolatrice
alla mano, per cui alla fine si fanno i conti di quante persone sono state
salvate dal nostro messaggio. Al contrario, siamo chiamati ad evangelizzare, ben
consci che il salvare appartiene al Signore: “Che
cos'è dunque Apollo? E che cos'è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali
voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro.
Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che
pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere”! (1Corinzi
3:5-7). Parliamo
agli altri di Gesù, indichiamo agli altri la strada della salvezza, perché
Egli sta per tornare e noi siamo i precursori della Sua venuta: “Ecco, egli
viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo
trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen” (Apocalisse
1:7). UNA
VOCE APPROVATA Come
abbiamo letto nel Vangelo di Marco, la sua fine fu tragica: “Udito ciò,
diceva: «Giovanni, che io ho fatto decapitare, lui è risuscitato!» Poiché
Erode aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva fatto incatenare in prigione a
motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello, che egli, Erode, aveva
sposata. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo
fratello!» Perciò Erodiada gli serbava rancore e voleva farlo morire, ma non
poteva. Infatti Erode aveva soggezione di Giovanni, sapendo che era uomo giusto
e santo, e lo proteggeva; dopo averlo udito era molto perplesso, e l'ascoltava
volentieri. Ma venne un giorno opportuno quando Erode, al suo compleanno, fece
un convito ai grandi della sua corte, agli ufficiali e ai notabili della
Galilea. La figlia della stessa Erodiada entrò e ballò, e piacque a Erode e ai
commensali. Il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e te lo darò».
E le giurò: «Ti darò quel che mi chiederai; fino alla metà del mio regno».
Costei, uscita, domandò a sua madre: «Che chiederò?» La madre disse: «La
testa di Giovanni il battista». E, ritornata in fretta dal re, gli fece questa
richiesta: «Voglio che sul momento tu mi dia, su un piatto, la testa di
Giovanni il battista». Il re ne fu molto rattristato; ma, a motivo dei
giuramenti fatti e dei commensali, non volle dirle di no; e mandò subito una
guardia con l'ordine di portargli la testa di Giovanni. La guardia andò, lo
decapitò nella prigione e portò la testa su un piatto; la diede alla ragazza e
la ragazza la diede a sua madre” (Marco 6:16-28). Egli
fu veramente fedele fino alla fine: “Sii fedele fino alla morte ed io ti
darà la corona della vita” (Apocalisse
2:10). Gesù,
alla notizia della morte del Battista, espresse parole di grande apprezzamento:
“In verità io vi dico, che fra i nati di
donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più
piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il
battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne
impadroniscono. Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a
Giovanni. Se lo volete accettare, egli è l'Elia che doveva venire. Chi ha
orecchi per udire oda” (Matteo
11:11-15). E
di noi Gesù cosa dice? Siamo da Lui approvati? Vedendo il nostro operato può
definirci giusti come fece con Noè, Abramo, Mosè, Giobbe e tanti altri? Dobbiamo
necessariamente somigliare a Giovanni Battista. Dobbiamo essere una voce con un
messaggio, un indicatore per gli altri, perché siamo i precursori del ritorno
di Cristo Gesù il Signore. Facciamolo e saremo approvati da Dio,come lo fu
Giovanni Battista: “Il suo padrone gli
disse: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti
costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo
25:21).
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