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Non è bene che l'uomo sia solo (Genesi 2:18)
Dio ha creato l'uomo e tutto l'universo. Malgrado le varie teorie evoluzioniste di questi secoli ed in modo particolare di questi ultimi decenni (molte delle quali largamente smentite), chi crede nella ispirazione verbale e plenaria della Parola di Dio e su di Essa ha fondato la sua vita e la sua fede, può dire insieme allo scrittore sacro: "I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento l'opera delle Sue mani" (Salmo 19:1). Nel libro
della Genesi è scritto che Dio diede origine ad ogni cosa e dopo aver creato
l’uomo, lo pose in un giardino meraviglioso, offrendogli ogni comfort: “Dio
il Signore formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un
alito vitale e l'uomo divenne un anima vivente. Dio il Signore piantò un
giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato"
(Genesi 2:7,8). Malgrado
l’uomo si trovasse in condizioni ambientali favorevoli, continuava a sentirsi
solo: “Dio il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi
e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all'uomo per vedere come li avrebbe
chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l'uomo gli avrebbe
dato. L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli
uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò un
aiuto che fosse adatto a lui”. Vedendo
la sua solitudine, Dio intervenne dicendo: «Non è bene che l'uomo sia solo».
Non
desidero parlarvi dell’aiuto convenevole che Dio
provvide per l’uomo, né del matrimonio, ma voglio soffermare la mia
attenzione sulla solitudine dell’uomo. Permettetemi di tirare fuori dal
contesto questo verso e di applicarlo alla nostra vita spirituale: «Non è
bene che l'uomo sia solo». SOLITUDINE DELL’UOMO Gesù più di chiunque altro ha patito la solitudine e per questa ragione può empatizzare con l’uomo, che si sente solo. Dio Padre per non lasciare solo l’uomo, per non farlo "morire" di solitudine, ha mandato Suo Figlio a morire per l’umanità sulla croce. Lì Gesù ha realizzato la solitudine più profonda come testimoniano le Sue stesse parole: "All'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Marco 15:34). Gesù rimase
solo sulla croce. Non solo i discepoli lo abbandonarono, ma il Padre stesso per
un attimo allontanò da Lui il Suo sguardo perché sul Figlio gravava tutto il
peccato dell’umanità. Ma su quella croce Gesù poneva fine alla solitudine
dell’uomo, perché grazie al Suo sacrificio (morto per i nostri peccati e
risorto per la nostra giustificazione), l’uomo non sarebbe rimasto più da
solo perché lo Spirito Santo avrebbe resa reale la presenza di Gesù nel cuore di ogni
credente: “Non vi lascerò orfani; tornerò da
voi. Ancora un po', e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io
vivo e voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi
in me e io in voi. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi
mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui»… Vi
ho detto queste cose, stando ancora con voi; ma il Consolatore, lo Spirito
Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà
tutto quello che vi ho detto” (Giovanni
14:18). Qui finisce la solitudine dell’uomo. Zaccheo, Levi, Saulo e noi dopo di loro, eravamo soli, perché il peccato ci separava da Dio, ma in Cristo non lo siamo più, perché Lui è sempre con noi: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente» (Matteo 28:28). Davide
proprio perché rimase solo, peccò. Pietro rimasto solo, rinnegò il Signore,
dicendo di non conoscerlo. «Non è bene che l'uomo
sia solo». Gesù
caccia via la solitudine. SOLITUDINE
E L’uomo
solo spesso è preda dello scoraggiamento. Ricordate i discepoli sulla via
Emmaus? Quanto scoraggiamento nei loro discorsi ma soprattutto quanta solitudine
nel loro cuore: "Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un
villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi;
e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. Mentre
discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a
camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo
riconoscevano. Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il
cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. Uno dei due, che si chiamava
Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai
saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» Egli disse loro: «Quali?»
Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in
opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e
i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi
speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò,
ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. É vero che certe
donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon'ora al
sepolcro, non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto
anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. Alcuni dei nostri
sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma
lui non lo hanno visto» (Luca 24:13-27). Anche il
profeta Elia rimase solo e profondamente scoraggiato, tanto da desiderare di
morire: “Elia, vedendo questo, si alzò, e se ne andò per salvarsi la vita;
giunse a Beer-Seba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo; ma
egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto
sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: «Basta! Prendi
la mia vita, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri!» (1Re
19:3,4). Dio
dice: «Non è bene che l'uomo sia solo». Se tale è la tua condizione,
Gesù vuole porre fine alla tua solitudine e al tuo scoraggiamento. Vai a Lui,
non indugiare. SOLITUDINE E MALATTIA
Se sei ammalato, sappi che non sei solo, ma il Signore è vicino a te e
vuole porre fine alla tua solitudine. I Vangeli ci raccontano la storia di una
donna metrorragica affetta da questa patologia da dodici lunghi anni. Aveva
speso tutti i suoi soldi dai medici senza alcun giovamento, anzi, era piuttosto
peggiorata. La presenza di Gesù pose fine alla sua malattia e alla sua
solitudine: “Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni-
molto aveva sofferto da molti medici, e aveva speso tutto ciò che possedeva
senza nessun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata-avendo udito parlare di
Gesù, venne dietro tra la folla e gli toccò la veste, perché diceva: «Se
riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva». In quell'istante la sua
emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella
malattia. Subito Gesù, conscio della potenza che era emanata da lui, voltatosi
indietro verso quella folla, disse: «Chi mi ha toccato le vesti?» I suoi
discepoli gli dissero: «Tu vedi come la folla ti si stringe attorno e dici:
"Chi mi ha toccato?"» Ed egli guardava attorno per vedere colei che
aveva fatto questo. Ma la donna paurosa e tremante, ben sapendo quello che era
avvenuto in lei, venne, gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità”
(Marco 5:25-33).
Il segreto di
questa donna? Basta leggere le parole che Gesù le rivolse: “Gesù le
disse: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va' in pace e sii guarita dal tuo
male» (Marco 5:34). Amico,
amica, fratello e sorella, metti in moto la tua fede e la tua solitudine finirà,
perché Dio ti dice: «Non è bene che l'uomo sia solo».
Nelle
difficoltà, come accadde per la vita di Paolo, non sei solo, il Signore è con
te. Il pericolo che spesso corriamo è che nelle difficoltà ci isoliamo, ci
chiudiamo nel nostro guscio, ma Dio dice: «Non è bene che l'uomo sia solo». Nelle
difficoltà, molto spesso, il diavolo cerca di schiacciarci ancora di più,
invitandoci a gettare la spugna, a mollare tutto: “Che ci vai a fare in
Chiesa? Non vedi che non ne trai alcun beneficio? Non continuare a pregare,
tanto Dio non ti risponde”. Non
cedere a queste menzogne, ma ricordati che Dio è con te nelle difficoltà: «Invocami
nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai» (Salmo
50:15). Nel Getsemani Gesù rimase solo e nemmeno i discepoli riuscirono a pregare con Lui, ma la Sua comunione con il Padre rimase profonda. Tante volte come i
discepoli nella tempesta, vogliamo fare da soli. Pensiamo di essere capaci a
tirarci fuori dalle difficoltà contando sulle nostre capacità, ma scopriamo
ben presto che le parole di Gesù sono realtà: “Io
sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro,
porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15:5). Dio
dice:
«Non è bene che l'uomo sia solo». Coloro che invece avranno rigettato la grazia, nell’eternità saranno per sempre separati dal Signore, respinti dalla Sua presenza. Certo, in questo luogo di separazione eterna, ci saranno miliardi di persone ma tutte si sentiranno sole come possiamo apprendere dal racconto di Gesù sulla condizione del ricco nel regno dei morti: «C'era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente e c'era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto. E nel soggiorno dei morti, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: "Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma". Ma Abraamo disse: "Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di la si passi da noi". Ed egli disse: "Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento". Abraamo disse: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli". Ed egli: "No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno". Abraamo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita"» (Luca 16:19-31). Amico, amica, fratello e sorella, Dio dice: «Non è bene che l'uomo sia solo». Non devi continuare a vivere solo con il tuo peccato, perché Gesù ti vuole perdonare e liberare. Non continuare a vivere da solo nella solitudine, nello scoraggiamento, nella malattia e nelle difficoltà. Fermati un attimo e considera Colui che ha detto: «Non è bene che l'uomo sia solo». Dio non vuole che tu trascorra la tua eternità solo, ma ti vorrebbe con Sé nel cielo, per sempre. Non sei solo: “Qualora mio padre e mia madre m'abbandonino, il Signore mi accoglierà" (Salmi 27:10).
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