Attualità
Rispondi allo stolto, anzi no
Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, perché tu non gli debba somigliare.
Rispondi allo stolto secondo la sua follia, perché non abbia ad apparire saggio ai propri occhi. (Prov.
26:4,5.)
Le apparenti contraddizioni della Bibbia sono sempre associate a profondi insegnamenti spirituali: in questo caso i due proverbi di Salomone ci esortano all'equilibrio fra due comportamenti che sono di per sé utili e positivi, ma diventano negativi qualora estremizzati:
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Ad un estremo abbiamo l'atteggiamento del credente che rifiuta di affrontare una questione che a lui sembra sciocca o inopportuna; non c'è intenzione di immedesimarsi nell'interlocutore; quest’ultimo, di conseguenza potrebbe avere la sensazione di avere davanti un individuo incapace di dialogare e pertanto ritenersi più saggio;
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All'altro estremo troviamo chi si pone sullo stesso piano dello stolto, ma va così avanti in questo percorso da rendere impossibile allo stolto stesso e ad un eventuale osservatore esterno di constatare la differenza fra le due parti coinvolte.
Possiamo pensare anche ad alcuni esempi: ad un estremo della visione di Salomone c’è il credente che non vuole affrontare alcuna discussione sull'esistenza di Dio (che in effetti nella Bibbia viene data subito come vera ed evidente); all'altro estremo troviamo il cristiano evangelico che si impegna a negare l'evoluzionismo su basi per così dire scientifiche al punto da arrivare a svilire l'Evangelo ed a ridurlo ad una filosofia dell'intelletto che non richiede un atto di fede nella Parola di Dio (Ebrei 11:3a: Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio).
L’esortazione biblica all’equilibrio
Gesù afferma che dobbiamo essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (Matteo 10:16). Il testo greco tradotto prudenti può anche essere tradotto astuti o sagaci. Dunque semplicità e sagacia - sagacia e semplicità nel contrapporci agli oppositori dell'Evangelo di Dio.
Gli scrittori delle epistole ci esortano sia a rendere conto della speranza che è in noi (1 Pietro 3: 15,16), sia a demolire i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio (2 Corinzi 10:4-5).
Specialmente di fronte alla sapienza di questo mondo, dobbiamo ricordarci che la Bibbia dichiara che la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio (1 Corinzi 3:19) e che i pensieri dei sapienti… sono vani (1 Corinzi 3:20). Pertanto è necessario affiancare il semplice ma potente messaggio dell’Evangelo ad un'attitudine di ascolto e di ponderata rielaborazione delle nozioni che recepiamo.
Pensiamo ad esempio alle frasi che Pietro ascolta poco prima di iniziare la sua predicazione di Pentecoste:
- «Che cosa significa questo?» (Atti 2:12)
- «Sono pieni di vino dolce» (Atti 2:13)
Pietro per prima cosa risponde a questi interventi:
«Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno» (Atti 2:15) cioè circa le nove di mattina.
Paragonare il parlare in altre lingue per opera dello Spirito Santo ai vaneggiamenti di un ubriaco è sciocco, blasfemo, stolto; eppure Pietro, guidato dallo Spirito Santo, avverte la necessità di farsi stolto con gli stolti (cfr. 1 Corinzi 9:22-23) e di demolire (cfr. 2 Corinzi 10:4-5) tale ragionamento, rispondendo secondo la loro follia.
Ma Pietro va anche oltre, non si perde in vane discussioni ma al contrario proclamerà con franchezza quel Vangelo che è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Romani 1:16).
Come esempio negativo consideriamo invece i tre amici di Giobbe e la giusta riprensione che ricevono dal giovane Eliu: nella sua confusione Giobbe aveva pronunciato frasi stolte ed altisonanti, ma i tre amici non avevano risposto alle sue domande ed ai suoi dubbi (Giobbe 32:12: “nessuno ha risposto alle sue parole”). Essi erano dunque ingiusti nell'affermare“Dio soltanto lo farà cedere, non l’uomo”(Giobbe 32:13). Anche noi cristiani a volte rischiamo di usare impropriamente questa frase ma dovremmo considerare con attenzione il trattamento che alla fine Dio stesso riserverà ai tre amici, ritenendoli pienamente colpevoli di un simile comportamento.
Il significato spirituale dell’ equilibrio
Il cuore del messaggio che annunciamo è: credi in Cristo Gesù e sarai salvato (cfr. Atti 16:31). Purtroppo non tutti sono vicini al regno di Dio (cfr. Marco 12:34) in modo da consentirci di arrivare subito al nocciolo della salvezza. Per questa ragione in molti casi è prioritario per chi annuncia l'Evangelo porre delle domande per mettersi sul piano del proprio interlocutore (cfr. Atti 8:30 e Atti 10:29). In questo senso si tratta di seguire davvero l'esempio del Nostro Signore Gesù che invece di aggrapparsi (Filippesi 2:5-7) ad una condizione di superiorità, è sceso al livello degli uomini; il credente rigenerato non deve rinunciare alla propria mentalità cristiana, semplice eppure profonda, ma non deve neppure arroccarsi su di essa senza scendere con umiltà sul piano del proprio oppositore per immedesimarsi nella sua visione della realtà. Non farlo indicherebbe orgoglio, pregiudizio, arroganza, carnale indifferenza (contrapposta all'amore di Cristo) di fronte al bisogno di Verità di chiunque non abbia ancora fatto l'esperienza trasformatrice della Nuova Nascita. Inoltre si tratta anche di ubbidire al comandamento di Gesù:
E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro.(Luca 6:31)
Ogni essere umano desidera da colui che gli parla innanzitutto rispetto per le proprie idee, siano esse convinzioni, dubbi, domande o perplessità.
Come raggiungere l’equilibrio
Dio ha dato doni e talenti diversificati all'interno del Corpo di Cristo e pertanto alcuni credenti tenderanno a concentrarsi prevalentemente sull’atteggiamento proposto da Proverbi 26:4, altri su quello di Proverbi 26:5. L'attitudine naturale può dunque fungere da guida ma essa è secondaria rispetto alla guida sovrannaturale dello Spirito Santo.
In merito alla predicazione di Stefano, il libro degli Atti riferisce che i suoi oppositori non potevano resistere alla Sapienza e allo Spirito con cui egli parlava (Atti 6:10).
Se questa generazione di cristiani fedeli a tutto l'Evangelo vuole davvero raggiungere gli italiani con il messaggio della salvezza in Cristo Gesù, allora tale generazione deve imparare alla scuola del supremo Maestro a saper parlare e saper tacere, a saper rispondere secondo la logica di Dio, ma anche a saperlo fare secondo la logica dello stolto. Questa sfida richiede, anzi pretende nulla di meno che pienezza di Spirito Santo accompagnata da pienezza di Sapienza divina.
Se dunque alla fine di queste riflessioni ci sentiamo inadeguati, ricordiamo che persino l'apostolo Paolo allo stesso proposito affermava: “E chi è sufficiente a queste cose”? (2 Cor. 2:16)
Ma altrove egli può scrivere con piena certezza: “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)
Francesco Cataldo
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