Cristiani Evangelici di Fede Pentecostale

La Famiglia

LA DISCIPLINA NELLA FAMIGLIA
(parte seconda)

Come Dio educa il Suo popolo impartendo una disciplina spirituale, così i credenti devono educare i loro figli: "Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge suo figlio, così il Signore, il tuo Dio, corregge te" (Deuteronomio 8:5).
La disciplina è indispensabile "É vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa" (Ebrei 12:11).
Bisogna fare attenzione a non cadere all'altro estremo trascurando completamente i figli, abbandonandoli a se stessi. Anche questo è condannato dalla Parola di Dio: "La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre. Correggi tuo figlio; egli ti darà conforto, e procurerà gioia al tuo cuore" (Proverbi 29:15,17).
David Wilkerson noto autore del libro: "La croce e il pugnale", parla con approvazione della severa disciplina ricevuta dal padre. "Le sculacciate sono fuor di moda oggi - egli osserva. Sono considerate dannose allo sviluppo psicologico del bambino. Si chiamano le sculacciate: "picchiare il piccolo"; le sgridate: "tiranneggiare", la disciplina all'antica: "collera da parte dei genitori". Mio padre invece la chiamava con un altro nome: la terapia della legnaia. I genitori credevano un volta che il miglior modo di evitare che i figli diventassero delinquenti fosse di cacciare via il demonio dalla loro natura a forza di botte. Ecco la sua testimonianza:
"Eravamo cinque figli nella nostra famiglia, e ciascuno di noi portava un salutare rispetto verso la coramella del papà che stava appesa a un grosso chiodo accanto alle scale del magazzino del carbone, dove papà usava tenere tutte le sue "consultazioni a quattr'occhi". Non mi puniva mai quando era arrabbiato, ma aspettava fino a quando pensava che avesse completamente dimenticato la mia disubbidienza. Allora, con voce sommessa: "Va bene, Davide, andiamo giù e facciamo un'altra lezione sull'ubbidienza". Mi piegava sulle ginocchia, e prima ancora che mi desse un solo colpo mi contorcevo come un serpente, urlavo a squarciagola e piangevo come un condannato a morte. Le mie grida non sembravano mai impressionarlo. Mi picchiava, e come! Poi dovevo inginocchiarmi e chiedere perdono a Dio della mia ostinatezza; e dopo aver messo a posto le cose nei confronti del cielo, dovevo abbracciare il padre e dirgli quanto gli volevo bene. Ecco perché quel bambino testardo, spensierato e disubbidiente é diventato un ministro del Vangelo anziché un giovane teppista! Credo che sia venuta l'ora per un ritorno alla legnaia"!

La Bibbia presenta esempi di figli allevati male:
I figli di Eli:
1Samuele 2:12-17: "I figli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano il Signore. Ecco qual era il modo di agire di questi sacerdoti riguardo al popolo: quando qualcuno offriva un sacrificio, il servo del sacerdote veniva nel momento in cui si faceva cuocere la carne; teneva in mano una forchetta a tre punte, la piantava nella caldaia o nel paiuolo o nella pentola o nella marmitta, e tutto quello che la forchetta tirava su, il sacerdote lo prendeva per sé. Così facevano a tutti gl'Israeliti che andavano là, a Silo. Anche prima che si fosse bruciato il grasso, il servo del sacerdote veniva e diceva all'uomo che faceva il sacrificio: "Dammi della carne da fare arrostire, per il sacerdote; poiché egli non accetterà da te carne cotta, ma cruda". Se quell'uomo gli diceva: "Si bruci prima di tutto il grasso, poi prenderai quello che vorrai", egli rispondeva: "No, me la devi dare ora; altrimenti la prenderò con la forza!" Il peccato di quei giovani era dunque grandissimo agli occhi del Signore, perché disprezzavano le offerte fatte al Signore".
1Samuele 2:22-29: "Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figli facevano a tutto Israele e come si univano alle donne che erano di servizio all'ingresso della tenda di convegno. Disse loro: "Perché fate queste cose? Poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre azioni malvagie. Non fate così, figli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi traviate il popolo di Dio. Se un uomo pecca contro un altro uomo, Dio lo giudica; ma se pecca contro il Signore, chi intercederà per lui?" Quelli però non diedero ascolto alla voce del loro padre, perché il Signore li voleva far morire. Intanto, il piccolo Samuele continuava a crescere ed era gradito sia al Signore sia agli uomini. Un uomo di Dio andò da Eli e gli disse: "Così parla il Signore: "Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre, quando essi erano in Egitto al servizio del faraone? Non lo scelsi dunque fra tutte le tribù d'Israele per diventare mio sacerdote, per salire al mio altare, per bruciare il profumo e indossare l'efod in mia presenza? Non diedi alla casa di tuo padre tutti i sacrifici, consumati dal fuoco, dei figli d'Israele? Allora, perché calpestate i miei sacrifici e le mie oblazioni che ho comandato di offrire nel mio santuario? Come mai onori i tuoi figli più di me e vi ingrassate con il meglio di tutte le oblazioni d'Israele, mio popolo?"
b. Adonia figlio di Davide:
1Re 1:5-10:"Adonia, figlio di Agghit, mosso dall'ambizione, diceva: "Sarò io il re!" E si procurò carri, cavalieri, e cinquanta uomini che correvano davanti a lui. Suo padre non gli aveva mai fatto un rimprovero in vita sua, dicendogli: "Perché fai così?" Adonia era inoltre di bellissimo aspetto, ed era nato subito dopo Absalom. Egli prese accordi con Ioab, figlio di Seruia, e con il sacerdote Abiatar; essi si misero dalla sua parte e lo favorirono. Ma il sacerdote Sadoc, Benaia, figlio di Ieoiada, il profeta Natan, Simei, Rei e gli uomini valorosi di Davide non erano dalla parte di Adonia. Adonia sacrificò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zoelet, che è accanto alla fontana di Roghel, e invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda che erano al servizio del re; ma non invitò il profeta Natan, né Benaia, né gli uomini valorosi, né Salomone suo fratello".

Ci sono però dei figli educati bene nelle vie del Signore:
Salomone
Proverbi 4:3-9:
"Quand'ero ancora bambino presso mio padre, tenero e unico presso mia madre, egli mi insegnava dicendomi: "Il tuo cuore conservi le mie parole; osserva i miei comandamenti e vivrai; acquista saggezza, acquista intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca e non te ne sviare; non abbandonare la saggezza, ed essa ti custodirà; amala, ed essa ti proteggerà; il principio della saggezza è: Acquista la saggezza; sì, a costo di quanto possiedi, acquista l'intelligenza; esaltala, ed essa t'innalzerà; essa ti coprirà di gloria quando l'avrai abbracciata; essa ti metterà sul capo una corona di grazia, ti farà dono di un magnifico diadema".

Il Re Lemuel
Proverbi 31:1-9:
"Parole del re Lemuel. Massime che sua madre gli insegnò. "Che ti dirò, figlio mio? Che ti dirò, figlio del mio grembo? Che ti dirò, o figlio dei miei voti? Non dare il tuo vigore alle donne, non frequentare quelle che mandano in rovina i re. Non si addice ai re, Lemuel, non si addice ai re bere del vino, né ai prìncipi desiderare bevande alcoliche: che a volte, dopo aver bevuto, non dimentichino la legge e calpestino così i diritti di tutti i deboli. Date bevande alcoliche a chi sta per perire, e del vino a chi ha il cuore amareggiato; perché bevano, dimentichino la loro miseria e non si ricordino più dei loro travagli. Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici; apri la bocca, giudica con giustizia, fa' ragione al misero e al bisognoso".

Le quattro figlie di Filippo
Atti 21:8,9:
"Ripartiti il giorno dopo, giungemmo a Cesarea; ed entrati in casa di Filippo l'evangelista, che era uno dei sette, restammo da lui. Egli aveva quattro figlie non sposate, le quali profetizzavano".

Timoteo
2Timoteo 1:5:
"Ricordo infatti la fede sincera che è in te, la quale abitò prima in tua nonna Loide e in tua madre Eunice, e, sono convinto, abita pure in te".


I PRINCIPI DELLA DISCIPLINA

Vi sono in linea di massima tre metodi alla base della disciplina familiare e dunque dell'educazione:

1) Metodo autoritario
Si basa sul: "Fai come ti dico o sarà peggio per te". I genitori che usano questo metodo, esercitano un'autorità eccessiva. È un metodo troppo rigido. Generalmente, in una famiglia così, al bambino, non è data alcun'importanza ed egli non può aspettarsi altra spiegazione che: "Perché te lo dico io"! La conseguenza inevitabile di tutto questo è che il figlio dipende sempre dai genitori e non riesce mai a prendere delle decisioni, perché non ne ha mai avuto la possibilità. Il figlio non cresce assolutamente libero e maturo per fare delle scelte volute ma è frustrato, timido o eccessivamente ribelle. Egli ubbidisce non perché desidera farlo, ma perché vi è costretto: "Per paura".

2) Metodo permissivo
È il concedere ampia libertà ai figli. Questa libertà eccessiva può essere descritta come il metodo: "Fai come ti pare". Troppi genitori che hanno seguito questo metodo, hanno poi pianto a causa dei risultati. Una madre piangendo esclamava: "Gli permettevo di fare tutto ciò che voleva perché l'amavo". La permissività che lascia fare al bambino tutto quello che vuole, non è espressione di affetto, ma di ignoranza. Un bambino allevato in questo modo appare ostile, orgoglioso, spavaldo e si ribella a chiunque cercherà di interporsi fra lui ed i suoi desideri. La teoria del dottor Spock, un famosissimo pediatra statunitense, di permettere ad un figlio completa espressione di sé, ovvero, libertà incondizionata, ha rappresentato nelle famiglie, una delle influenze più deleterie. Sin dall'epoca della Rivoluzione Francese è stata largamente accettata l'idea che la natura umana sia fondamentalmente buona. Il "male" che di tanto in tanto si manifesta sarebbe conseguenza di una mancanza di istruzione e di comprensione o forse dell'influenza negativa della famiglia e dell'ambiente, per cui basterebbe migliorare l'istruzione ed eventualmente l'ambiente economico, sociale, politico o psicologico: non appena una persona sarà in grado di comprendere le restrizioni esterne saranno eliminate vedrà l'innata bontà della sua natura umana fiorire come un giardino. Due guerre mondiali, seguite da una generazione di guerre fredde e calde, hanno un po' modificato questo ingenuo ottimismo riguardo alla natura umana. Nondimeno buona parte dei nostri presupposti e giudizi inconsci implicano che l'uomo sia fondamentalmente buono, perché tale concetto ha penetrato ogni sfera della nostra civiltà e cultura, compresa quella dell'educazione dei bambini. Buona parte delle penose difficoltà nei rapporti tra genitori e figli deriva da questa falsa teoria della natura umana. I genitori considerano i loro figli come essenzialmente "buoni" e quando a volte si dimostrano invece "cattivi", essi cominciano a chiedersi disperatamente: "Che cosa mai sta succedendo al mio angioletto perché faccia una cosa del genere?" Prima cercano di ragionare: "ovviamente egli non ha capito; basterà spiegarglielo e riappariranno la sua innata bontà e ragionevolezza: "Tesoro, non devi sbattere la testina sul pavimento quando ti levo il ferro da stiro. Il ferro serve alla mamma per tenere belli i tuoi vestitini; e poi, qualche volta é caldo e il mio tesoro si potrebbe fare la bua!" Il "tesoro" per tutta risposta strilla più forte e continua a sbattere la testa per terra, arrabbiato. Allora non si tratta soltanto di non capire: il ferro probabilmente simboleggia per il bambino il senso di sicurezza e di benessere. Perché non comprargli un ferro da stiro usato tutto per sé? Ecco risolto il problema!
Il "tesoro" é felice del nuovo possesso e ne tira il cordone tutto contento straripando di bontà. Ma la prossima volta che la mamma si prepara ad uscire per la spesa, "Tesoro", che deve restare in casa con la sorella maggiore, si butta a capofitto sul pavimento del soggiorno e comincia di nuovo a sbattere la testa. "Tesoro, non fare così. Su, lo sai bene che la mamma tornerà in un attimo. Ecco, accendiamo il televisore per vedere i cartoni animati" (in caso di emergenza, bisogna ricorrere alla "tecnica distrattiva", perché non c'è tempo per individuare che cosa impedisce alla bontà naturale dell'angioletto di manifestarsi). Ovviamente Tesoro ha un profondo senso di insicurezza. La mamma e il papà devono averlo privato di qualcosa (magari sapessero di che cosa!). Forse sarà bene che entrambi si rechino da uno psichiatra per sapere che fanno di sbagliato. Intanto bisogna cercare in ogni maniera possibile di rassicurare Tesoro del loro amore e affetto. Se la situazione non migliorerà, probabilmente Tesoro stesso avrà bisogno di una cura psichiatrica. Ma la situazione non migliora: si sta radicando profondamente in lui l'abitudine di montare su tutte le furie quando non può avere quello che vuole. La mamma e il papà cercano disperatamente qualcosa che lo faccia stare calmo, sicuri che prima o poi si danneggerà il cervello. Ma un giorno che Tesoro non solo si butta per terra, ma anche sbatte nell'angolo il trofeo di bocce del papà spezzandone il braccio destro, papà dimentica per un attimo tutte le sue teorie: sopraffatto dalla rabbia, capovolge Tesoro sulle ginocchia e gli dà una bella sculacciata. Complessi o no, non ne può più! Beninteso, una simile esplosione di irrazionalità e di rabbia danneggerà gravemente l'intero processo dell'educazione scientifica ed erigerà nella psiche del piccolo una barriera così grande che potranno passare degli anni prima che la sua innata bontà ritrovi il modo di esprimersi. Infatti, Tesoro resta praticamente eclissato sul piano psicologico: passano due settimane intere prima che il suo piccolo "IO" danneggiato riesca perfino a trovare le forze per un altro accesso di rabbia.
Se l'esempio è forse un po' esagerato, questo modo di affrontare l'educazione dei bambini é comunque largamente diffuso. La Bibbia affronta la questione dell'educazione dei figli da un punto di vista fondamentalmente diverso. Essa non considera il fanciullo come buono per natura: "Ecco, io sono stato generato nell'iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato" (Salmo 51:5).


3) Metodo dell'equilibrio
È il metodo valido che dovrebbe essere seguito da ogni genitore. Sta a metà strada fra il metodo autoritario e il metodo permissivo: "IN MEDIO STAT VIRTUS", "la verità sta al centro", dicevano i latini. Questo metodo educa i figli, aiutandoli a distinguere il bene dal male. Si tiene in debita considerazione il modo di esprimersi del bambino e il genitore spiega e fa capire il perché delle cose. Il bambino apprezza la fermezza, ma si aspetta anche la chiarezza ed ha il diritto di avere una spiegazione che sia adatta alla sua capacità di comprensione. È evidente che se non comprende il motivo per il quale viene punito, non saprà mai in che cosa dovrà correggersi, non afferrerà la lezione che gli si voleva dare e la punizione risulterà inutile. Una saggia indulgenza ed una ferma insistenza, sono essenziali per una costruttiva disciplina familiare.
È ovvio che nell'impartire la disciplina, i genitori devono essere d'accordo fra loro, perché altrimenti il bambino resterà confuso e disorientato se ad esempio, la madre dice di NO! ed il padre di SI! Peggio ancora, perché dannoso, se uno dei genitori difende il bambino mentre l'altro lo punisce. I disaccordi fra genitori non devono essere discussi davanti ai bambini.


RISULTATI DI UNA DISCIPLINA SBAGLIATA

Una disciplina sbagliata può essere dovuta ad una mancanza o ad un eccesso di essa.
Il Dr. Taliaferro Thompson nel suo libro "Avventure di genitori", scrive: "I bambini che hanno dei problemi provengono, generalmente, da due tipi di famiglie: quelle che sono troppo rigorose o quelle che sono troppo permissive. I bambini attenti, indipendenti, dotati di autocontrollo e che cooperano con gli altri non si formano né con l'autoritarismo, né con la permissività; si formano per mezzo di una disciplina che guida, frena e lascia liberi allo stesso tempo, che ammonisce ed incoraggia al momento opportuno e nella giusta misura, che comprende amicizia e amore".


EFFETTI POSITIVI DELLA DISCIPLINA

Conforto per l'anima
Proverbi 29:17:
"Correggi tuo figlio; egli ti darà conforto, e procurerà gioia al tuo cuore".

Giusta condotta
Proverbi 22:6:
"Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà".

Liberazione dai tranelli del peccato
Proverbi 23:13,14:
"Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti".

Allegrezza interiore
Proverbi 23:15:
"Figlio mio, se il tuo cuore è saggio, anche il mio cuore si rallegrerà".

Scrive V. Stoltzfus; "Quando un giovane arriva agli incroci della vita, sarebbe meglio che voi foste là a dirigere il traffico".
Da tutte queste considerazioni si possono tracciare i perché della disciplina:
Per mostrare amore, non odio: "Tutti quelli che amo io li riprendo e li castigo" (Apocalisse 3:19).
Perché siamo figli non bastardi: "Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d'animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli". Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. É vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa" (Ebrei 12:5-11).
Per acquisire sapienza: "La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre" (Proverbi 29:15).
Per scampare un figlio alle follie della vita: "Castiga tuo figlio, mentre c'è ancora speranza, ma non lasciarti andare sino a farlo morire" (Proverbi 19:18).
Per correggere il cuore: "Siccome la sentenza contro un'azione cattiva non si esegue prontamente, il cuore dei figli degli uomini è pieno della voglia di fare il male" (Ecclesiaste 8:11).


"PICCOLE BUGIE"

Forse quello delle bugie e dei piccoli inganni è uno degli atteggiamenti che lì per lì scandalizza meno i nostri figli e che a noi sembra poca cosa, ma penso sia ugualmente da evitare per indicare loro la via giusta da seguire e per non essere proprio noi una di quelle "pietre d'inciampo" che inevitabilmente troveranno sulla loro strada: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare" (Matteo 18:6).
Può capitare anche a noi credenti di scandalizzare i bambini? E si può riferire anche ai genitori credenti questo verso così severo? Credo che dobbiamo chiedere al Signore la Sua guida e la sensibilità giusta per essere coscienti e vigilanti. Le occasioni per scandalizzare i bambini con i nostri atteggiamenti un po' superficiali, non sono poi così rare. Anche se quando si parla di scandalizzare qualcuno, pensiamo sempre ad un comportamento di grave peccato e contrario ad ogni morale (ma la morale, lo sappiamo bene, muta assai velocemente), anche un cattivo esempio nelle azioni e nelle parole può produrre un turbamento. Tanto più nei bambini che proprio per l'età sono stati esposti meno degli adulti all'azione corrosiva dell'insensibilità e dell'indifferenza.

Dire sempre la verità
Se vogliamo che la disciplina dia risultati dobbiamo dire sempre la verità. Il nostro esempio quotidiano (certo non solo domenicale), la nostra coerenza, il nostro rispetto per il loro stato di bambini, possono influenzare positivamente o meno i nostri figli. Loro ci guardano e ci ascoltano, senza che noi a volte neppure ne siamo coscienti. Uno dei modi in cui possiamo scandalizzare i bambini è non dicendo la verità.
Può capitarci di dire una bugia per ottenere la loro ubbidienza in modo più sbrigativo e immediato: "Se non sei bravo, viene a prenderti la polizia! Non andare laggiù c'è un cane che ti mangia".
Altre volte possiamo essere spinti a mentire, perché la domanda è un po' scomoda e imbarazzante; la più classica è: "Da dove nascono i bambini?". Ci può essere anche il caso in cui vogliamo nascondere certe realtà dolorose che riteniamo troppo difficili da capire e così mentiamo o diciamo una mezza verità (o mezza bugia). In questo caso credo che dovremmo decidere se è bene tacere su quell'argomento, ma se pensiamo che sia giusto parlarne (o siamo in certo modo spinti a farlo perché interpellati dai bambini), dobbiamo sforzarci di dire la verità. È chiaro che dobbiamo usare le parole più adatte all'età dei nostri figli ed è logico che non è necessario soffermarsi su ogni particolare del caso, ma quanto basta per essere chiari e sinceri.
Se invece mentiamo, dalla nostra bocca sarà uscita una bugia piccola, grande o forse anche "giustificata", ma pur sempre una bugia.
Agendo così possiamo essere quella pietra d'inciampo o d'impedimento che fa da ostacolo e che poi può provocare una qualche caduta (ed è questo il significato che ha nel greco la parola "scandalo").
Quando i nostri figli, crescendo, si renderanno conto che quando ci fa comodo, per mancanza di tempo, di voglia o altro, noi mentiamo, credendoli sempre troppo piccoli per capire, non potremmo aspettarci certo sincerità e franchezza da loro e probabilmente useranno lo stesso sistema con i fratelli più piccoli e con gli amici.
Riguardo a ciò che accennavo sopra e cioè che i nostri figli ci ascoltano, è molto importante che dalla nostra bocca non escano parole disoneste e che non mentiamo in nessuna circostanza, anche in relazione agli altri: "Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene. Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere" (Colossesi 3:8,9).
Ricordiamoci che la lingua bugiarda è in abominio all'Eterno e che le varie classificazioni fra bugie di poco conto e più gravi, sono più nostre che bibliche Proverbi 6:16-18 "Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corrono frettolosi al male".
Dire la verità ai nostri figli non è sempre facile e spesso implica una spiegazione che generalmente richiede più tempo, ma se ci sforziamo a non ingannarli, questa sarà un'abitudine che porterà dei buoni frutti e la disciplina avrà raggiunto lo scopo.
Evitiamo le piccole bugie: "Chi dice la verità proclama ciò che è giusto, ma il falso testimone parla con inganno" (Proverbi 12:17).

CHIEDERE PERDONO

Nell'ambito della disciplina, il padre occupa un posto importante. È indispensabile che i figli, soprattutto attraverso l'esempio dei genitori, comprendano che il chiedere perdono è l'unico modo per "riaggiustare" un rapporto che si è incrinato. Occorre inoltre mostrare anche una piena disponibilità a perdonare, in modo che il perdono non sia semplicemente una realtà di cui si parla, ma piuttosto qualcosa che si vive.
In famiglia s'impara l'arte di ubbidire ed è sempre in essa e non altrove che i nostri bambini dovrebbero fare i primi approcci in un'altra fondamentale disciplina: l'arte del perdono.
Se pensiamo che per loro, così piccoli, sia facile, spontaneo e scontato chiedere scusa, ci sbagliamo di grosso e così come è difficile per noi riconoscere i nostri errori e chiedere perdono, altrettanto lo è per loro.
Spesso guardiamo i più piccoli da molto in "alto", ma in effetti qui la statura conta ben poco, perché ci sono atteggiamenti che risultano molto indigesti anche a noi adulti. Così se il babbo e la mamma preferiscono rimanere arroccati nelle loro posizioni o forse entrare in un lungo mutismo (assai eloquente però per i bambini!), piuttosto che chiedere un semplice "scusa" sarà assai improbabile che i figli s'impratichiscano nell'arte del perdono. La considereranno una disciplina un po' antiquata, noiosa, ben difficile da praticare; il loro cuore diventerà duro, saranno egocentrici e poco propensi a riconoscere i propri errori, ne denunceranno invece sempre di più in chi li circonda e crescendo vedranno gli sbagli della loro famiglia, della chiesa e infine della società, ma non i loro.
Chiedere perdono è difficile e fa soffrire un po', perché quando bisogna chiedere scusa al fratellino, alla sorella, al babbo, alla mamma o a qualche ospite di passaggio, il nostro bambino deve prima prendere coscienza dello sbaglio, della disubbidienza specifica (e non troppo generale) per cui chiedere perdono. Questo passo è si faticoso, ma decisivo: è proprio la coscienza del nostro peccato, dei nostri errori, che ci spinge a chiedere il perdono di Dio, che è l'unico davvero completo, incondizionato e definitivo.
Rimango sempre sorpreso nel vedere i nostri bambini sussurrare quel famoso "scusa", dirlo così piano, ma così piano da non renderlo quasi udibile e sono sorpreso, ma non dovrei, perché chiedere scusa è proprio difficile e lo so anch'io!
In questi frangenti il nostro comportamento d'adulti non è troppo dissimile da quello dei bambini: anche noi evitiamo di chiedere apertamente perdono, rimandiamo, aspettiamo e nel frattempo cerchiamo di trovare mille plausibili "ragioni" per non chiedere scusa!
Chiedere perdono è difficile, è un'arte che implica sacrificio e coscienza del proprio errore, ma anche un bambino di due o tre anni sa quando sbaglia, si rende conto che fra lui, il babbo e la mamma, c'è stata una specie d'incrinatura nelle relazioni e che per "aggiustare" tutto c'è bisogno di chiedere perdono.
Può capitare che chiedere scusa diventi troppo facile, un semplice e utile mezzo per evitare di essere puniti. I genitori devono stare attenti a dare anche qui un buon esempio: non si chiede scusa superficialmente, per chiudere la bocca all'altro e senza convinzione; chiedere perdono è un passo che deve costare qualcosa: se lo facciamo a cuor leggero e spinti da motivazioni di utilità immediata, sarà più palese di quanto immaginiamo.

PRONTI A PERDONARE

Se è difficile chiedere scusa, non è d'altro canto facile, perdonare davvero, farlo cioè, con tutto il cuore. Non ho ancora dei figli grandi, ma presumo sia più facile perdonare incondizionatamente un bambino che ha dato uno spintone al fratello, piuttosto che un adolescente o un figlio di vent'anni. Ma quando perdoniamo l'età non conta! Se diciamo di aver perdonato, quel perdono dovrebbe essere totale e non rimesso in questione, in modo scorretto, alla prima occasione.
Anche per noi genitori credenti non è facile perdonare davvero, dimenticare, cancellare ciò che abbiamo perdonato, ma siamo aiutati e spronati a farlo in modo corretto se ci soffermiamo un attimo e ricordiamo il perdono completo e pieno con cui un giorno siamo stati perdonati: "Io sono Colui che cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati".
Nella Bibbia troviamo tante indicazioni utili per capire come dobbiamo perdonare e anche per sapere come comportarci dopo aver perdonato; non dimentichiamoci di confortare i nostri figli per dar loro la certezza che ora quello sbaglio, quell'errore è davvero dimenticato e riconfermando loro il nostro amore: "Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi" (Colossesi 3:12,13).
Per confortare basta uno sguardo tenero, un abbraccio stretto, una parola dolce e tutto deve tornare come prima, forse meglio di prima! Sì, perché è anche col chiedere perdono e col perdonare che una famiglia si unisce, si conosce e cresce. Io non credo troppo ai genitori perfetti che non dovrebbero mai chiedere scusa o almeno mai in presenza dei figli; credo invece al bisogno di perdonarsi gli uni gli altri con più coerenza, perdonando davvero e ricordando quel perdono perfetto che abbiamo in Dio.
Come famiglie rinnovate nel Signore impegniamoci non solo a parlare del perdono, ma a viverlo: sarà un modo per far prendere coscienza ai nostri figli di quel perdono definitivo di cui hanno davvero bisogno per una vita piena, vissuta nella riconciliazione e nel conforto perfetto che solo Dio può dare ai suoi figli.


LA MAMMA PIÙ CATTIVA DEL MONDO

"Ho avuto la mamma più cattiva del mondo", scrive una casalinga, ora impegnata a sua volta nell'educazione di una famiglia.
"Mentre gli altri bambini mangiavano le caramelle per colazione, io dovevo prendere cereali soffiati, uova o toast; quando loro pranzavano a base di Coca Cola e dolci, dovevo mangiare un sandwich".
Come sarà facile immaginare, pure la mia cena era diversa da quella degli altri bambini.
"Ma almeno non ero la sola a soffrire: mia sorella e i due fratelli avevano la stessa mamma cattiva come me".
"La mamma insisteva per sapere dove eravamo in ogni momento; si sarebbe potuto pensare che facessimo parte di una squadra di forzati incatenati! Doveva sapere chi erano i nostri amici e che cosa facevamo insieme. Se dicevamo che saremmo stati fuori un'ora, esigeva che non ritardassimo un solo minuto. Quasi mi vergogno di dirlo, ma ci percuoteva addirittura, e non una volta sola, ma ogni volta che ci prendevamo la nostra indipendenza e facevamo come ci pareva. Quella povera cintura fu usata più sui nostri sederi che non per tenere a posto i pantaloni del papà. Si può immaginare che qualcuno arrivasse al punto di percuotere un bambino soltanto perché disubbidiva? Ora vi potrete rendere conto quanto era cattiva".
"Dovevamo indossare degli abiti puliti e fare il bagno regolarmente, mentre gli altri bambini portavano sempre gli stessi vestiti per giorni e giorni. Eravamo messi in ridicolo perché confezionava lei stessa i nostri indumenti, soltanto per risparmiare soldi. Perché, nel nome di Dio, dovevamo avere una mamma che ci faceva sentire diversi dagli altri?
"Il peggio é ancora da raccontare. Dovevamo andare a letto prima delle nove ogni sera e alzarci la mattina alle otto: non potevamo dormire fino a mezzogiorno come i nostri compagni. Perciò, mentre essi dormivano, la nostra mamma osava addirittura trasgredire le leggi contro lo sfruttamento dei bambini: ci costringeva a lavorare! Dovevamo lavare i piatti, rifare i letti, imparare a cucinare, e altre crudeltà. Ho l'impressione che stesse sveglia la notte ad escogitare delle cattiverie per torturarci".
"Insisteva sempre che dicessimo la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità, anche a costo della vita; e c'è mancato poco che ce la costasse"!
"Quando arrivammo all'adolescenza, era diventata ancor più furba e la nostra vita divenne ancor più insopportabile. Nessuno poteva suonare il clacson dell'automobile per farci uscire di casa in fretta e furia: ci metteva in imbarazzo a non finire, costringendo i nostri amici e fidanzati a presentarsi alla porta. Se dovevo passare la notte presso qualche amica, inutile dire che controllava per essere sicura che ci stessi realmente; non ebbi mai la possibilità di scappare nel Messico col fidanzato per sposarmi in segreto, a parte il fatto che non c'era...il fidanzato! Ho dimenticato di dire che, mentre le mie amiche s'incontravano con i ragazzi già all'età "matura" di dodici o tredici anni, questa mamma all'antica non me lo permetteva fino a quindici o sedici, e allora solo per andare a qualche festa scolastica che aveva luogo al massimo due volte l'anno".
"Col passare degli anni, le cose non sono affatto migliorate. Non potevamo restare a letto ammalati e marinare la scuola, come facevano i nostri compagni: se avevano male a un dito del piede, potevano fare un'assenza. Inoltre i nostri voti dovevano essere buoni: le pagelle dei nostri amici erano decorate di bellissimi colori, nero per la sufficienza e rosso per l'insufficienza, ma la mamma, essendo tutta diversa, non si accontentava di altro che di brutti segni neri".
"Con questo sistema, prima l'uno e poi l'altro di noi fu umiliato: tutti ottenemmo il diploma di liceo. Inseguiti dalla mamma che predicava, picchiava ed esigeva il nostro rispetto, a nessuno di noi fu concesso di abbandonare gli studi".
"La mia mamma fu un completo fallimento come madre: dei suoi quattro figli, due abbiamo compiuto gli studi universitari; nessuno di noi è mai stato arrestato, né ha divorziato né picchiato la moglie. I miei fratelli hanno servito la patria sotto le armi. E di chi è la colpa del nostro terribile stato da adulti? L'avete già indovinato: della nostra mamma cattiva. Considerate tutto quel che abbiamo perso: partecipare a sommosse e a manifestazioni di protesta, bruciare l'avviso di leva, e un'infinità di altre cose che hanno fatto invece i nostri amici. La mamma ci ha costretti a diventare degli adulti istruiti, onesti e timorati di Dio".
"Approfittando di queste esperienze, sto cercando di educare i miei tre figli. Mi sento piena di orgoglio quando essi mi chiamano mamma cattiva; perché, vedete, ringrazio Dio che mi ha dato la mamma più cattiva del mondo"
(The Meanest Mother in the world, Stazione Radio WIBR, Baton Rouge, Louisiana).


ALCUNE REGOLE DI SUSANNA WESLEY

Susanna Wesley (1669-1742) era la moglie di un pastore londinese e madre di diciannove figli, tra i quali il famoso compositore d'inni evangelici Charles Wesley e l'evangelista, fondatore del Movimento Metodista, John Wesley. Nel suo giornale, John Wesley riporta quelle regole che sua madre attuava nell'educazione familiare:
È stato osservato che per la paura di essere puniti, spesso i bambini sono spinti a mentire ai propri genitori. Per prevenire questo fatto, è stata stabilita una legge: se qualcuno sarebbe stato accusato di una colpa, della quale si era macchiato, ma l'avrebbe confessata e avrebbe promesso di non compierla più, non sarebbe stato punito.
Nessun atto peccaminoso - come la bugia, la critica, giocare in chiesa o nel giorno del Signore, la disubbidienza, il pettegolezzo... sarebbe rimasto senza una punizione.
Nessun fanciullo dovrebbe essere punito o battuto due volte per la stessa mancanza; se, poi, fa ammenda di tale mancanza non dovrebbe più essere in futuro rimproverato per la stessa cosa.
Ogni atto d'ubbidienza, specialmente quando si scontra con le inclinazioni del fanciullo, dovrebbe essere sempre incoraggiato e frequentemente premiato, secondo i meriti della causa.
Se un bambino, per obbedienza o per fare qualcosa con l'intenzione di piacere, compie un atto meritorio, anche se nell'adempierlo commette qualche sbaglio, deve essere apprezzato lo stesso a motivo della sua buona intenzione; il bambino dovrà essere diretto con dolcezza a fare meglio la prossima volta.
La proprietà altrui deve essere inviolabilmente rispettata, anche nelle piccole cose, perché non possono essere prese senza il consenso del proprietario, ancor di più contro il suo consenso.
Le promesse devono essere strettamente osservate; i doni, una volta dati a qualcuno, il quale ne diventa proprietario, non devono più essere reclamati ma lasciati a disposizione di colui al quale sono stati dati; a meno che tali "doni" non erano soggetti a qualche condizione che non è stata osservata. (The Heart of John Wesley Journal).


ALCUNI CONSIGLI:
QUANDO UN FIGLIO DIVENTA AGGRESSIVO

QUESTO SI!
Chiedetegli cosa sente e cercate di farlo sfogare anche con le parole, usando frasi come: "vedo che ti sei arrabbiato, cosa ti è successo?", oppure "ti capisco, anche a me capita di arrabbiarmi per certe cose".
Insegnategli che quando un bambino è arrabbiato, è giusto che lo faccia capire agli altri, ma in modo appropriato, così anche loro sapranno che lui è stato ferito da qualcosa e che non vuole che la cosa si ripeta in futuro.
Lasciate che si sfoghi gridando. L'unico limite che gli dovete imporre è il rispetto per gli altri.
Insegnategli che non bisogna far del male agli altri, ma che bisogna imparare a usare la propria forza soltanto per difendersi.
Spiegategli le cose prendendolo da parte e guardandolo negli occhi, facendogli sentire che lo volete aiutare e che non ce l'avete con lui.
Lasciate che i bambini se la sbrighino da soli e intervenite solo quando c'è il rischio che qualcuno si faccia male.

QUESTO NO!
Non colpevolizzatelo con frasi come "vergognati, guarda come sei brutto", "non ti voglio vedere arrabbiato!", "una bambina non si comporta così", "che figure mi fai fare".
Non insegnategli che la rabbia si deve sempre controllare e che non va mostrata agli altri.
Non intromettetevi senza una reale necessità nelle piccole liti con i fratelli o con gli amici, a meno che, naturalmente, i bambini non corrano davvero il rischio di farsi del male.
Non rimproveratelo davanti agli altri, soprattutto non fatelo mai davanti agli altri bambini per non umiliarlo.


CONCLUSIONE
Un anziano tedesco era solito dire: "Chiunque può fare da padre ad un bambino, ma ci vuole un vero uomo per educarlo". Ancora una volta torniamo alla promessa di Dio per noi: "Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore, perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie" (Giacomo 1:5).
Solo Dio con il Suo infinito amore ed il Suo Santo Spirito potrà guidarci e consigliarci nel donare ai nostri figli una sana istruzione basata sulla Parola di Dio.
Solo ciò li farà prosperare e gioire di riconoscenza davanti al Dio dei loro genitori Salmo 147:12-14 "Celebra il Signore, o Gerusalemme! Loda il tuo Dio, o Sion! Perché egli ha rinforzato le sbarre delle tue porte, ha benedetto i tuoi figli in mezzo a te. Egli mantiene la pace entro i tuoi confini, ti sazia con frumento scelto".

"Insegnami a comprendere pienamente che cos'è questa lealtà di genitore che richiedi da me. Vorrei che questo fosse l'unico scopo della mia vita familiare: allevare dei figli che servano Te. Con la mia vita, con le mie parole, con le mie preghiere, con dolcezza e amore, con autorità, voglio guidarli nella via del Signore. O Dio, sii Tu il mio aiuto. Insegnami soprattutto, affinché io possa essere rassicurato, che come hai assegnato ai genitori questo compito per l'adempimento del Tuo scopo, così hai anche provveduto con la Tua grazia a rendermi capace di portarlo a termine. Fa che la mia fede possa vederTi mentre intraprendo questo compito; fa che la mia fede aumenti sempre più e possa dare origine ad una fedeltà sempre più grande. Questo Ti chiedo nel nome del Tuo Figliolo. Amen". (Andrew Murray)


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