La Famiglia
SINGLE

La cultura odierna, ma anche, del resto, la cultura storica italiana, non dà molto spazio al celibato e a coloro che scelgono di non sposarsi (se ovviamente questa scelta include l'impegno di astenersi da rapporti sessuali). In Italia i genitori vogliono vedere i figli sistemati e sistemati vuol dire sposati con una casa e delle buone entrate economiche.
Il celibato é accettato e visto prevalentemente in funzione di una scelta religiosa. A questa pressione di tipo tradizionale si contrappongono i continui richiami a sfondo sessuale con i quali la cultura bombarda la nostra mente. In questa situazione é davvero difficile pensare di rimanere soli per tutta la vita o scegliere di non sposarsi.
Per la verità la nostra società dà un crescente rilievo ai non-sposati, li accetta come categoria di "single", purché "single" non sia sinonimo di "casto". Invece chi non é sposato e allo stesso tempo non ha una vita sessuale, è considerato come privo della cosa più importante della vita.
L'incubo delle ragazze é quel di diventare vecchie zitelle e molti pensano, erroneamente, che il trentenne o quarantenne non sposato sia tutt'altro che una persona realizzata.
Sentiamo tanti studi e prediche sul matrimonio, ma quanti sul celibato? Che aiuto riceve dal pulpito questa categoria di "single"?
Eppure sono in molti a vivere da soli, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ciò comporta. La Bibbia ha molto da dire anche a loro riguardo.
Rimanere celibi nelle nostre chiese é quasi sempre frutto del fatto che non si é mai trovato un fidanzato o una fidanzata, oppure lo si è trovato, ma poi sono subentrati dei problemi.
É comunemente sintomo di fallimento, é qualcosa di negativo ed é facile sentirsi tagliati fuori nel vedere i propri amici sposati, benché viviamo in una società che sta perdendo il senso dell'unione e della famiglia.
La situazione diventa poi insostenibile quando la pressione aumenta a causa di credenti poco sensibili che continuamente chiedono: "Quando ti sposi? Che cosa aspetti"? Non mancano mai coloro che propongono ai "poveri zitelloni o alle povere zitelle", partiti interessanti, come se il sentimento fosse come un oggetto da acquistare al mercato.
L'espressione: "Non sei ancora sposato"?, è paragonabile ad una pugnalata. Per questa ed altre ragioni rimanere "single" raramente rappresenta uno stile di vita, frutto di una scelta consapevole. Questo modo di vedere le cose deriva dalla cultura in cui siamo immersi, più che dalla Bibbia.
UN DONO DI DIO

La condizione del non matrimonio non è coercitiva come alcune religioni la intendono, impedendo il matrimonio, ma è un dono di Dio. Quando Gesù si espresse intorno al divorzio, ristabilendo il piano iniziale di Dio e non schierandosi né con la scuola rabbinica di Shammai (che concepiva in maniera limitata e restrittiva l'autorizzazione a ripudiare la propria moglie), né con la scuola di Hillel (che ne dava un'interpretazione molto estensiva a tal punto che, affermava che era lecito ad un uomo di divorziare dalla sua moglie, se essa cuoceva male il suo pranzo, o anche se egli si imbatteva in un'altra donna che gli piacesse di più), i discepoli spaventati dissero che a quel punto era meglio non sposarsi.
Gesù a questa affermazione, frutto solo di una risposta stizzosa e risentita da parte dei discepoli, disse che non contrarre matrimonio era un dono di Dio: "Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un'altra, commette adulterio"
(Matteo 19:9-12). I discepoli gli dissero: "Se tale è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene prender moglie". Ma egli rispose loro: "Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca".
L'apostolo Paolo nelle sue lettere si esprime anche intorno a quest'argomento così importante. Lui più di tutti poteva farlo, perché era solo.
Spesso ci si chiede: "Paolo era o no sposato?" Ad un membro del Sinedrio spettava una tale decisione. Ma perché Paolo non ne parla? In merito ci sono due pensieri diversi: la moglie morì presto oppure quando si convertì al cristianesimo, lo abbandonò.
Nell'uno o nell'altro caso Paolo svolse il ministerio senza avere una moglie al suo fianco. É chiaro che Paolo non si sentiva inferiore a nessuno, né tantomeno un fallito; al contrario egli presenta il celibato come un'autentica alternativa di vita e chiama questa prerogativa "un dono da Dio": "Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l'uno in un modo, l'altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch'io"
(1Corinzi 7:7,8).
Non intendo con queste parole accennare a doni come quelli che sono menzionati in 1Corinzi 12, ma di ciò che Dio, nella Sua grazia, ci concede nella vita. Perché si fanno dei doni, dei regali? Di solito non certamente per rendere infelice o per punire qualcuno! Al contrario si fanno per far un piacere alla persona, oppure per darle ciò di cui essa ha bisogno. L'apostolo Paolo afferma che il celibato o il nubilato è un dono di Dio, che è amore: "Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore" (1Giovanni
4:8).
Colui che decide il nostro avvenire ci ama. Pensate forse che Dio avrebbe piacere di metterci in una situazione nella quale ogni gioia, ogni soddisfazione, qualsiasi valore o utilità, siano assenti? Egli sa i pensieri ed i progetti per la nostra vita: "Infatti io so i pensieri che medito per voi", dice il Signore: "pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza"
(Geremia 29:11).
È importante attuare la volontà di Dio, anche nella nostra vita sentimentale: facciamoci guidare da Lui: "La volontà del Signore sussiste per sempre, i disegni del suo cuore durano d'età in età"
(Salmo 33:11).
Dio deve scegliere per noi: "Ma la sua decisione è una; chi lo farà mutare? Quello che desidera, lo fa; egli eseguirà quel che di me ha decretato; di cose come queste ne ha molte in mente"
(Giobbe 23:13,14).
I Suoi pensieri sono rivolti al nostro benessere. Dio è onnisciente. Egli ci ha creato, ci conosce profondamente, meglio ancora di quanto noi diciamo di conoscere noi stessi.
Conosce i nostri sentimenti, i nostri desideri, le nostre aspirazioni, le nostre capacità, i nostri limiti, le nostre possibilità, i nostri bisogni. Egli sa ciò che più ci conviene. Il Signore conosce anche fino a qual punto noi siamo in grado di sopportare. È appunto in base a questa perfetta conoscenza di tutti i dettagli del nostro essere che Egli decide "in un modo o in un altro": "Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie", dice il Signore. "Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri. Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata"
(Isaia 55:8-11).
Gesù così si esprime: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"
(Giovanni 10:10).
Il Signore non aggiunge a questa frase "fatta eccezione per i celibi e per le nubili". Egli v'incluse tutti, qualsiasi sia il loro sesso o il loro stato civile. Qualunque sia il dono che Dio ha fatto, la Sua intenzione è stata quella di dare una vita piena, abbondante, sbocciata in Lui.
Se uno è celibe o nubile sarà in una situazione che potrà meglio sbocciare e meglio glorificare Dio.
Il dono ovviamente deve essere accettato. Le nostre reazioni di fronte a questo dono di Dio dipendono dal rapporto che noi abbiamo con Lui. Qualora nella nostra vita il desiderio di sposarci predomini e noi seguiamo la strada che più ci aggrada, costi quel che costi, allora "noi sfasciamo il dono ricevuto" a dispetto dei nostri sentimenti, forse anche ribellandoci e versando molte lacrime. Se invece il Signore è per noi l'Iddio d'amore che vuole solo il meglio per noi, se Egli occupa il primo posto nella nostra vita, ci darà la grazia di vivere il nostro dono nella gioia. Mi rendo conto che tutto questo può sembrare molto teorico, ma il poter comprendere, per mezzo dello Spirito Santo, questa verità relativa al celibato o al nubilato, libera e cambia il corso della nostra vita: questo significa vivere per Cristo: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me"
(Galati 2:20).
È indispensabile dunque, anche per questo fondamentale aspetto della vita, realizzare del continuo la stessa esperienza di Giovanni Battista: "Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca"
(Giovanni 3:30).
É difficile che i nostri giovani considerino il celibato come un dono, ma proviamo a considerare i vantaggi di questa condizione e successivamente confortiamoli con gli svantaggi.
Vantaggi

Le persone non sposate hanno:
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Meno limitazioni.
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Più disponibilità di tempo e maggiore libertà di movimento. Per la coppia sposata il tempo costituisce un problema, perché deve tenere conto delle loro necessità e dei loro figli. Per il single il problema non sussiste, semplicemente perché la sua vita non é strettamente legata ad altri. Questo dà loro maggiore flessibilità decisionale per scegliere il luogo di residenza, la professione da intraprendere e le attività del tempo libero.
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Minori restrizioni economiche. Il single può utilizzare le sue risorse economiche diversamente, mentre le persone sposate devono tenere in considerazione i bisogni della loro famiglia e quindi non sempre potranno fare quel che vorrebbero.
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Maggiore elasticità nel servizio cristiano. Essere senza alcun vincolo di tipo familiare offrirà loro maggiori opportunità di servire il Signore con modalità del tutto particolari.
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Nessuna ansia familiare. Il single non corre il rischio di sopportare indicibili sofferenze a motivo di un matrimonio poco riuscito oppure a causa di figli ribelli che rappresentano uno dei maggiori problemi familiari, causa spesso di molto dolore.
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Capacità decisionale. Il single non deve dare conto a nessuno, può scegliere liberamente.
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Minori ostacoli nelle persecuzioni. In alcuni stati dove la libertà di espressione religiosa è impedita tale problema è maggiormente avvertito da chi ha un legame matrimoniale e dei figli, come accadde ai tempi di Paolo durante la terribile persecuzione di Nerone e di Diocleziano: "Io penso dunque che a motivo della pesante situazione sia bene per loro di restar come sono; poiché per l'uomo è bene di starsene così. Sei legato a una moglie? Non cercare di sciogliertene. Non sei legato a una moglie? Non cercar moglie" (1Corinzi 7:26-27).
È importante rilevare, che le Sacre Scritture non conferiscono mai al celibato uno stato di superiore santità, come ha fatto la Chiesa Romana Cattolica.
Svantaggi

Naturalmente ci sono anche dei limiti nel vivere da soli. Vediamone alcuni in linea generale, tenendo presente che non sono applicabili a tutti, indistintamente, perché ci sono sicuramente dei single "quasi perfetti":
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Solitudine: "Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz'avere un altro che lo rialzi! Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi"? (Ecclesiaste 4:9-11). I "single" soffrono spesso di solitudine, ma questo non é necessariamente un gran problema per colui che si é donato a Cristo ed é attivo nella chiesa, oppure ha saputo riempire le proprie giornate con attività gratificanti. In ogni modo la persona single ha più libertà nello scegliere il modo in cui occupare il proprio tempo e di evitare di soffrire per la solitudine.
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Regime alimentare. Alcune persone che vivono da sole, non mangiano adeguatamente, perché si prendono il tempo per prepararsi pasti sostanziosi, né si danno abbastanza cura della pulizia del corpo o degli abiti. Questo non dovrebbe accadere perché il corpo, come tempio dello Spirito Santo, deve essere costantemente nutrito e curato: "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo" (1Corinzi 6:19-20).
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Creatività. Il single deve sforzarsi di essere una persona creativa per prendere piacere nelle cose che lo circondano.
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La casa. Da una recente indagine svolta sulla vita dei single è emerso che contrariamente al passato, il single preferisce curare più la sua persona che la casa dove vive, quasi nel tentativo, a volte vano, di far credere a coloro che lo circondano, che vivere da soli è un'esperienza meravigliosa. L'ambiente nel quale una persona vive é il riflesso del concetto che ha di sé, dimostra il rispetto che essa ha per se stessa.
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Difficoltà di comunicazione. Alcuni "single" hanno difficoltà a stabilire una stretta amicizia con altri, specialmente con persone dell'altro sesso. Nel matrimonio c'è l'opportunità di avere un rapporto stretto con un'altra persona: c'è qualcuno dal quale tornare, qualcuno con cui condividere le responsabilità della famiglia, ecc. In questo contesto si inserisce l'affermazione di Dio che troviamo in Genesi 2:18: "Poi Dio il Signore disse: "Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui". Nel matrimonio c'è la possibilità di vivere la gioia di allevare i propri figli nel Signore e quindi avere con questi una maggiore possibilità di dialogo e di confronto: "Ecco, i figli sono un dono che viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio. Come frecce nelle mani di un prode, così sono i figli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno piena la faretra! Non saranno confusi quando discuteranno con i loro nemici alla porta" (Salmo 127:3-5).
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Continenza. Nel matrimonio c'è la possibilità di vivere una sessualità secondo i dettami della Scrittura: "Bevi l'acqua della tua cisterna, l'acqua viva del tuo pozzo. Le tue fonti devono forse spargersi al di fuori? I tuoi ruscelli devono forse scorrere per le strade? Siano per te solo, e non per gli stranieri con te. Sia benedetta la tua fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventù. Cerva d'amore, capriola di grazia, le sue carezze t'inebrino in ogni tempo, e sii sempre rapito nell'affetto suo" (Proverbi 5:15-19). È una problematica che il single deve affrontare e resistere. Come in ogni decisione, questo fa parte del costo che va messo in conto. Quando si sceglie di restare soli certe privazioni sono parte integrante della scelta e devono essere affrontate mantenendo vivi i valori spirituali.
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Errori nelle scelte. Per il single è più facile sbagliarsi nelle sue scelte, perché non ha confronti. Il testo di Amos non è applicabile alla sua vita almeno per quanto riguarda la sua vita familiare: "Due uomini camminano forse insieme, se prima non si sono accordati?" (Amos 3:3).
La Scrittura pertanto c'insegna che sia il matrimonio che il celibato sono doni di Dio: "Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l'uno in un modo, l'altro in un altro" (1Corinzi 7:7). Paolo, che come abbiamo in precedenza visto, rappresenta un esempio di vita pienamente dedicata al servizio di Dio, perché non era legato né da un matrimonio né da vincoli familiari, riconosce il problema della sessualità nelle persone non sposate e afferma che laddove la frustrazione si rivela troppo forte, é preferibile sposarsi che cadere nel peccato: "Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch'io. Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere" (1Corinzi 7:8,9). Sposarsi rientra nel piano di Dio, ma restare "single", vivendo in santità e in conformità alla Parola di Dio, non è certamente una vergogna: "Se però prendi moglie, non pecchi; e se una vergine si sposa, non pecca; ma tali persone avranno tribolazione nella carne e io vorrei risparmiarvela" (1Corinzi 7:28).
LIBERTÀ DI SCELTA

Sappiamo che Pietro era sposato, perché Gesù guari la suocera: "Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide che la suocera di lui era a letto con la febbre; ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò. Ella si alzò e si mise a servirlo"
(Matteo 8:14-15).
La moglie di Pietro lo seguiva durante il suo ministerio: "Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa"?
(1Corinzi 9:5).
Non sappiamo molto sullo stato civile dei responsabili della chiesa del Nuovo Testamento. Possiamo desumere che Timoteo seguì le istruzioni di Paolo riguardo al fatto che un pastore sposato dovrebbe tenere soggetti i propri figli: "Certa è quest'affermazione: se uno aspira all'incarico di vescovo, desidera un'attività lodevole. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non attaccato al denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi; se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio"?
(1Timoteo 3:1-5).
Paolo ancora, consiglia ai diaconi di Chiesa, di sposarsi: "I diaconi siano mariti di una sola moglie, e governino bene i loro figli e le loro famiglie. Perché quelli che hanno svolto bene il compito di diaconi, si acquistano un grado onorabile e una grande franchezza nella fede che è in Cristo Gesù"
(1Timoteo 3:12,13).
É stato già detto che la decisione é individuale; la Bibbia c'esorta a scegliere tenendo sempre bene in mente la regola d'oro: cercare prima il Regno di Dio: "Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno"
(Matteo 6:33).
Nella condizione di celibi è possibile fare molto per il Signore e per il Suo popolo, ma se invece sentiamo il bisogno del matrimonio é necessario assecondare questo sentimento mettendolo sempre nelle mani del Signore. I nostri sentimenti devono essere presentati a Dio con la preghiera, la supplicazione e il ringraziamento. Questo significa semplicemente presentarli continuamente, confidare nel Signore, affinché ci riveli la Sua volontà.
Non facciamoci prendere dal panico, più che mai presentiamo a Dio quest'importante richiesta di preghiera ed Egli c'esaudirà. Fatto ciò, il Signore ci riempirà il cuore con la Sua pace: "Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri"
(Filippesi 4:6-8).
Marco 12:30 ci illustra il modo in cui dobbiamo amare Dio: con il cuore, l'anima, la mente e la forza. In Filippesi l'apostolo Paolo promette che Dio manterrà cuore e mente ripieni della Sua pace solo se continueremo a chiederGli di conoscere e praticare la Sua volontà con ringraziamento. II cuore e la mente comprendono tutte le capacità di pensiero, perciò sperimenteremo la Sua presenza in ogni nostro pensiero. Poiché i pensieri danno origine alle attitudini, che sono evidenti solo nelle azioni, la dimostrazione della pace del Signore sarà visibile attraverso la nostra vita sentimentale.
Gli anni passano. Chiediamo al Signore il modo in cui vuole servirsi di noi e cosa possiamo fare per Lui.
QUALCHE CONSIGLIO

Come abbiamo già detto nella nostra cultura ed anche nelle nostre chiese é raro che si scelga il celibato, ma per alcuni gli anni passano e quel tanto sospirato lui o lei non s'intravede ancora. Si é pregato, i fratelli hanno pregato, mamma e papà hanno pregato, ma nessuna risposta affermativa é giunta. Che fare? Incominciamo col dire cosa non fare:
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Non devi sposare il primo che capita pur di "sistemarti". Non puoi svendere in questo modo la tua dignità. I matrimoni fatti in fretta non sono matrimoni felici ed é meglio, molto meglio, essere soli, che sposati e infelici.
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Non devi vivere la vita in eterna attesa. La vita va vissuta in ogni momento, perciò sviluppa le tue amicizie, i tuoi interessi e impegnati nella chiesa e per i fratelli.
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Non devi diventare schiavo degli altri. Si sente spesso dire: "Lo può fare lui, tanto non è sposato". Quando lavoravo in ospedale, c'era una ragazza non sposata che era la schiava di tutti. Se c'era da fare un cambio turno, da programmare le ferie o le festività natalizie o pasquali, aggravavano lei, perché "non era sposata". A volte questo succede anche nella famiglia. I genitori invecchiano e hanno bisogno d'aiuto ed i fratelli sposati tendono ad affidare questo compito al "single tanto è solo". Cosi molti "single" si trovano impossibilitati a muoversi o ad avere rapporti sociali a causa del peso loro imposto con troppa disinvoltura. I genitori vanno rispettati e onorati, ma anche il "single" deve vivere pienamente la sua vita. Chi é solo deve imparare a vivere dignitosamente. Se vive da solo, deve arredare la sua casa, mangiare bene, vestirsi bene e non vivere "accampato", come se dovesse traslocare l'indomani.
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Non devi vivere nell'ansia. Viviamo tranquillamente la nostra condizione di single, senza stare in ansia per il nostro futuro, perché come ha detto Spurgeon "La nostra ansia non porta un timore per il domani, ma toglie la felicità dell'oggi"... e ditemi se non è proprio così!
Accettare la nostra vita con tutto ciò che essa concerne, vuol dire accettare tutto ciò in cui crediamo: "Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Ora se Dio veste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno"
(Matteo 6:25-34).
In altre parole, é errato sposarsi per vincere la frustrazione e per realizzarsi come persona o per trovare la felicità. Il matrimonio diventerebbe in questo caso l'unione di due falliti. Una persona non sposata potrebbe chiedersi come sarebbe stata la sua esistenza nel caso di un rapporto coniugale, riflessioni che potrebbero portarla a qualche rimpianto nella sensazione di aver perso qualcosa nella vita. D'altra parte ci sono molte persone sposate che si chiedono se non avrebbero fatto meglio a rimanere "single" anziché sposarsi frettolosamente incappando in una lunga serie di complicazioni matrimoniali. Dopo di tutto, chi é solo può sempre sposarsi, mentre un credente sposato non può ritornare ad essere "single"!
In altre parole Dio sceglie ed è Lui che decide se dobbiamo sposarci. Di quale sicurezza potrà godere, colui che riceverà ed accetterà il dono che Dio ha preparato per lui! Sapendo che la sua attuale situazione è quella voluta da Dio, essa gli eviterà numerosi problemi, sentimenti di colpa ("non sono molto attraente, particolarmente piacente", ecc.), dispiaceri, dubbi, false speranze, invidie, panico, che possono spingere a sposare qualsiasi persona.
UN CONSIGLIO ANCHE PER LE VEDOVE

Anche le vedove vivono una condizione di "single", anche se la loro posizione è nettamente diversa rispetto a quanto sopra affermato. Nondimeno anche per loro si pone il dilemma se sposarsi oppure no. La Bibbia parla molto di questa condizione. Luca descrive Anna, una vedova, che riconobbe Gesù nel tempio: "Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni: dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme"
(Luca 2:36-38).
Gesù si interessò alle vedove, infatti, elogiò pubblicamente una vedova per la sua generosità: "Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: "In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere"
(Marco 12:42-44).
In un'altra occasione intervenne, alleviando la sofferenza di una povera vedova: "Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: "Non piangere!" E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono, ed egli disse: "Ragazzo, dico a te, àlzati!" Il morto si alzò e si mise seduto, e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre"
(Luca 7:12-15).
Nelle sue parabole Gesù raccontò della perseveranza di una vedova: "Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: "In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: "Rendimi giustizia sul mio avversario". Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: "Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa"". Il Signore disse: "Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza"
(Luca 18:1-8).
Anche la Chiesa primitiva si trovò ad affrontare il problema dell'assistenza delle vedove e fu necessario eleggere sette diaconi per assisterle: "In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell'assistenza quotidiana. I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: "Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo quest'incarico"
(Atti 6:1-3).
Alcune di queste vedove, però, non si comportavano in modo santo. L'apostolo Paolo dà a Timoteo delle direttive precise: "Onora le vedove che sono veramente vedove. Ma se una vedova ha figli o nipoti, imparino essi per primi a fare il loro dovere verso la propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a Dio. La vedova che è veramente tale e sola al mondo, ha posto la sua speranza in Dio, e persevera in suppliche e preghiere notte e giorno; ma quella che si abbandona ai piaceri, benché viva, è morta. Anche queste cose ordina, perché siano irreprensibili. Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo. La vedova sia iscritta nel catalogo quando abbia non meno di sessant'anni, quando è stata moglie di un solo marito, quando è conosciuta per le sue opere buone: per aver allevato figli, esercitato l'ospitalità, lavato i piedi ai santi, soccorso gli afflitti, concorso a ogni opera buona. Ma rifiuta le vedove più giovani, perché, quando vengono afferrate dal desiderio, abbandonato Cristo, vogliono risposarsi, rendendosi colpevoli perché hanno abbandonato l'impegno precedente. Inoltre imparano anche a essere oziose, andando attorno per le case; e non soltanto a essere oziose, ma anche pettegole e curiose, parlando di cose delle quali non si deve parlare. Voglio dunque che le vedove giovani si risposino, abbiano figli, governino la casa, non diano agli avversari alcuna occasione di maldicenza; infatti già alcune si sono sviate per andare dietro a Satana. Se qualche credente ha con sé delle vedove, le soccorra. Non ne sia gravata la chiesa, perché possa soccorrere quelle che sono veramente vedove"
(1Timoteo 5:3-16).
È dunque possibile per una vedova risposarsi, ma questa è una decisione che soltanto lei può prendere, lasciandosi guidare dal Signore: "Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch'io. Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere"
(1Corinzi 7:8,9).
È ovvio che la vedova che decide di risposarsi, deve farlo esclusivamente con un credente: "Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: "Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo". "Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò". E "sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente" (2Corinzi 6:14-18).

Conclusione
Il matrimonio è un'istituzione divina e rappresenta lo stato più naturale, più sicuro e più felice per la maggior parte degli uomini, tanto temporalmente che spiritualmente. Nondimeno vivere sciolti da legami matrimoniali può in taluni casi essere un dono di Dio.
Nell'uno o nell'altro caso, deve trattarsi di una scelta che rispecchia la volontà suprema di Dio, nella quale ciascuno deve essere felice e sereno nella condizione in cui vive: "Siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò"
(Ebrei 13:5).
Per il single, così come per ogni credente, l'imperativo di Dio resta: "Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell'ignoranza; ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: "Siate santi, perché io sono santo". E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l'opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno; sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi; per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio. Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore, perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio. Infatti, "ogni carne è come l'erba, e ogni sua gloria come il fiore dell'erba. L'erba diventa secca e il fiore cade; ma la parola del Signore rimane in eterno". E questa è la parola che vi è stata annunziata"
(1Pietro 1:14-25).
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