LA DISCIPLINA NELLA FAMIGLIA
LA DISCIPLINA NELLA FAMIGLIA
EDUCA TUO FIGLIO
"È una tragedia vedere che molti genitori cristiani siano maggiormente interessati al denaro, alla casa, agli affari e al successo, che non al benessere spirituale dei propri figli. Dopo, quando il figlio è cresciuto lontano dalla famiglia e da Dio, gli stessi genitori in lacrime implorano il pastore e gli anziani della Comunità, affinché facciano qualcosa per il loro ragazzo. Satana non rimane inattivo. Se i genitori non conducono presto i loro figli a Cristo, è come se Satana stesse fissando una seria ipoteca sulla loro vita"
(Leslie Miller, "Train up a Child").

"Quei bambini che sono d'età sufficiente per peccare e per essere salvati per fede, devono udire l'Evangelo e riceverlo per fede. Ed essi lo possono fare, Dio lo Spirito Santo li aiuta. Non c'è alcun dubbio al riguardo, perché un grande numero lo hanno fatto. Non posso dire a quale età i bambini siano capaci per la prima volta di ricevere la conoscenza di Cristo, ma è certo più presto di quanto alcuni siano pronti ad ammettere".
(Charles Spurgeon).
"Io vi prego di vivere in modo tale che quando starete sul corpo morto di vostro figlio, non dovrete mai udire una voce che proviene da quell'argilla e che dice: "Padre, la tua negligenza è stata la mia distruzione. Madre, la tua mancanza di preghiera è stata lo strumento della mia dannazione".
(Charles Spurgeon).
"La verga gentile della madre è cosa molto gentile: essa non spezzerà né osso né pelle. Eppure la benedizione di Dio l'accompagna, e applicandola con saggezza, essa spezzerà la corda che lega la corruzione nel cuore".
(John Eliot A Harmony of the Gospels).
"La famiglia cristiana è una famiglia dove Cristo è conosciuto, amato, servito, dove i figli vengono alla conoscenza per mezzo dei genitori, dove l'educazione cristiana dei figli ha la precedenza sull'ambizione sociale della madre e sugli obiettivi di lavoro del padre. Dove il padre è ben deciso a svolgere la sua attività in conformità alla volontà di Cristo, dove sia il padre, sia la madre, svolgono una vita sociale conforme agli alti ideali cristiani, dove gli occhi vedono lontani orizzonti di un mondo convertito a Cristo"
(Paul Payne).
"Una famiglia è il seminario della chiesa e dello stato, e se i bambini non vi sono debitamente istruiti nei principi della vita cristiana, tutto abortisce". Così, "mantenete il governo di Dio nelle vostre famiglie: famiglie sante devono essere il principale agente preservatore dell'interesse della religione nel mondo".
(J.I. Packer).
"Ricordate che i bambini nascono con una chiara inclinazione al male, e che quindi se li lascerete scegliere da soli, essi certamente sceglieranno il male. La madre non può dire se suo figlio, in tenera età, crescerà alto o basso, debole o forte, saggio o sciocco: non c'è certezza su queste cose. Una cosa, però, la madre lo saprà con certezza: egli avrà un cuore corrotto e peccaminoso. Il nostro cuore è come la terra che calpestiamo, lasciata a sé stessa, è certo che produrrà erbacce".
"J.C. Ryle The Duties of Parents".
"Famiglie bene ordinate producono naturalmente un buon ordine nelle altre società. Quando le famiglie sono sottoposte ad una disciplina sbagliata, tutte le altre società saranno indisciplinate".
(Cotton Mather A Family Well-Ordered).
"Noi ci prendiamo cura dei nostri averi per i nostri figli. Per quanto riguarda però i nostri figli stessi noi non ce ne curiamo affatto. Che assurdità questa! Forma in modo retto l'anima di tuo figlio, ed il resto ti sarà sopraggiunto".
(Giovanni Crisostomo).

LA DISCIPLINA NELLA FAMIGLIA
Introduzione
Su questo soggetto sono stati scritti fiumi di parole, sono stati organizzati incontri e dibattiti dove molti esperti, hanno espresso le proprie opinioni che spesso sono apparse in contrasto fra loro. La parola di Dio "vivente ed efficace", risponde ancora una volta in maniera chiara a tutte le domande su quest'importante argomento.
È sorprendente il fatto che Dio abbia scelto due persone che si amano, seppure inesperte, per espletare il compito più importante del mondo: quello di educare i giovani secondo l'ammonizione del Signore. Allevare e educare i figli è un compito molto importante nell'ambito del matrimonio e della famiglia. Troppo spesso e troppo volentieri i genitori d'oggi lasciano alla scuola pubblica e ad associazioni varie l'incarico di educare i propri figli; poi questi genitori li conducono alla Scuola Domenicale e in chiesa, perché essi si addossino la maggiore (spesso anche l'unica) responsabilità di dare un'istruzione religiosa ai fanciulli. Ovviamente non c'è nulla di più errato. I primi a dare gli insegnamenti ai propri figli sono normalmente i genitori i quali sono chiamati anche a dare loro tutte le basi spirituali di cui i loro figli necessitano. Nessuno dubita che questo sia un compito gravoso, difficile e delicato.
Ricordo che qualcuno ha detto con saggezza: "Quando io sono diventato un genitore, ero sprovvisto di qualsiasi esperienza, senza alcuna qualifica idonea e per nulla preparato a svolgere tale compito. Quando finalmente ho acquistato l'abilità necessaria e sono diventato un esperto, ahimè i miei figli erano già adulti e non mi è servito più tutto quello che avevo imparato".
Questa riflessione contiene qualche verità. Però non dobbiamo neanche dimenticare che Dio ci fornisce i mezzi e le indicazioni per riuscire nella difficile impresa di educare e che Egli ritiene ciascuna generazione responsabile di inculcare nella generazione successiva la conoscenza di Lui, l'amore per Lui e l'impegno ad ubbidirGli.
Secondo la Bibbia questa responsabilità principalmente è dei genitori. Dio ha provveduto le altre istituzioni soltanto come completamento ed aiuto.
Tanti drammi si sono verificati nelle famiglie, comprese quelle cristiane, perché i genitori non hanno preso abbastanza a cuore e in tempo l'educazione dei propri figli.
Nel popolo d'Israele l'educazione spirituale iniziava molto prima di quella secolare. I primi elementi che si dovrebbero inculcare al fanciullo sono innanzi tutto, quelli relativi alla conoscenza della Parola di Dio. Molti noti esponenti del mondo religioso e politico hanno ben compreso quanto fosse importante la formazione dei fanciulli fin dalla loro più tenera età. Il gran timoniere Mao TseTung ha preteso che il suo "libro rosso" fosse insegnato a bambini di due anni!
L'Islam richiede che il Corano sia insegnato a partire da tre anni! E noi, con l'Evangelo, la Parola della Vita, cosa aspettiamo a disciplinare i nostri figli?
"Il primo tempio della fede per la vita di un bambino sono le braccia della madre.
Il primo altare sono le ginocchia di una madre;
Il primo pastore è un padre cristiano!" (Anonimo)
DEFINIAMO LA DISCIPLINA
Disciplina non significa punizione. Il termine disciplina deriva da "discere", verbo latino che significa "insegnare, istruire". Un dizionario italiano definisce la parola disciplina come segue: "Istruzione, educazione che corregge, modella, rinforza o perfeziona". Del verbo disciplinare essa dà la seguente definizione: "Educare all'autocontrollo e all'osservanza di determinati modelli".
La migliore disciplina è quella che istruisce, non quella che ferisce. Infatti, se è vero che molti versetti della Scrittura, riferendosi alla disciplina, parlano della "verga", vale a dire della punizione fisica, è anche vero che in tutta la storia degli Ebrei è data una grande importanza all'istruzione dei giovani quasi a sottolineare l'importanza che i due aspetti concorrano insieme per un risultato ottimale.
Lo studio sulla disciplina che questo capitolo presenta può risparmiare a molti genitori il rimpianto provato da altri, che hanno capito troppo tardi i principi della vera disciplina.
L'INIZIO DELLA DISCIPLINA
Mamma anatra attraversava la strada, procedendo a testa alta. Un giovane anatroccolo si muoveva davanti a lei. Frenai e attesi che finivano di attraversare. L'anatroccolo era quasi alto come la madre. Aveva un aspetto esile, dignitoso con il capo alto, che non muoveva né a destra né a sinistra. Mamma anatra non lo precedeva e non lo spingeva, ma continuava a muoversi vicinissima a lui. Lo proteggeva, in modo che non tornasse indietro, ma raggiungesse, sicuramente l'altro lato della strada. Guardandoli pensai: "Ecco in cosa consiste l'educazione: all'inizio cominci a parlare con tuo figlio, gli mostri le cose, gliene insegni altre. Per un po' cammini davanti a lui, così come la mamma anatra con i suoi piccoli e teneri anatroccoli. Poi viene il momento in cui i piccoli imparano a camminare da soli, ma devi stare ancora vicino a loro in modo che avvertano il calore della tua ala, il tuo incoraggiamento e la tua cura per loro. Ma viene il momento del distacco. Sanno cosa ti aspetti da loro e camminano in modo diritto, ma amano sentire che ci sei".
Essere presenti richiede del tempo, ma é un momento delicato del periodo di formazione. Noi genitori cristiani dobbiamo capire chiaramente che Dio ci fa responsabili della disciplina dei nostri figli. Tanto i genitori quanto i figli, devono capire che l'ubbidienza non è soltanto desiderabile e augurabile, non è affatto facoltativa, ma obbligatoria. Dio la esige dai genitori, perciò questi la devono esigere dal figlio.
La disciplina dovrebbe aver inizio quando il bambino è ancora piccolo. L'educazione e la correzione comincia già nella tenera età: "Anche il bambino dimostra con i suoi atti se la sua condotta sarà pura e retta" (Proverbi 20:11).
Anche un bambino di un anno capisce se può raggirare i genitori o meno e se vi riesce lo farà. Non appena si rende conto che col piangere, trattenere il respiro, rifiutare di mangiare ottiene l'attenzione della famiglia allora farà tutto ciò. Non abbiate paura di dare ordini. I bambini hanno bisogno di sapere che c'è nella famiglia qualcuno più forte e più saggio di loro. Quando la situazione lo richiede, siate fermi e dite: "No, non puoi andarci" o: "No, non puoi averlo". Vostro figlio potrà protestare energicamente, ma nel suo intimo sarà contento che lo amate abbastanza da rischiare la sua collera e che avete il giudizio e la forza necessaria per proteggerlo dalla sua leggerezza e inesperienza. Il bambino che non deve fare mai nulla da sé, al quale tutto è concesso e nulla è richiesto è un bambino davvero sfortunato.
Un medico, scrivendo sul National Observer, afferma che questo sistema è "come dargli una dieta priva delle vitamine e dei minerali essenziali: ben presto egli dimostrerà i segni della carenza nutritiva".
Se educhiamo e correggiamo i nostri figli secondo la Sua Parola, realizzeremo la Sua approvazione e benedizione. Se invece mancheremo di farlo, saremo a Lui disubbidienti. Dio punì la casa del sacerdote Eli per questo motivo "Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figli facevano a tutto Israele e come si univano alle donne che erano di servizio all'ingresso della tenda di convegno. Disse loro: "Perché fate queste cose? Poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre azioni malvagie. Non fate così, figli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi traviate il popolo di Dio. Se un uomo pecca contro un altro uomo, Dio lo giudica; ma se pecca contro il Signore, chi intercederà per lui?" Quelli però non diedero ascolto alla voce del loro padre, perché il Signore li voleva far morire. Intanto, il piccolo Samuele continuava a crescere ed era gradito sia al Signore sia agli uomini. Un uomo di Dio andò da Eli e gli disse: "Così parla il Signore: "Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre, quando essi erano in Egitto al servizio del faraone? Non lo scelsi dunque fra tutte le tribù d'Israele per diventare mio sacerdote, per salire al mio altare, per bruciare il profumo e indossare l'efod in mia presenza? Non diedi alla casa di tuo padre tutti i sacrifici, consumati dal fuoco, dei figli d'Israele? Allora, perché calpestate i miei sacrifici e le mie oblazioni che ho comandato di offrire nel mio santuario? Come mai onori i tuoi figli più di me e vi ingrassate con il meglio di tutte le oblazioni d'Israele, mio popolo?" Perciò, così dice il Signore, il Dio d'Israele: "Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre sarebbero state al mio servizio per sempre"; ma ora il Signore dice: "Lungi da me tale cosa! Poiché io onoro quelli che mi onorano, e quelli che mi disprezzano saranno disprezzati" (1Samuele 2:22-30).

LO SCOPO DELLA DISCIPLINA
Lo scopo di Dio nei confronti dell'uomo è di educarlo, cercando di sviluppare al massimo le sue facoltà ed i suoi talenti: "Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli" (Ebrei 12:7,8).
In questo è spiegato lo scopo della disciplina, paragonando la relazione fra i credenti ed il Padre celeste a quella tra padri e figli sulla terra. Come il Padre celeste corregge i Suoi figli, così i padri terreni devono correggere i loro figli e se Dio si preoccupa di correggere i Suoi figli, così sono tenuti a farlo i padri terreni: "Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge suo figlio, così il Signore, il tuo Dio, corregge te" (Deuteronomio 8:5).
Lo scopo della disciplina nella famiglia cristiana è quello di "introdurre un certo controllo" nella vita del bambino. Tre cose sono importanti affinché lo scopo dell'educazione dei figli sia raggiunta:
A. Sviluppare in lui il senso dell'autorità.
La prima cosa da fare nell'educare un bambino, è quella di sviluppare in lui il senso dell'autorità. Fin dai primi mesi di vita il bambino deve imparare a rispettare i propri genitori. Questi sono la prima autorità che egli dovrà riconoscere. Un bambino che cresce senza la figura dell'autorità e senza avvertirne la presenza sarà un bambino che rifiuterà ogni forma d'autorità che la società impone. Determinando invece nel bambino il concetto d'autorità e di rispetto per essa, egli comprenderà con più facilità quella nella collettività e quella di Dio.
B. Stabilire norme e regole
Sarà importante stabilire delle buone abitudini o norme che il bambino dovrà osservare. Un bambino che cresce in una famiglia dove ognuno fa quello che gli pare, non può apprezzare regole, leggi o autorità. Sarà importante stabilire delle buone abitudini perché la disciplina serve alla formazione..
C. Dimostrazione di coerenza
Alla base di tutto, perché la disciplina raggiunga il suo scopo, è necessaria la coerenza dei genitori: "Soltanto, bada bene a te stesso e guardati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli" (Deuteronomio 4:9).
Il testo letto afferma che gli adulti, quindi i genitori, devono ascoltare la Parola di Dio e metterla loro per primi in pratica per poi trasmetterla ai figli. Questo ci parla di coerenza. Se come abbiamo detto lo scopo della disciplina nella famiglia è quello di introdurre un certo "controllo" nella vita del bambino, questo può avvenire innanzitutto quando i genitori possono mostrare se stessi come esempio di autodisciplina e autocontrollo nella vita cristiana. Qualcuno ha detto: "Quello che sei grida così forte che non posso sentire quello che dici". Ciò è vero soprattutto nella famiglia. I genitori che vogliono i figli calmi e disciplinati, dovrebbero essere i primi a dare l'esempio di una vita disciplinata e ordinata.
Le giovani vite sono plasmate secondo l'esempio degli adulti. Genitori sottomessi all'autorità di Cristo nella vita personale e familiare diventa un buon esempio per i figli. Del resto non ci si dovrebbe aspettare maggiore obbedienza dai figli di quella dimostrata verso il Signore che si professa di servire: "In quel giorno tu spiegherai questo a tuo figlio, dicendo: "Si fa così a motivo di quello che il Signore fece per me quando uscii dall'Egitto" (Esodo 13:8).
In questo verso si legge che i padri spiegavano ai figli la liberazione che avevano sperimentato in Egitto per mano di Dio. Essi in pratica, raccontavano ciò che avevano realizzato. Erano fatti non solo parole. I genitori dovranno prima realizzare la Parola di Dio nel loro cuore e nella loro vita e poi dovranno trasmetterla ai figli: "Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l'unico Signore. Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città" (Deuteronomio 6:4-9).
Devono essere un esempio per i loro figli e solo allora la disciplina raggiungerà il suo scopo:
- Deuteronomio 6:20,21: "Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: "Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che il Signore, il nostro Dio, vi ha date?" Tu risponderai a tuo figlio: "Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente".
Deuteronomio 11:18:21: "Vi metterete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e ve le metterete sulla fronte in mezzo agli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai in viaggio, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte delle tue città, affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore giurò di dare ai vostri padri siano numerosi come i giorni dei cieli al di sopra della terra".
Qualcuno ha scritto: "I bambini sono come delle carte assorbenti, pronte a prendere e a ritenere ogni discorso, atteggiamento, situazione, pensiero, che imiteranno semplicemente perché così hanno visto di fare".
Sarà perciò assolutamente indispensabile che il genitore nel fondare sulla Parola di Dio il suo metodo educativo, sia veramente coerente con ciò che insegnerà. I figli si rispecchiano nei genitori.
In una clinica per malati mentali, per un periodo piuttosto lungo, i degenti furono privati della possibilità di guardarsi allo specchio. A lungo andare queste persone persero la loro identità, dimenticando i loro tratti somatici e trascurando sempre di più la loro persona con conseguenze facilmente immaginabili. Ciò che il fanciullo vedrà di buono manifestato nella vita dei propri genitori, non potrà fare a meno di suscitare in lui dei buoni sentimenti ed un'attitudine al bene. Ma se i genitori non hanno nulla di buono da mostrare al figlio, certamente egli costruirà con le proprie mani o peggio, con le mani altrui, la propria vita futura. Così facendo, realizzerà delusioni, frustrazioni, sconfitte che poi inevitabilmente scaricherà a danno della famiglia. L'insegnamento dei genitori deve dunque essere non solo teoria, ma soprattutto pratica: "I figli del giusto, che cammina nella sua integrità, saranno beati dopo di lui" (Proverbi 20:7).
Purtroppo, però, i genitori badano più a correggere che a prevenire e capita talora che, per mancanza di "un grammo di prevenzione", si abbia poi bisogno di un "chilo di cura": "Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo" (1Corinzi 11:1).
L'ufficio di polizia di Houston nel Texas ha preparato un elenco di: "Dodici regole per educare i figli alla delinquenza". In questo documento ironico ricorre più volte il tema dell'esempio dei genitori:
1. Sin dall'infanzia date a vostro figlio ogni cosa che vuole. In tal modo crescerà credendo che il mondo gli sia debitore di tutto.
2. Quando ripete delle parolacce, ridete. Cosi gli farete credere di essere spiritoso; inoltre l'incoraggerete ad imparare più tardi delle frasi ancora più "divertenti" che vi lasceranno di stucco.
3. Evitate di dargli qualsiasi educazione spirituale; piuttosto aspettate che sia maggiorenne e poi lasciatelo "decidere da solo".
4. Evitate l'uso di parole come "ingiusto" o "disonesto": potrebbero dargli un complesso di colpa. Cosi gli farete credere più tardi, quando sarà arrestato per aver rubato un'automobile, che la società gli sia ostile e che lo stia perseguitando.
5. Raccogliete ogni cosa che lascia in giro: libri, scarpe, indumenti. Fate tutto per lui affinché si abitui a gettare ogni responsabilità sulle spalle degli altri.
6. Permettetegli di leggere ogni parola stampata che gli capita tra le mani: le posate e i bicchieri devono essere sterilizzati, ma può nutrire la mente di immondizie.
7. Litigate spesso in presenza dei figli; così non resteranno troppo scossi più tardi, quando divorzierete.
8. Date a vostro figlio tutto il denaro che chiede; non lasciatelo mai guadagnare da sé. Perché dovrebbe avere la vita dura come é stata la vostra?
9. Appagate ogni suo desiderio riguardo al mangiare, al bere e alle comodità; assicuratevi che ogni sua voglia sia saziata. Il rifiuto potrebbe comportare una dannosa frustrazione.
10. Prendete sempre le sue parti contro i vicini di casa, gli insegnanti e la polizia: sono tutti quanti prevenuti contro i vostri figli.
11. Quando si caccerà nei guai sul serio, giustificatevi dicendo: "Non sono mai riuscito a tenere a freno quel figlio".
12. Preparatevi ad una vita amara. È probabile che l'avrete.

ESERCITARE LA DISCIPLINA
Dato dunque per scontato la necessità della coerenza dei genitori, vediamo cosa dice la Bibbia riguardo all'educazione dei figli. La legge era severa e prevedeva la eliminazione del figlio caparbio: "Se un uomo ha un figlio caparbio e ribelle, che non ubbidisce alla voce di suo padre né di sua madre e che non dà loro retta neppure dopo che l'hanno castigato, suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della sua città, alla porta della località dove abita, e diranno agli anziani della sua città: "Questo nostro figlio è caparbio e ribelle; non vuole ubbidire alla nostra voce, è senza freno e ubriacone"; allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno a morte. Così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà" (Deuteronomio 21:18-21).
È un testo atroce per la nostra mentalità moderna, ma insegna il rigore divino nei confronti della ribellione e del rifiuto ostinato alla Parola di Dio. Questa disposizione di Dio era uno stimolo maggiore sia per i figli che frenavano le loro ribellioni e si sottoponevano loro malgrado all'autorità dei genitori, che per i genitori che non volendo perdere il loro figlio, s'impegnavano ancora di più nell'educarli nel timore di Dio.
Il genitore dovrà intervenire con metodi e correzioni adatti, affinché le motivazioni degli atti errati siano compresi in modo che sia coltivata una condotta retta e si realizzino quei risultati che sono loro confacenti. Tale condotta segnerà positivamente il bambino per tutta la sua vita: "Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà" (Proverbi 22:6).
A volte i genitori si limitano ad esercitare la disciplina gridando. Molti genitori urlano ai figli e alla fine questi smettono di ascoltare. Gridare non è un modo efficace di disciplinare. Forse può costituire una forma nevrotica di sfogo per il genitore frustrato, ma per il bambino? Cosa succede quando impara ad escludere il rumore? Abbassa la voce e sussurra. Ti sorprenderai del fatto che tuo figlio finalmente ti guarderà e ascolterà. Può perfino pensare che stai male.
Si racconta la storia di un ragazzo il cui primo lavoretto fu quello di immagazzinare la verdura in un supermercato. Durante il primo giorno di lavoro rovesciò dell'acqua. Il capo gli disse di asciugare il pavimento, ma poi arrivarono alcuni amici e distrassero il ragazzo. Alla fine della giornata il capo lo licenziò. Sua madre venne a chiedere spiegazioni. L'uomo spiegò che aveva chiesto per ben tre volte al ragazzo di asciugare il pavimento, ma non l'aveva fatto. La madre gli chiese: "Ma lei ha gridato?" Il ragazzo era abituato ad ascoltare soltanto quando la voce della madre raggiungeva un certo volume.
Nella Bibbia è chiara la funzione correttiva: "Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo" (Proverbi 13:24).
È stato detto molto pro e contro le punizioni corporali. Da un lato la loro semplice menzione, scandalizza alcuni e dall'altro sono considerate necessarie per punire qualsiasi atto di ribellione. Alcuni sostengono che la punizione corporale non produca effetto morale, ma agisca solo sui sensi, così che in futuro il figlio eviterà il male solamente per paura: proprio il metodo disciplinare lo spingerebbe ad agire con una motivazione fisica anziché con quella più elevata, il che é il contrario d'ogni moralità e di tutto quel che dovrebbe conseguire l'educazione. Ma soltanto contro il modo più grossolano di punire vale questa obiezione: essa considera, per così dire, solo il bambino e la verga come se non esistesse altro, dimenticando la persona che punisce e il suo rapporto con il bambino punito.
La correzione, se è del tipo giusto, agisce non solo fisicamente ma, tramite la paura e il dolore fisico, sveglia e sviluppa la consapevolezza che c'è un governo morale su di noi, un Giudice giusto e una legge che non deve essere trasgredita. Essa non scioglie, ma piuttosto rafforza il legame morale che unisce il bambino e il padre; l'affetto profondo dei figli verso i padri severi ne é una prova evidente. Essa non rafforza nel fanciullo il falso principio di agire soltanto per evitare ciò che è fisicamente sgradevole: quando il dolore del castigo é passato, ne rimane un'impressione solenne, che lo aiuterà a superare la prossima tentazione. Una sculacciata unisce in sé amore e timore, come li unisce il nostro rapporto col Padre celeste.
Il termine verga nell'Antico Testamento ha un triplice significato:
Lo scettro. È usata per indicare l'autorità del padre come capo del clan. Dunque la verga è l'autorità confermata da Dio al padre della famiglia cristiana: "Poi il Signore disse a Mosè: "Parla ai figli d'Israele e fatti dare delle verghe, una per ogni casa patriarcale; una verga per ogni capo di casa patriarcale, cioè dodici verghe. Scriverai il nome di ognuno sulla sua verga; e scriverai il nome di Aaronne sulla verga di Levi, poiché ci sarà una verga per il capo di ogni casa patriarcale. Metterai quelle verghe nella tenda di convegno, davanti alla testimonianza, dove io mi ritrovo con voi. E avverrà che l'uomo che io avrò scelto sarà quello la cui verga fiorirà; così farò cessare davanti a me i mormorii che i figli d'Israele fanno contro di voi". Mosè parlò ai figli d'Israele, e tutti i loro capi gli diedero una verga, una per ogni capo, secondo le loro case patriarcali: cioè, dodici verghe; e la verga di Aaronne era in mezzo alle loro verghe. Mosè mise quelle verghe davanti al Signore nella tenda della testimonianza. L'indomani, quando Mosè entrò nella tenda della testimonianza, ecco che la verga di Aaronne, per la casa di Levi, era fiorita, aveva prodotto delle gemme, fatto sbocciare dei fiori e maturato delle mandorle" (Numeri 17:1-8).
La bacchetta del pastore. Gli serviva per contare le pecore ed accertarsi che non ne mancava nessuna. Con essa era possibile separare le pecore dalle capre. Questo uso del termine sottolinea la necessità della verifica dei genitori versi i propri figli. Essi dovrebbero sempre sapere dove e con chi sono i propri figli.
L'arma di difesa dei pastori. Era usata per proteggere i loro greggi dagli attacchi delle bestie feroci. La verga dunque non era usata contro le pecore, ma solo in loro difesa: "Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza" (Salmo 23:4).
Dobbiamo dunque rivedere il concetto della verga e ricordarci che non possiamo fare ricorso all'uso della forza solo perché siamo genitori.
Alcuni passi della Scrittura, in determinate circostanze, rilevano la necessità della punizione corporale:
- Proverbi 22:15: "La follia è legata al cuore del bambino, ma la verga della correzione l'allontanerà da lui".
- Proverbi 23:13,14: "Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti".
Il bambino deve quindi essere corretto, se necessario, anche con la punizione corporale; ma stiamo però attenti a non somministrare ai nostri figli la "terapia del ceffone", pronto a partire al minimo segno d'irrequietezza. Alcuni genitori sono talmente incoerenti nel disciplinare i loro figli, che questi non sanno mai che cosa li aspetta. Può accadere che una volta vengano puniti per avere fatto qualcosa di sbagliato, mentre le tre o quattro volte successive non succede niente; ovvero, che a causa dell'umore del genitore o di qualche altra circostanza, il bambino per la stessa trasgressione che prima era passata inosservata viene sgridato severamente, rimanendo confuso e perfino sconvolto.
La Bibbia ci mette in guardia contro le esagerazioni della disciplina: "Castiga tuo figlio, mentre c'è ancora speranza, ma non lasciarti andare sino a farlo morire" (Proverbi 19:18).
Non dobbiamo confondere un vero atto di ribellione e di disubbidienza, con una semplice disposizione del bambino, la quale può certamente creare disturbo, ma non sino al punto di dover richiedere una punizione che in questo caso sarebbe umiliante e controproducente. Un bambino che ad ogni minimo spostamento riceve uno schiaffo, finirà con l'abituarsi a questo tipo di punizione perdendo al contempo la capacità di distinguere la portata e le conseguenze delle proprie azioni. Questo inoltre genererà in lui risentimento malcelata avversione ed ira verso i suoi genitori: "E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'istruzione del Signore" (Efesini 6:4).
Spesso una bella chiacchierata con il bambino può dare ottimi risultati. Un buon dialogo basato sulla reciproca fiducia non mancherà di creare nel bambino un profondo senso di responsabilità. Così, in caso di punizione fisica, non potrà fare a meno di considerare che... "questa volta l'ha fatta davvero grossa". Facciamo però attenzione a capire questi momenti mossi sempre dall'amore ed anche in caso di punizione, non manchiamo mai di riavvicinarli a noi, perdonandoli con dolcezza. Sarà inoltre buona norma per il genitore scusarsi per la punizione fisica che è stato costretto ad impartire. Così facendo, insegnerà al bambino l'importanza del "saper chiedere e accordare il perdono" e che la punizione non è un semplice atto di violenza, ma una necessaria misura correttiva.
Dai testi citati, si può notare che l'aspetto punitivo è sempre seguito dal risultato positivo. È ovvio che la punizione non dovrà essere uno sfogo del disappunto del genitore che usa il figlio come "parafulmine", ma deve essere quel metodo estremo che si usa solo quando il metodo d'insegnamento paziente e regolare non ha avuto effetto.
Alcuni genitori, non puniscono il bambino finché "non ne possono più", fino a che "sono stufi". Allora intervengono con la collera, scusandosi con il fatto che egli merita una punizione. In tali condizioni d'animo, collerico ed esasperato, il genitore perde di vista i valori dell'educazione e certamente non otterrà lo scopo che otterrebbe con una disciplina equilibrata. Quando la disciplina o la punizione serve a sfogare i sentimenti repressi dei genitori, diventa qualcosa d'egoistico e provoca piuttosto danno che beneficio. Un'eventuale punizione fisica, deve avere lo scopo di reprimere atteggiamenti estranei, caratterizzati da un'aperta ribellione.
Occorre allora difendere i figli da un istinto violento di disubbidienza che mettendo radici, rovinerebbe la loro vita irreparabilmente: "La ribellione è come il peccato della divinazione, e l'ostinatezza è come l'adorazione degli idoli e degli dei domestici" (1Samuele 15:23).
Dunque la ferma correzione, non ha niente a che vedere con le manifestazioni colleriche, che con invettive e minacce si propone di "farla pagare al figlio che ha sbagliato".
Leorne Shepher in un libro sull'educazione scrive: "Non si dovrebbe schiaffeggiare il ragazzo, né tirargli i capelli o dargli dei pizzicotti in modo quasi vizioso. Questo sarebbe più lo sfogo della frustrazione di un genitore che una vera disciplina, provocherebbe solo risentimento e ribellione. La disciplina dovrebbe essere esercitata quando il genitore è calmo, dopo aver chiesto in preghiera, sapienza al Signore. Al figlio, dovrebbero essere ricordate le regole che ha violato e le conseguenze della sua ribellione".

ALCUNI MAI
NON picchiare Mai un bambino sui viso. Potresti ferire un occhio o far sanguinare il naso.
NON picchiare Mai un bambino sull'orecchio. Potresti rompergli il timpano, rendendolo sordo.
NON colpire Mai un bambino quando sei arrabbiato. Potresti non essere in grado di controllarti.
NON dare Mai calci ad un bambino. Oltre ad essere inopportuno è particolarmente umiliante.
NON urlare Mai a tuo figlio, impara a modulare la voce. Disciplinare significa parlare, non urlare.
NON offendere Mai la dignità di tuo figlio. Sculaccialo, se necessario, in privato.
NON punirlo Mai impedendogli di andare alla Scuola Domenicale. L'isolamento contribuisce a coltivare il rancore.
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